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venerdì 20 Settembre 2019

Golfo, Oman mediatore con l’Iran, pace a scadenza elettorale Usa?

Sauditi ed emiri avviano colloqui diplomatici di pace con l’Iran. Trump ordina di studiare un nuovo accordo nucleare con gli ayatollah in vista delle elezioni per la Casa Bianca

‘Guerra e pace’ twittata da Trump

Golfo, Oman mediatore con l’Iran, pace a scadenza elettorale Usa? Eppur si muove”, avrebbe detto Galileo davanti alla Santa Inquisizione. Questa volta, però, lo fa capire Donald Trump, senza velleità astrofisiche, ma parlando di un possibile accordo con l’Iran. nella prospettiva delle prossime elezioni presidenziali che, evidentemente, gli scaldano oltremodo le terga. E allora sottolineiamo i tre indizi che fanno una prova, come avrebbe detto Agatha Christie.

Uno

Il Presidente americano, “stretto” dalle pressioni dei suoi adviser più lungimiranti, per uscire dallo stallo, ha pregato il senatore repubblicano Lindsay Graham di aiutarlo a studiare un piano nucleare alternativo con Teheran, che annulli, è vero, quello sottoscritto da Obama, ma che contemporaneamente consenta a tutti di non perdere la faccia. E a lui, aggiungiamo noi sommessamente, di vincere le prossime elezioni alla Casa Bianca.

Due

La seconda mossa, è stata quella di spedire il suo genero e consigliere Jarod Kushner, in Marocco, a conferire con un vasto assortimento di emiri, sceicchi e califfi. Tra cui il Ministro degli Esteri dell’Oman, Yusuf bin Alawi bin Abdullah, incaricato in questi ultimi tempi di fare il diplomatico-ombra per ricucire gli sfilacciatissimi rapporti con gli ayatollah.

Tre

Ma la notizia che fa più rumore e che per ora è stata in qualche modo confinata nelle segrete stanze, è quella relativa a colloqui segreti (ma non tanto) tra l’Iran, l’Arabia Saudita e gli Emirati arabi uniti. Evidentemente delusi dal continuo traccheggiare di Trump, bin Salman e i suoi consiglieri hanno pensato bene che chi fa da sé fa per tre.

Rischio ‘guerra per sbaglio’

In effetti, i sauditi si sono un tantino stancati dei continui zig-zag dell’Amministrazione americana. Insomma, si sono detti a Riad, si attacca o non si attacca? Perché restare in mezzo al guado non serve a nessuno e, anzi, potrebbe rivelarsi un temporeggiamento pericolosissimo. Una rottura della catena di comando potrebbe portare a un incidente di percorso non voluto e allo scatenamento di una guerra “per sbaglio”. Con la chiusura dello Stretto di Hormuz a doppia mandata e con ricadute catastrofiche sul traffico commerciale, a cominciare da quello del greggio.

Di Donald non mi fido

Commentando lo stallo della situazione, un alto diplomatico degli Emirati ha detto dietro le quinte ad Abu Dhabi che i sauditi e i loro alleati non hanno alcun interesse a partecipare a un piano di sicurezza marittima, così come ideato dagli americani, se poi i risultati pratici sono pressoché nulli. Molto meglio cercare un canale diretto di confronto con gli ayatollah, che consenta di piantare alcuni paletti. A cominciare dalla sicurezza della navigazione,che dovrebbe essere un vantaggio per tutti. Beh, detto fatto.

Emiri a Teheran

Lo scorso 30 luglio, per la prima volta dopo sei anni, una folta e autorevole delegazione degli Emirati arabi uniti è giunta Teheran per un faccia a faccia con la controparte sciita iraniana. Secondo fonti dei servizi di intelligence israeliani, la missione degli emiri dovrebbe avere avuto successo. Perché ha aperto la strada a colloqui diretti tra la teocrazia persiana e i nemici di vecchia data sauditi. Bin Salman sarebbe pronto a dialogare con gli iraniani su alcuni aspetti della sicurezza nella regione, a patto che nel mazzo sia compresa una sorta di pacificazione dello Yemen, dove i ribelli sciiti stanno mettendo a dura prova la pazienza di Riad.

Stretti e Yemen

Secondo voci di corridoio non confermate, il piano ipotizzato consentirebbe di regolare la navigazione in tutta la regione compresa tra lo Stretto di Hormuz nel Golfo Persico e quello di Bab el Mandeb nel Mar Rosso. Compresa la salvaguardia dei terminali petroliferi. Naturalmente, l’approccio cooperativo alla risoluzione del conflitto consentirebbe a sunniti e sciiti di avere reciproci vantaggi. In particolare, Teheran uscirebbe dall’isolamento diplomatico e potrebbe individuare una scappatoia per sfuggire alla tagliola delle sanzioni commerciali americane, che la stanno stritolando.

Netanyahu addio

Golfo, Oman mediatore con l’Iran. Diversi commentatori sottolineano le conseguenze negative della ripresa del dialogo tra Arabia Saudita e Iran per Israele. Soprattutto il premier Netanyahu potrebbe trovarsi spiazzato, per quanto riguarda uno dei punti cardine della sua prossima campagna elettorale. La verità, dicono gli analisti più critici a Gerusalemme, e che nonostante tutte le offerte tecnologiche commerciali e di difesa che gli israeliani hanno avanzato nei confronti degli improvvisati partners sunniti della Penisola arabica, il risultato finale resta uno solo: l’unico disposto a fare la guerra all’Iran e Israele. Perché anche Trump e tutti gli altri alleati sunniti, per interessi diversi ma questa volta coincidenti, sembrano orientati a evitare lo scontro.

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