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lunedì 20 Gennaio 2020

L’esperto militare russo svela dove inizierebbe la terza guerra mondiale

Il vicepresidente dell’Accademia russa delle scienze missilistiche e dell’artiglieria, il ‘dottore in scienze militari’ Konstantin Sivkov ha elencato le principali minacce militari e luoghi in cui la Terza Guerra Mondiale potrebbe iniziare.
Nella foto la portaerei nucleare USA John C. Stennis

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Sputnik, titolo terrore

L’esperto militare russo svela dove inizierebbe la terza guerra mondiale
L’agenzia di stampa russa in italiano risparmia sull’uso del condizionale che nel titolo promette il dove comincerà -non ‘se comincerà’- il disastro planetario della terza guerra mondiale. Azzardi giornalistici e un bel po’ di propaganda di parte, ma lo scenario che viene descritto merita tutta la nostra attenzione.
Dunque il vicepresidente dell’Accademia russa delle scienze missilistiche e dell’artiglieria, il dottor Konstantin Sivkov, titolo accademico a dare rilievo, ha elencato le principali minacce militari e luoghi in cui la Terza Guerra Mondiale potrebbe potenzialmente iniziare. Sparato il titolo, per fortuna si frena.

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Il caccia russo di quinta generazione Su-57 entrato in produzione in serie,

Minacce crescono

Secondo l’esperto, le minacce militari in generale non stanno diminuendo ma crescono a causa dell’aggravarsi dei contrasti regionali sostenuti da certe “élite transnazionali”. Detta altrimenti, piccola guerra chiama guerra peggiore. Esempi assortiti.
Nel sud del mondo, le principali fonti di pericolo militare sono associate all’instabilità della situazione negli stati centro-asiatici della Comunità degli Stati Indipendenti, alle guerre in Siria, Iraq e Afghanistan, ai problemi dell’India e del Pakistan e alle crescenti tensioni tra Stati Uniti e Iran.
A oriente, le principali fonti di tensione militare a medio termine saranno i contrasti sulla penisola coreana, tra il Giappone e la Cina per le isole contese, tra il Giappone e la Russia sulla cresta delle isole Curili, nonché la questione di Taiwan.

Russia che intende fare?

L’esperto è giunto alla conclusione che la Russia potrebbe prendere parte a operazioni militari di varia portata ma a condizioni ben precise. Un conflitto di confine che potrebbe interessare un’area operativamente importante, che potrebbe durare da pochi giorni a uno o due mesi, coinvolgendo dalle tremila alle diecimila persone.
Altra opzione, escalation, un conflitto armato tattico che potrebbe durare da giorni o mesi a diversi anni. Ad esso potrebbero partecipare da 30-40 a 100-120 mila persone. Opzione tre, e siamo a peggio, una guerra locale strategica, da un mese a diversi anni. Ciascuna delle parti coinvolgerebbe gruppi che vanno da 500.000 a un milione di persone e anche di più.

Quarta opzione prima dell’inferno

La quarta opzione è una guerra regionale contro la Russia. «Coprirà diverse direzioni strategiche e durerà diversi anni. Le parti nel conflitto dovranno mobilitare fino a dieci milioni o più persone. Il periodo di preparazione diretta per una tale guerra, di regola, va da uno a diversi anni. Raggiunge obiettivi politici estremamente determinati, ad esempio, l’annessione di interi paesi, il cambiamento del sistema o l’élite del potere nei grandi stati, l’imposizione del controllo su importanti regioni del mondo», scrive il dottor Konstantin Sivkov, accidenti a lui, a rovinarci l’estate che rimane. Considerazione finale, «Tale guerra può essere parte del mondo», traduzione mal riuscita di ‘terza guerra mondiale’.

Per stare in allegria, Putin direttamente

L’intervista di Putin a Fabrizio Dragosei e Paolo Valentino sul Corriere della Sera a inizio mese, visita di in Italia. «Pronti a dialogare con gli Usa. Contatti costanti con la Lega di Salvini. Silvio Berlusconi è un politico di statura mondiale». Difficile prendere Putin in blocco per buono, vero? Andiamo agli armamenti e ai venti di guerra di cui ci ha parlato Konstantin dottor Sivkov.
Siamo alla vigilia di una nuova corsa agli armamenti, chiedono gli intervistatori. dagli esiti imprevedibili nonostante quello che sembrava un buon inizio tra lei e Donald Trump? «Confrontate quanto spende per la difesa la Russia -circa 48 miliardi di dollari- e quello che è il bilancio militare degli Usa, oltre 700 miliardi di dollari. Dov’è allora in realtà la corsa agli armamenti? Noi non abbiamo intenzione di lasciarci coinvolgere in una simile corsa, ma abbiamo l’obbligo di garantire anche la nostra sicurezza».

Il ‘dottore in scienze militari’ Konstantin Sivkov

 

Messaggio chiaro, le ragioni, e il mondo?

«Proprio per questo siamo stati costretti ad arrivare alla progettazione di mezzi e armamenti modernissimi, rispondendo all’aumento delle spese militari e agli atti palesemente deleteri degli Usa». «Nell’ottobre dell’anno scorso abbiamo proposto agli Stati Uniti di adottare una dichiarazione congiunta sulla “non ammissibilità” di una guerra nucleare e sul riconoscimento delle sue conseguenze distruttive. Però, a tutt’oggi, da parte americana non c’è stata reazione. Negli ultimi tempi a Washington sembra che si cominci a riflettere su un riavvio del dialogo bilaterale su un’ampia agenda strategica. Penso che il raggiungimento di intese concrete nel campo del controllo sugli armamenti contribuirebbe ad un rafforzamento della stabilità internazionale. La Russia ha la volontà politica per tale lavoro. Ora spetta agli Usa. Di ciò ho parlato con il presidente Trump nel corso del recente incontro a margine del summit del G20 in Giappone».

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