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martedì 19 20 Novembre19

Bolsonaro uccidi Amazzonia salva il pianeta con ‘cacca a giorni alterni’

Le donne indigene sfilano a Brasilia in difesa dell’Amazzonia e contro la politica dell’ecocidio e genocidio. Intanto l’Istituto spaziale nazionale certifica: deforestazione amazzonica 278% rispetto al luglio dell’anno scorso. Bolsonaro distruggi Amazzonia, per salvare il pianeta, meno cibo e cacca solo a giorni alterni.

Donne indigene a difesa dell’Amazzonia e le affermazioni demenziali del presidente

Dubbio su quale priorità di notizia. La resistenza che in Brasile ha il volto delle donne: contadine, indigene, nere, pescatrici, lavoratrici urbane, giovani e meno giovani. Più di centomila mercoledì, a Brasilia, per la sesta edizione della «Marcia delle margherite», la più grande mobilitazione a livello latinoamericano delle donne dei campi, delle foreste e delle acque, come racconta accorata Claudia Fanti. Oppure le demenzialità fascistoidi del presidente Bolsonaro che mentre favorisce la distruzione dell’Amazzonia -deforestazione +278% in un anno- lascia sgomenti tutti con la sua personale ricetta per la difesa del pianeta: basterebbe, ha detto, «mangiare un po’ meno e fare la cacca un giorno sì e un giorno no».

Stitichezza politica intacca cervello

Torniamo alla cose serie. Quadriennale di protesta, dal 2000 a ogni nella capitale brasiliana in ricordo di Margarida Maria Alves, la presidente del Sindacato dei lavoratori rurali di Alagoa Grande, in Paraíba, assassinata il 12 agosto 1983, davanti agli occhi del figlio e del marito, da pistoleiros al soldo dei fazendeiros della regione. Gli elettori di Bolsonaro, per intenderci. «Nulla è cambiato da allora, se non in peggio -testimonia Claudia Fanti-. La guerra dell’agrobusiness contro i lavoratori rurali, le comunità indigene, i popoli tradizionali e i difensori dell’ambiente prosegue e si inasprisce, sotto la convinta benedizione del governo Bolsonaro. E quanto il clima si sia fatto pesante per la lotta sociale, lo ha mostrato bene l’impiego – incostituzionale – della forza nazionale di pubblica sicurezza deciso dal ministro della Giustizia Sergio Moro».

‘Resistir para existir’

«Mai come ora la soluzione alle nostre rivendicazioni dipenderà dalla nostra lotta e da noi stesse», dichiara Atiliana Brunetto, della direzione nazionale del Movimento dei senza-terra al Manifesto. Rivendicazioni precise: 1) piena partecipazione politica delle donne, 2) diritto all’educazione nei campi e nelle aree indigene, 3) sostegno all’agricoltura familiare alla previdenza sociale e alla salute pubblica, 4) preservazione dell’ambiente e della biodiversità. Esattamente il contrario più o meno dichiarato del programma governativo dell’ultra destra dopo i governi del partito dei ‘trabaiadores’, di Lula, ora opportunamente (per loro) in carcere. Temi che si rincorrono nella prima storica Marcia delle donne indigene, confluita nella Marcia delle margherite. «Territorio: il nostro corpo, il nostro spirito», la splendida sintesi dell’associazione dei popoli indigeni, i 113 popoli originari sopravissuti alla conquuista bianca dei troppi Bolsonaro.

«Territorio, nostro corpo, nostro spirito»

Guerra del prepotere dichiarata apertamente, con il minaccioso proclama di Bolsonaro in campagna elettorale: «Neanche un centimentro di terra in più ai popoli indigeni». E proseguita con una serie di devastanti misure dirette a un unico scopo: trasformare le terre originarie e la foresta amazzonica in pascoli per l’allevamento del bestiame, latifondi e miniere. E Bolsonaro purtroppo mantiene. «In base agli ultimi dati dell’Inpe (Istituto nazionale di ricerche spaziali) con cui si è conclusa la serie annuale di rilevamenti satellitari del sistema Deter (da agosto a luglio), la deforestazione nell’Amazzonia è cresciuta lo scorso mese del 278% rispetto allo stesso periodo del 2018», precisa Claudia Fanti.

Regime duro e impuro

Regime autoritario senza vergogna. Vedi l’ex giudice Sergio Moro fatto ministro per la condanna all’ex presidente Lula. Arbitro venduto come svelato da una inchiesta giornalistica, ma lui non molla la poltrona. Qualche problema in casa presidenziale comunque c’è. Il licenziamento del suo portavoce: il presidente dell’Inpe Ricardo Galvão, accusato di lavorare «al servizio di qualche ong» e sostituito, ad interim, dal colonnello dell’Aeronautica Darcton Policarpo Damião: tanto per cambiare, un negazionista del riscaldamento globale di origine antropica, per colpa umana. ‘Evacuato’ il portavoce troppo morbido nel negare l’evidenza, ci dispiace per l’ineleganza, ma dobbiamo tonare al cesso. Presidenziale, s’intende. Ripetiamo la ricetta personale del presidente del Brasile Bolsonaro per la difesa del pianeta perché possiate memorizzarla: «mangiare un po’ meno e fare la cacca un giorno sì e un giorno no».

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