• 27 Febbraio 2020

‘Le armi per gli amici sauditi non si toccano’, veto di Trump, e poi Kim

Per gli amici sauditi
Trump contro tutti

‘Le armi per gli amici sauditi non si toccano’, veto di Trump e poi Kim

Una legge bipartisan approvata dal Congresso, i cattivi democratici ma anche una bella parte dei suoi repubblicani, che blocca la vendita di armi all’Arabia Saudita e agli Emirati Arabi Uniti. Embargo ‘Urbi et Orbi’, modello sanzioni contro il cattivissimo Iran, imposta a tutti il mondo, che riguardava anche il Regno Unito, la Francia, la Spagna e l’Italia con le sua bombe tedesche ma costruite in Sardegna, e qualcosa d’altro. Ma il presidente americano Donald Trump ha posto il veto. Lo ha annunciato la Casa Bianca in una nota, sostenendo che la legge approvata dal suo parlamento, «avrebbe indebolito la competitività degli Usa e danneggiato importanti relazioni con alleati e partner».

Sauditi pure assassini
ma contro il diavolo Iran

Fu l’assassinio Khashoggi con la casa regnate saudita direttamente coinvolta, a spingere il Congresso alla decisione, e Trump aveva subito annunciato il ricorso ai suoi poteri esecutivi per bloccare la legge. In ballo, una montagna di soldi e la guerra saudita all’Iran, il ‘diavolo’ di ogni evocazione strategica trumpiana. L’Iran, “minaccia cruciale” per la stabilità in Medio Oriente. Sauditi nello Yemen e Netanyau poco più a nord, tra i buoni alleati da difendere ad ogni costo. Assieme al tesoro di Alì Babà. Armi e sistemi di difesa statunitensi per 110 miliardi di dollari già firmati. Obiettivo prossimo futuro dichiarato, arrivare alla cifra record di 350 miliardi di dollari in dieci anni.

Strategia commerciali
e sostegni elettorali

Chi capisce di armamenti ci informa che, a godere dell’atto d’imperio trumpiano, sarà prima tra la Lockheed Martin, che aveva già pronto per Riad un sistema missilistico Thaad che da solo valeva più di un miliardo di dollari, oltre che satelliti e sistemi software per il controllo dei missili. Poi la questione politica del veto. È il terzo veto di Trump. Molti ‘interessi privati in atti d’ufficio’. Il 15 marzo scorso il primo veto della sua presidenza contro il Senato, che aveva respinto la dichiarazione di emergenza nazionale per la costruzione del Muro al confine con il Messico. E l’8 maggio, il miliardario alla Casa Bianca aveva bloccato la consegna del file sul Russiagate al Congresso. Nascondere una non punibilità per ‘insufficienza di prove’ in una assoluzione inesistente. Ora, se il Congresso vuole davvero bloccare le armi ai sauditi, approva una legge bis e Trump è bloccato. Ma la politica Usa lo vuole veramente?

Intanto il Kim di Corea
si impazientisce e spara missili

Troppo fumo e poco arrosto. L’incontro di Kim Jong-un con Donald Trump al confine con la Corea del Nord, ‘due passi oltre per rilanciare il negoziato nucleare’. Ma i tempi di decisione tra le due diplomazie evidentemente non coincidono. E all’alba di oggi, notte fonda in Italia, la Corea del Nord ha sparato in aria altri due ordigni. ‘Projectiles’, li ha chiamati Seul, per dire e non dire. Ma la traiettoria li ha portati a 430 chilometri a Est nel Mar del Giappone, cosa non gradita dal governo di Tokyo. Terzo test balistico di questo tipo condotto da aprile, missili a corto raggio, dunque minaccia strategica relativa, ma messaggio chiaro. Se non ci saranno passi in avanti nelle trattative il regime è pronto a innescare una nuova escalation. Dettaglio: stamane a Seul, c’era il consigliere per la Sicurezza nazionale americano, il forcaiolo Bolton, quello che Corea di Kim e Iran li vorrebbe spianare.

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