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domenica 15 Settembre 2019

Inizio agosto, nella Storia maiuscola data di drammi

Il primo antisemitismo tedesco pubblico e violento 200 anni fa a Würzburg. Wilhelm Joseph Behr, politico nazionalista bavarese. Il pogrom e le riforme napoleoniche. Il re di Prussia Federico Guglielmo III e il bando agli ebrei. 120 anno dopo, le persecuzioni naziste. Le date sembrano casuali, ma Hitler raggiunse il potere assoluto dopo la morte del maresciallo Hindenburg il 2 agosto 1934. In Italia la strage alla stazione di Bologna

200 anni fa Metternich manda i soldati

Inizio agosto, nella Storia maiuscola data di drammi. Tra il 2 e il 4 agosto 1819 la pacifica cittadina bavarese di Würzburg fu teatro di una vicenda che sembrò riportala ai tempi del Medioevo: nel corso di gravi disordini furono saccheggiate e distrutte le case di cittadini ebrei che – perseguitati per strada dalla folla e bastonati – nei giorni successivi furono costretti ad abbandonare la città. In altri piccoli centri circostanti furono incendiate le sinagoghe e i rotoli della Torà in esse custoditi, né mancarono altre violenze, intimidazioni o saccheggi anche nella vicina Heidelberg. La calma tornò solo il 10 agosto, dopo l’intervento di un contingente militare disposto dall’austriaco principe di Metternich. L’eco degli avvenimenti non si fermò tuttavia alla regione, ma si estese in breve ad altre parti della Germania diffondendo un sentimento antisemita, o meglio contrario alle riforme che avevano concesso agli ebrei uguali diritti.

L’eredità di Napoleone

Il pogrom aveva avuto origine da una manifestazione di sostegno a Wilhelm Joseph Behr, politico nazionalista bavarese che iniziava a caldeggiare una riunificazione della Germania: dopo il congresso di Vienna infatti, più o meno come l’Italia, anche la Germania era rimasta divisa tra grandi e piccoli stati che a loro volta si trovavano sotto l’influenza austriaca a sud e quella prussiana a nord. Behr aveva espresso soprattutto la sua avversione nei confronti delle riforme compiute durante il periodo napoleonico, quando cioè anche gli stati tedeschi, sul modello francese, aveva riformato istituzioni e legislazione e quindi avevano concesso ai cittadini o sudditi ebrei gli stessi diritti. Nel 1813 infatti il regno di Baviera aveva emanato un editto in tal senso, comprendendo quindi anche i circa quattrocento ebrei residenti a Würzburg. Nell’estate del 1819 appunto questo editto, assieme ad altri di origine napoleonica, era in discussione al parlamento bavarese.

Controversie tra professori universitari

Il motivo scatenante della violenza fu la presenza alla manifestazione a favore del nazionalista Behr anche di un suo collega, docente presso la stessa università, che al contrario, professando idee più moderate, aveva più volte con numerosi articoli sui giornali difeso la legislazione precedente a favore dell’integrazione. Gli studenti considerarono una provocazione la presenza del professor Brendel e dopo il suo rumoroso allontanamento cominciò una sassaiola contro case di ebrei sparse per la cittadina, accanendosi in maniera particolare contro le insegne delle imprese commerciali gestite da ebrei. Purtroppo la violenza di piazza non si limitò alle cose, ma anche numerosi ebrei furono mortalmente feriti in confusi pestaggi e già nella serata del 2 agosto la stragrande maggioranza fu costretta ad abbandonare la città. Vi fecero ritorno solo nell’autunno, quando la situazione si era calmata del tutto.

Un ondata antisemita

I fatti di Heidelberg ebbero diffusione in Germania e si verificarono altre manifestazioni di folla in Sassonia, nel Meclemburgo, in Assia e nel Baden. Le violenze furono più contenute, ma l’oggetto rimaneva lo stesso: la cancellazione delle leggi che concedevano agli ebrei gli stessi diritti dei sudditi degli staterelli tedeschi e in conseguenza il ritorno alle discriminazioni precedenti, compreso in certi casi il ritorno alla residenza obbligatoria nei ghetti. In questo clima particolarmente inquietante a Danzica ci fu la diffusione di manifestini anonimi che contenevano ‘sentenze di morte’ per tutti gli ebrei, mentre altri atti antisemiti furono compiti nello stesso periodo – seppure per motivi diversi – anche nella Polonia amministrata dai russi e perfino in Danimarca. La reazione ufficiale fu che il re di Prussia Federico Guglielmo III ripristinò il bando che non consentiva agli ebrei di prestare servizio presso l’amministrazione statale e reintrodusse le precedenti limitazioni per l’esercizio di numerose professioni.

Le leggi razziali naziste

Inizio agosto, nella Storia maiuscola epoca di drammi, dicevamo. Dopo la recrudescenza antisemita di due secoli prima, in Germania e in Austria si sviluppò lentamente un lungo e complesso processo di integrazione e di equiparazione dei diritti civili, ma molti pregiudizi rimasero ancora. Resta il fatto che, fino alle persecuzioni razziali iniziate dai nazisti nel 1938, i fatti di Würzburg del 1819 rimasero la più violenta manifestazione di antisemitismo che si ebbe in Germania in quasi centoventi anni. Le date sembrano a volte casuali, ma Hitler raggiunse il potere assoluto dopo la morte del maresciallo Hindenburg avvenuta il 2 agosto 1934, data da sottolineare in nero sui calendari.

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