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martedì 10 Dicembre 2019

Alleanza tra Hamas e Iran? Sospettabili sospetti

L’ultimo attentato del Cairo genera sospetti, sopratutto di parte israeliana. Una delegazione “agguerrita” dalla Striscia di Gaza va in “pellegrinaggio” fino a Teheran per conferire con gli ayatollah

Fidarsi è bene, ma…

Gli attentati in Medio Oriente non avvengono per caso. Alla base c’è quasi sempre una pianificazione dettagliata, compatibile con obiettivi militari e diplomatici di lungo periodo. Certo, manca la controprova. Ma i servizi segreti israeliani sono ultra convinti che l’attentato terroristico del Cairo, verificatosi l’altro giorno, benché la dinamica non sia chiara e, anzi, da un certo punto di vista sembri paradossalmente occasionale, ci sia Hamas. O, almeno, l’ala più dura e pura della formazione palestinese che regna incontrastata sulla Striscia di Gaza. I 20 morti fatti dall’autobomba, sembrano vittime di una nefasta causa casualità: il terrorista a bordo doveva fare si un attentato, ma forse non in quel posto. Vistosi scoperto dalla polizia, ha deciso di agire d’impeto. Scaraventandosi con la vettura imbottita di esplosivo contro le auto ferme vicino all’Istituto oncologico del Cairo.

Sospettabilissimo Mossad

Secondo il Mossad, anche dentro Hamas ci sono varie anime, Che divergono sulle strategie da adottare contro Israele. Ma c’è un’altra pulce che ronza nell’orecchio dei servizi di intelligence di Gerusalemme. Pare che proprio qualche giorno fa si sia tenuto a Teheran un incontro ad alti livelli tra gli esponenti di Hamas e autorevoli ayatollah della teocrazia persiana. Di che cosa si sia parlato non si sa, ma gli argomenti sul tavolo possono essere facilmente intuibile. L’Iran ha la necessità di estendere il suo potere contrattuale nella regione e gioca in difesa. Attaccando. Vuole dimostrare ai suoi nemici di essere in grado di condizionare le dinamiche terroristiche nell’area, anche finanziando formazioni sunnite contro obiettivi sunniti.

Arcipelago sunnita

D’altro canto, non è la prima volta che nell’arcipelago sunnita, assolutamente frammentato, si fa ricorso al nemico storico sciita per applicare la massima che i nemici dei miei nemici diventano improvvisamente miei amici. Nella capitale persiana il vicecapo di Hamas, Saleh al-Arouri, si sarebbe incontrato con alti ufficiali del corpo delle Guardie rivoluzionarie. Anche a Washington sospettano che qualcosa di grave bolla in pentola. Il presidente egiziano El Sisi, più volte si è intromesso e si è proposto come mediatore per risolvere le tensioni esistenti nella Striscia di Gaza. Contemporaneamente, però, l’Egitto sembra uno dei perni su cui poggia la strana alleanza tra Israele, l’Occidente e i sunniti del Medio Oriente, per impedire che l’Iran conquisti la supremazia regionale e domini il traffico mercantile nel Golfo Persico, controllando lo Stretto di Hormuz.

L’inconsistente americano

Nei giorni scorsi si era parlato di un canale di comunicazione diretto tra le diplomazie dell’Arabia Saudita e quella degli ayatollah, per cercare di trovare una soluzione onnicomprensiva, che riguardasse la libertà della navigazione da Hormuz a Bab el Mandeb e anche la soluzione dell’atavico conflitto che coinvolge sciiti e sunniti nello Yemen. A Riad, bin Salman e i suoi consiglieri sono convinti che proprio per la scadenza elettorale prossima negli Stati Uniti, dove si voterà per la Casa Bianca nel 2020, Donald Trump parli molto ma stringa poco. In effetti, dal punto di vista delle strategie elettorali, di tutto ha bisogno il Presidente degli Stati Uniti meno che di una nuova guerra del Golfo. Quindi un colpo al cerchio e un colpo alla botte, Trump sta cercando un accordo sottobanco con Ali Khamenei, e contemporaneamente continua a minacciare fuoco e fiamme.

Mercanti in fiera

Ma ormai non gli crede più nessuno. Nemmeno i sauditi, che infatti hanno pensato che chi fa da sé fa per tre. L’errore più grande che possono fare gli analisti di cose mediorientali è quello di pensare che nei fronti contrapposti si muovano forze omogenee. Niente di tutto questo. La verità è che esistono punti di vista variegati che trasformano le rotte diplomatiche della regione in una sorta di abbrivio a zig-zag: motori spenti e direzione che, spesso, va per dove tira il vento. La verità è che dopo le primavere arabe, i vari conflitti regionali che sembravano confinati in aree specifiche si sono saldati fra di loro e formano adesso una gigantesca macro-area di crisi, dove, se risolvi i problemi da un lato ne crei a cascata dall’altro. Fonti egiziane confermano le dichiarazioni del generale Abbas Kamel, direttore dell’intelligence, il quale avrebbe fatto capire che i sospetti su una cellula di Hamas sono fortissimi. Dal canto suo il Presidente El Sisi ha invitato tutti i suoi compatrioti ad alzare la guardia contro il terrorismo, dato che esso trova terreno fertile e complicità estese nella società egiziana.

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