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giovedì 19 Settembre 2019

Il Brasile in crisi economica si mangia l’Amazzonia

Deforestazione amazzonica è aumentata del 67 per cento nei primi sette mesi 2019 rispetto al 2018. Nel solo luglio, il monitoraggio satellitare dell’Istituto nazionale per la ricerca spaziale brasiliano (Inpe) ha registrato la distruzione di 2.255 chilometri quadrati di foresta, equivalente al territorio del Lussemburgo

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Brasile e Bolsonaro in crisi

Il Brasile in crisi economica si mangia l’Amazzonia. Promesse elettorali dell’ultra destra di Bolsonaro con riscatto nazionale e ritorno alle glorie del ‘Bric’, i nuovi Stati emergenti del pianeta da cui ora rischia l’espulsione. Crisi generale e peccati con tanti padri da scontare in casa. Stime recenti della Commissione Economica per l’America Latina e i Caraibi, CEPAL, prevede uno sviluppo dell’intera area nell’anno in corso di uno striminzito 0,5%. Siamo quasi al nulla italiano, che correttamente di dovrebbe chiamare recessione. Ma restiamo in Brasile. Una percentuale molto più bassa di quanto in precedenza la Commissione aveva rilevato, che per il Brasile prevede un incremento del prodotto interno lordo solo dello 0,8% (noi ci leccheremmo i baffi), mentre vengono date in peggioramento le tendenze economiche di quindici dei venti paesi della regione. Quindi, dopo tante esagerate promesse, prospettive di guai politico economici a breve

Corsa all’oro ammazza Amazzonia

E come nelle favole o nelle bugie hollywoodiane del Far West, su a nord, missione avventura e corsa all’oro. In terra altrui. Dai pellerossa nord americani, ai nativi della foresta amazzonica nel continente latino. Sviluppo a tutti o costi, anche a spese dell’immensa regione amazzonica, denuncia Claudio Madricardo, analista di America Latina e Spagna sull’UffPost. Modello Trump, «meno ‘balle’ sul clima, e meno vincoli da parte degli organi statali sulla conservazione del polmone verde del pianeta, e consentendo agli allevatori e ai ricercatori di minerali di procedere con i disboscamenti in una zona del mondo considerata fondamentale per la lotta al cambiamento climatico, grazie alle enormi quantità di diossido di carbonio che assorbe trasformandolo in ossigeno».

Investigaciones Espaciales de Brasil

«I dati satellitari raccolti dall’Instituto Nacional de Investigaciones Espaciales de Brasil, l’INPE, ci dicono di oltre 2.255 chilometri quadrati di foresta tagliati il mese scorso, giusto il triplo di quanto era stato disboscato nel luglio di un anno fa. Il fenomeno della deforestazione è aumentato del 67% nei primi sette mesi del 2019, comportando la sparizione di 4.699 chilometri quadrati di selva amazzonica dall’inizio del governo di Bolsonaro, mentre nell’anno precedente i chilometri tagliati sono stati “soltanto” 2.818». Bolsonaro, sulla scia del suo mentore nord americano, ama la bugia accusando gli altri di mentire. Il governo contesta la veridicità dei dati e lancia accuse ai ricercatori di voler diffondere nella popolazione una falsa verità, danneggiando gli interessi economici del Paese.

Bolsonaro e i conti con l’Ue

Jair Bolsonaro, in una conferenza stampa a Brasilia ha definito “balle” i dati diffusi dall’INPE, e ha licenziato il suo direttore Ricardo Galvão, secondo lui colpevole di aver danneggiato i negoziati commerciali che il Brasile sta conducendo con l’Unione Europea, i cui rappresentanti avevano sollevato il problema del rispetto ambientale come precondizione di un accordo. «Nella logica del presidente brasiliano poco importa che i dati diffusi dall’INPE siano stati confermati da ricercatori indipendenti e da ambientalisti. Qualcosa di più gli importa che l’aumento della deforestazione sia una realtà che ha messo in allarme anche l’Europa, che può esercitare un suo peso e far sentire la sua voce quando in ballo ci sono rapporti economici col gigante sudamericano». Una realtà scomoda che nei consessi internazionali Bolsonaro però non può tacitare, com’è accaduto con l’INPE, o negare. Conti e problemi aperti.

AVEVAMO DETTO

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