domenica 25 Agosto 2019

Steve Bannon fa l’italiano, la crisi e chi gli dà retta

L’uomo nero di Trump, l’ideologo della nuova destra americana, ammiratore dell’italiano Julius Evola vicino a fascismo e nazionalsocialismo. Tifoso di sovranismo e populismo, ha inventato l’ossimoro politico dell’ Internazionale sovranista. Bannon trova in Italia interlocutori che gli danno retta e giudicano preziosi i suoi consigli.

L’uomo nero di Trump

Steve Bannon che fa l’italiano, la crisi e il rischio di chi gli dà retta. Nel convulso panorama politico italiano degli ultimi tempi si aggira anche un personaggio molto noto per essere stato, nel 2016, lo stratega della vittoriosa campagna elettorale di Donald Trump. Si tratta di Steve Bannon, giornalista e politologo statunitense che, prima della suddetta campagna elettorale, era conosciuto soltanto in ambienti ristretti.

Trump ne fece una figura centrale e Bannon diventò l’ideologo della nuova destra repubblicana. Salvo poi licenziarlo con un blitz che sorprese tutti, sia negli Usa che all’estero. I motivi non sono mai stati totalmente chiariti, anche se è plausibile supporre che il suo peccato sia stato quello di eccessivo protagonismo. E si sa che il tycoon vuole sempre essere protagonista assoluto, non tollerando le persone che gli fanno in qualche modo ombra.

Bannon ama Evola

Bannon non rientra nei canoni classici del pensiero politico americano. Ha più volte affermato di nutrire grande ammirazione per il filosofo nazionalista italiano Julius Evola che fu vicino a fascismo e nazionalsocialismo, pur mantenendo nei loro confronti una posizione critica. Lo stesso Bannon è stato animatore di Breitbart News, il noto sito che esprime le posizioni della Alt-Right (Alternative Right), la cosiddetta destra alternativa Usa.

Insomma un personaggio assai controverso, non privo di intelligenza analitica, ma del tutto estraneo alle tradizioni culturali e politiche statunitensi, tanto progressiste quanto conservatrici. Ciò che tuttavia importa chiarire in questa sede è il grande interesse che egli continua a manifestare per l’evoluzione del quadro politico italiano.

Nazionalsovranismo

Nella visione di Bannon svolgono un grande ruolo sovranismo e populismo la cui rapida crescita, negli Usa e in Europa, giudica positivamente. Per questo loda il movimento di Marine Le Pen in Francia, il partito di Viktor Orban in Ungheria e Diritto e Giustizia (PiS) in Polonia.

Ha inoltre accolto con grande favore la formazione del governo giallo-verde in Italia, specificando che si tratta di un evento epocale poiché verificatosi in un Paese importante, che figura tra i fondatori dell’Unione Europea. Cosa che non è riuscita alla Le Pen in Francia, mentre Ungheria e Polonia non sono a suo avviso paragonabili all’Italia in quanto a peso economico e politico. Bannon si è inoltre dichiarato dispiaciuto della crisi del governo giallo-verde, aggiungendo però che essa può fornire a Matteo Salvini l’occasione di sviluppare populismo e sovranismo senza troppi ostacoli.

Internazionale sovran-populista

Si tratta ora di capire quale sia stato il vero ruolo di Bannon nella nascita dell’attuale governo italiano (ora in crisi). Circolano da parecchio tempo, sulla stampa, voci secondo cui nel 2018 proprio Steve Bannon sarebbe stato il regista dell’operazione. Nei suoi frequenti viaggi nel nostro Paese avrebbe contribuito in misura rilevante a smussare le differenze nei programmi di Lega e M5S, favorendo così il varo del nuovo governo. Tali differenze si sono poi rivelate incolmabili, portando così all’attuale crisi.

Resta comunque l’impressione che l’ex ideologo di Trump consideri l’Italia un Paese chiave nella costruzione dell’internazionale sovranista e populista che egli ha in mente (e pazienza se l’espressione “internazionale sovranista” suona come una vera e propria contraddizione in termini).

Servilismo ‘di bandiera’

Tutto ciò indica che Bannon ha trovato e trova tuttora in Italia interlocutori che gli danno retta e giudicano preziosi i suoi consigli. A riprova del fatto che, come è sempre accaduto, il nostro Paese è molto condizionato da fattori esterni, e questi ultimi non si riducono affatto alle presunte incursioni degli hacker russi.

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