• 19 Febbraio 2020

L’Artico brucia e l’Europa cuoce, fiamme e ghiacci non più eterni

L’Artico brucia e l’Europa cuoce

E c’è chi ancora insiste a negare che le ferite dell’uomo all’ambiente non modificano il clima.
L’Artico brucia. Fiamme lungo le coste del mar Glaciale Artico, su, in Groenlandia, Siberia, Canada e Alaska. Gli ultimi pezzi di terra prima della calotta di ghiaccio del Polo Nord, che sta riducendosi anno dopo anno. Ghiacci non più eterni, l’orso bianco verso l’estinzione e l’uomo bianco che lo insegue, killer suicida.
Più di 100 incendi di grandi dimensioni, da giugno di quest’anno, con vaste zone boschive distrutte. La durata e l’intensità delle fiamme sono state definite dagli scienziati, «senza precedenti».
Fortunatamente gli incendi hanno colpito aree disabitate e sono finiti all’attenzione della comunità scientifica grazie ai satelliti di Copernicus, un progetto dell’Agenzia Spaziale Europea, l’ESA, per i controlli sull’atmosfera. Dallo spazio quindi le immagini di fiamme e grandi colonne di fumo attorno all’Artico.

Mai incendi così grandi

In una Europa boccheggiante, prima l’Artico perché il sintomo peggiore di una malattia che rischia l’incurabile.
La situazione è particolarmente grave in Siberia ed Alaska, dove si calcola che si siano verificati incendi di proporzioni mostruose di migliaia di ettari. Estensione e anticipo di stagione. Da quando sono iniziate le rilevazioni nel 2002, mai segnalati roghi così grandi nel mese di giugno.
Gli studiosi di Copernicus non hanno dubbi, gli incendi sono causati dall’aumento delle temperature che nelle zone dell’Artico stanno crescendo più velocemente rispetto al resto del mondo. Segnali devastanti di quello che può succedere in altre aree del pianeta.
Secondo l’ Organizzazione meteorologica mondiale, il WMO, la temperatura media registrata in Siberia a giugno è di 10 gradi più alta della media del mese tra il 1981 e il 2010. Stesso trend anche per l’attuale mese di luglio da parte della National Oceanic and Atmospheric Administration, l’agenzia federale statunitense che si occupa di meteo e clima

Anidride carbonica e scioglimento dei ghiacci

Le conseguenze degli incendi sono tante, alcune in grado di stupire. Le grandi quantità di CO2 nell’atmosfera, ed era noto ormai a tutti, mentre siamo in molti a scoprire che i fumi trasportati dal vento che vanno a scurire i ghiacci, aumentando la capacità di assorbimento del calore che invece veniva mitigata dal bianco, accelerando lo scioglimento dei ghiacciai.
Tanto per fare dei paragoni, Copernicus ha stimato che dall’inizio di giugno fino al 21 luglio l’anidride carbonica finita nell’atmosfera dell’Artico è stata di quasi 100milioni di tonnellate, le emissioni del Belgio, decisamente più abitato. Solo a giugno la quantità di emissioni era pari a quella annuale della Svezia.

Il climate change cuoce l’Europa

Temperature così non se ne registravano in Europa da un secolo e mezzo. Ieri nel nord Europa la giornata più calda da metà Ottocento. 43 gradi a Parigi, 42,6 nella tedesca Lingen, 39,3 nell’olandese Eindhoven, 40,6 a Kleine Brogel in Belgio, leggiamo dalla agenzia stampa. Per stare all’attualità politica con l’incendiario Boris Johnson neo premier, in Gran Bretagna, a Cambridge il record nazionale con 38,1.

Improntitudini politiche

Si corre ai ripari nell’immediato, senza nulla o poco fare per combattere cambiamenti climatici sempre più radicali che investono l’intero pianeta.
Casi emblematici a stupire, citati dal Manifesto. Regno unito, dove i cavi elettrici di alcune stazioni dei treni di Londra si sono talmente surriscaldati che sono state bloccate linee e rallentate le velocità.
In Germania, è stata chiusa la centrale nucleare di Grohnde perché l’acqua del fiume Weser, che la raffredda, toccava i 26 gradi.
Allarme per gli umani più deboli, piccoli e anziani, e più poveri, i senzatetto. Problemi anche per gli animali. In Belgio uno zoo ha sfamato le tigri con polli congelati, gli orsi con cocomeri ghiacciati.
A un mese esatto dal rapporto dell’Onu che denuncia il rischio ormai imminente di un pianeta a regime di ‘apartheid climatico’, chi ha mezzi e risorse per difendersi e chi non li ha ed è destinato a morire.

Le città calde del futuro

Nel 2050 il clima della Città del Vaticano potrebbe essere simile a quello di oggi di Adana, nel sud della Turchia, ci ricorda Claudia Grisanti su Internazionale. La temperatura massima in estate potrebbe aumentare di 5,3 gradi. Torino e Milano potrebbero avvicinarsi al clima attuale di Dallas, in Texas, con temperature massime d’estate più alte di oltre 7 gradi.
Sono le previsioni di un gruppo di ricercatori del Politecnico federale di Zurigo sull’effetto della crisi climatica sull’ambiente urbano.
Sono state analizzate 520 città nel mondo, nello scenario climatico ottimistico di politiche ambientali che stabilizzino le emissioni di CO2 entro la metà del secolo.

Il cambiamento più forte si avrà nelle città del nord, dove il clima sarà simile a quello attuale di città mille chilometri più a sud.
Si ipotizza che Londra avrà l’attuale clima di Barcellona, Stoccolma quello di Vienna e Madrid quello di Fez. Per le regioni tropicali si prevedono alterazioni di temperatura minori, ma le stagioni umide diventeranno più piovose e quelle secche più aride. La previsione è particolarmente fosca per le città tropicali, che potrebbero avere condizioni inedite.

 

 

Alessandro Fioroni

Alessandro Fioroni

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