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venerdì 20 Settembre 2019

Non solo caldo boia o uragani, per il clima anche guerre nel mondo

«Il clima come fattore di rischio per i conflitti armati». È da parecchio tempo che questa correlazione è oggetto di studio. Negli ultimi dieci anni il rapporto tra variabilità del clima e conflitti armati organizzati è noto. Rischio certo ma non ancora prevedibile.
La meteorologia, scienza dalle origini antiche

I cambiamenti climatici
causa di nuovi conflitti?

Non solo caldo boia o uragani, per il clima anche guerre nel mondo

Secondo uno studio pubblicato dall’autorevole rivista scientifica «Nature» i cambiamenti climatici ed ambientali in corso potrebbero provocare nuovi conflitti. La sintesi del titolo rappresenta la conclusione di un articolato ragionamento sul fatto che un nesso tra risorse naturali e ambientali e il clima è del tutto innegabile, per cui il venir meno di determinate risorse (ad esempio prima fra tutte l’acqua) inasprirebbe ed estenderebbe le contese per il loro possesso. Altre conseguenze si produrrebbero anche sul piano degli approvvigionamenti dei paesi cosiddetti ‘industrializzati’, a cominciare dal fabbisogno energetico che dovrebbe essere regolato con maggior attenzione, se non con cura scrupolosa, soprattutto riducendo sprechi ed inquinamento ambientale. Il quadro che emerge è decisamente preoccupante, ma non è completamente nuovo perché se ne discute intensamente da decenni con alterne vicende, ma basandosi anche sui dati rigorosi raccolti dalla ricerca metereologica.

Metereologia, origini antiche

L’onore di essere stato il primo metereologo spetta probabilmente ad Aristotele (III secolo a.C.): lo scienziato e filosofo greco osservò infatti che il vapore delle nubi era originato dall’acqua e che la pioggia altro non era che acqua che ritornava sulla terra. Nei secoli successivi l’argomento rimase però diviso in parti separate: il filosofo naturale si occupava della teoria, l’osservatore empirico raccoglieva dati e il previsore si basava sulla propria esperienza. Per parlare di meteorologia in senso moderno si deve attendere invece il secolo XVIII e la divisione della scienza in due parti correlate: una basata sulla raccolta dei dati e una rivolta alla previsione degli eventi. A parte la spiegazione un po’ scolastica di un’altra scienza tra le tante altre nata nel secolo dei Lumi, non bisogna dimenticare che si trattò anche del secolo delle grandi rotte commerciali oceaniche, delle esplorazioni geografiche e di alcune importanti battaglie navali: tutti eventi che concorsero allo sviluppo di questa scienza e che da tale sviluppo ebbero una diversa evoluzione. Accanto alle scienze che illustravano i grandi sistemi naturali, come la geologia e la botanica, la meteorologia per comparare e analizzare i dati che andava raccogliendo, ricorse soprattutto a modelli matematici.

I progressi dell’Ottocento

Il XIX secolo rappresentò un significativo cambio di passo rappresentato dalla rivoluzione industriale, dalla macchina a vapore e dal telegrafo. Fu in questo secolo che gli stati incominciarono ad istituire dei propri servivi meteorologici nazionali: nel 1844 gli Stati Uniti crearono una propria stazione navale seguiti dalla Gran Bretagna l’anno successivo che istituì il British Meteorogical Department affidandolo all’ammiraglio R. FitzRoy, esploratore e metereologo, che aveva comandato il brigantino «Beagle» nel celebre viaggio nella Terra del Fuoco trasportando a bordo Charles Darwin. Anche la Francia nel 1854 creò un proprio servizio seguita dall’Olanda che invece fu la prima a diffondere un bollettino pubblico contenente previsioni sulle tempeste o i forti temporali. La consacrazione della meteorologia tra scienze ufficiali (e di stato) avvenne comunque in concomitanza ad un evento bellico che coinvolse numerosi paesi europei: nel 1854 durante la guerra di Crimea – che rappresentò un importante fattore di modernizzazione – operò un servizio meteorologico al seguito delle truppe operanti.

Il secolo delle due guerre mondiali

L’ultimo grande motivo di sviluppo della meteorologia fu l’aumento dei collegamenti aerei nel Novecento: per stabilire rotte e condizioni di volo sicure la previsione doveva essere il più attendibile possibile e basarsi su dati certi. Grazie a previsioni accuratissime fu possibile lo sbarco in Normandia perché, grazie ad uno dei numerosi anti cicloni delle Azzorre, si manifestarono contemporaneamente le tre condizioni auspicate per l’operazione: venti deboli, buona visibilità e nuvolosità parziale. Gli alleati del resto non furono i soli a ricorrere a scienziati esperti in meteorologia: pochi sanno che una piccola spedizione tedesca in gran segreto occupò una microscopica isola al largo dell’Islanda e potè per lunghi mesi, mentre era in corso la battaglia dell’Atlantico, inviare quasi quotidianamente bollettini meteo alla marina e cioè ai terribili U-Boots nella battaglia di convogli. Per fermare questa attività fu necessaria una spedizione di commandos inglesi sull’isola.

La ricerca continua

Le frontiere della ricerca si sono oggi allargate studiando altri fenomeni legati all’innalzamento della temperatura e ricorrendo anche a fonti diverse dai numeri e dai dati registrati. Un famoso quadro di Bruegel come «La caccia» testimonia la presenza di abbondanti nevicate nei paesi fiammighi a metà del Cinquecento, ma anche molti quadri dell’inglese Turner raffigurando nuvole in cielo hanno fornito informazioni interessanti sull’andamento del clima delle isole britanniche a metà dell’Ottocento. Altrettanto utili si sono rivelati gli studi di dendrocronologia, ossia la determinazione della crescita degli alberi attraverso la lettura dei cerchi concentrici del fusto: con precisione si sono stabiliti gli anni di maggiore o minore crescita proprio in relazione alle temperature estive. Un punto comune raggiunto dalla ricerca a proposito dei recenti cambiamenti riguarda purtroppo l’inquinamento o la scarsa cura ambientale. Nonostante recenti critiche derisorie a questi argomenti, lo studio della meteorologia e delle temperature storiche raccomandano di intervenire al più presto.

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