Europa e «l’autonomia strategica», come e da chi?
«Autonomia sì. Quanto meno in linea di massima», avverte e frena Emanuele Bonini su La Stampa. «Ma autonomi come e da chi? Non è chiaro». Forse occorrerebbe maliziosamente chiedersi anche ‘contro chi’. Insomma, l’Europa degli Stati che non riesce a trovare un obiettivo comune sul futuro della stessa Unione, figuriamoci se ‘trova la quadra’ della «Autonomia strategica europea». Che proviamo subito a tradurre: autonomia strategica = autonomia militare, oltre la dipendenza Nato e Usa. Riuscite ad immaginarlo?

Uno studio dell’European Council on Foreign Relations, il primo think tank pan-europeo, mette in evidenza le incertezze europee. Emerge che appena otto Stati su 28 (Cipro, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Italia, Lettonia, Romania) considerano «importante» per l’Europa avere una propria autonomia strategica, mentre altri otto Stati (Austria, Belgio, Croazia, Portogallo, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia, Spagna) la ritengono «alquanto importante», ma senza esagerare. Dunque un’Europa divisa in due (16 Stati su 28), e oltrettutto i favorevoli fanno fatica a capire che importanza (e forse anche che contenuti) dare all’autonomia che riconoscono comunque come punto politico dell’agenda comune.
Alla domanda che tipo di autonomia strategica ci si immagina per l’Ue, appena sette Stati (Austria, Cipro, Estonia, Lettonia, Lussemburgo, Malta, Polonia) immaginano un’Unione slegata «da altri poteri», frase generica e ricca di contraddizioni, vedi la Polonia, pronta a pagarsi lei, la base militare Usa chiesta le venga messa in casa. Nove Stati, partendo dalla Polonia che dice e ridice, (Estonia, Lettonia, Lituania, Malta, Polonia, Regno Unito, Romania, Svezia, Ungheria) vedono nello sganciamento dall’orbita statunitense un potenziale problema.
Il problema, spiega a La Stampa il’Ecfr, le Foreign Relations europee, è che «il concetto di “Autonomia strategica europea” è relativamente nuovo di per sé, così come lo è questo nuovo formato di relazioni internazionali, più transnazionali da quando Donald Trump è stato eletto» presidente degli Stati Uniti». Chi lo capisce è bravo, ma detta il diplomatico, non è solo Trump il problema. Sovranismi di casa «differenze tra le culture strategiche dei Paesi europe e, a maggior ragione, alla formazione di un esercito europeo». Qualunque cosa succeda, dunque, l’Europa militare non si vedrà. L’autonomia a dodici stelle non sembra passare per questa strada.
«Molti dell’Ue sono frustrati da quelle che considerano le tendenze eccessivamente interventiste della Francia e dall’eccessiva cautela della Germania negli affari militari», rileva sempre l’European Council. La ricetta è quella di un’Unione europea pronta a collaborare con tutti, ma ‘in modo autonomo e non subordinato’. Bella frase, ma i partners? Stati Uniti. La maggior parte dei Paesi dell’Ue, sottolinea, «vede gli sforzi per l’autonomia strategica non come un modo per sganciarsi dagli Stati Uniti, ma per rafforzare la capacità di azione dell’Europa» nei rapporti con Washington.. Un po’ più di dignità rispetto ai capricci di Trump, vedi nucleare iraniano.
«Sebbene gli atteggiamenti nei confronti della Russia e della Cina variano ampiamente tra gli Stati membri dell’Ue, la maggior parte di essi concorda sul fatto che l’Europa deve impegnarsi maggiormente con il suo vicinato». L’Italia, ad esempio, molto attiva con Pechino e Mosca. Con qualche problema. Il protocollo d’intesa con la Cina per la nuova Via della Seta che ha fatto arrabbiare molto i tutori americani, poi le rivelazioni delle relazioni della Lega di Matteo Salvini con la Russia. Ma «probabilmente eccessivo, parlare di Italia come ‘cavallo di Troia’ per l’Europa», scrive Emanuele Bonini.
Finora nel dibattito sull’autonomia strategica l’Italia si è ritrovata sulle stesse posizioni di Germania e Francia. Non sembra esserci, al momento, alcunalcun ammiccamento verso i Paesi del blocco di Visegrad (Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Ungheria), che sulla Russia litigano in casa e tra di loro. «Interessante notare che quando il presidente cinese Xi Jinping ha visitato l’Italia lo scorso marzo, Matteo Salvini ha sollevato il problema della sovranità italiana e la necessità per il popolo italiano di non lasciare che altri attori decidessero per loro». L’Ue, dice, «probabilmente ha bisogno che l’Italia dichiari lo stesso nei confronti della Russia».
Diverse visioni, diversi interessi, diversi atteggiamenti, e l’Europa degli Stati in ordine sparso. Tara Varma, portavoce del Council on Foreign Relations. «Autonomia strategica non significa autarchia, creazione di capacità completamente indipendenti o rifiuto del supporto degli Stati Uniti, nessuno dei quali è finanziariamente o materialmente possibile». Cosa quindi, quando gli interessi europei e americani non sono allineati, specialmente nelle crisi regionali sui fianchi dell’Europa orientale e meridionale? Pesco, fondo europeo per le difesa basteranno per l’autonomia di cui l’Ue ha bisogno? Dubbi dell’analista e del buon senso. Da subito, ad esempio, «applicare il voto a maggioranza qualificata – anziché l’unanimità – nel processo decisionale della politica estera e di sicurezza dell’Ue».