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sabato 14 Dicembre 2019

«Afghanistan, lo cancello dalla terra in 10 giorni». Trump e la pace

Trump: «Potrei far sparire l’Afghanistan dalla faccia della terra in dieci giorni». Le dichiarazioni choc del presidente Usa al termine dell’incontro con il premier pakistano Imran Khan nello Studio Ovale fanno infuriare Kabul

American Psycho, parla, straparla

«Afghanistan, lo cancello dalla terra in 10 giorni». Trump e la pace

Nello Studio Ovale della Casa Bianca, al termine dell’incontro con il premier pakistano Imran Khan il presidente degli Stati uniti Donald Trump, parla e straparla sulla guerra in Afghanistan, su cui ha appena chiesto aiuto di pacificazione al collega musulmano e atomico pachistano.
«Se avessimo voluto combattere una guerra in Afghanistan e vincerla, avrei potuto farlo in una settimana». E ancora: «L’Afghanistan sarebbe sparito dalla faccia della terra, letteralmente, in dieci giorni».
Versione agenzia stampa
New York, 22 lug. (askanews) – «Se gli Stati Uniti volessero, “l’Afghanistan sarebbe cancellato dalla faccia della Terra”. Lo ha detto il presidente statunitense Donald Trump, accogliendo il primo ministro pachistano, Imran Khan, alla Casa Bianca. Trump ha poi aggiunto di non voler “uccidere 10 milioni di persone”, ma che, se volesse, potrebbe “vincere quella guerra in una settimana”. Il presidente ha poi definito “assurda” la durata della guerra in Afghanistan».

Multi tasking tutti gli usi

In pochi minuti, il presidente americano è riuscito a indossare ‘diverse maschere del potere’, osserva Giuliano Battiston. Quella bellicosa e minacciosa, innanzitutto: «Se avessimo voluto agire da soldati, sarebbe finita in 10 giorni».
Poi, contrapposta alla prima, quella caritatevole: «Lì agiamo da poliziotti, non da soldati, perché non voglio uccidere 10 milioni di persone, è scorretto in termini umanitari». Infine quella diplomatica: «Stiamo facendo bene», ha detto Trump riferendosi al negoziato con i Talebani e riconoscendo il contributo del Pakistan.
Le dichiarazioni del presidente americano non sono piaciute neanche all’Iran, sono state anzi considerate “una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale” oltre che ‘razziste’, ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Abbas Mousavi.

Giostra Trump, altro giro

Accanto a Trump che prima cancella dalla faccia della Terra e poi, misericordioso, salva la vita a 10 milioni di afghani, aveva accento il primo ministro del ‘Paese dei puri’, Imran Khan, neo alleato. «Sono tra quelli che crede che non ci sia soluzione militare (…), complimenti a Trump per aver spinto affinché la guerra finisca con un accordo. Il Pakistan può giocare un ruolo molto importante».
A stupire, ci ricorda il Manifesto, visto che nell’agosto 2017 -solo 2 anni fa- Trump aveva accusato il Pakistan di ricevere finanziamenti americani senza combattere il terrorismo. Nei mesi successivi aveva rincarato la dose via Twitter, denunciando Islamabad come «uno dei tanti Paesi che ricevono dagli Stati uniti senza dare niente in cambio, se non imbrogli e bugie».

Conti Isis dal Pakistan

Allora, lo stesso Imran Khan si era molto arrabbiato alle esternazioni incontrollate di Trump. «Un insulto alle tante sofferenze del Pakistan per il coinvolgimento nella guerra al terrore». Conti alla mano, «75mila vittime e perdite economiche per oltre 123 miliardi di dollari», ha ripetuto due anni dopo alla Casa Bianca. La adesso Imran Khan sa di poter fare la vice grossa e battere cassa.
«Se vuole salvare la faccia in Afghanistan, portando a casa un accordo di pace, Islamabad è indispensabile», ci ricorda Battiston. Obiettivo pakistano, far sbloccare quel miliardo e passa di dollari che l’americano ha congelato nel gennaio 2018. Non solo pacche sulle spalle, ma ‘opere di bene’.

Ma Kabul si arrabbia

Ma lo stile Trump, parole in libertà a colpi di Tweet o a voce, semina guai. Kabul, ad esempio, non gradisce la ‘misericordia’ concessa da Trump all’Afghanistan, nel non cancellarlo dalla faccia della terra. Peggio, nel siparietto sulla sorte di 35 milioni di afghani, Imran Khan, «il primo ministro di uno Stato considerato ostile, il cui establishment militare coltiva rapporti con i Talebani, mentre Trump dice di volere la pace ma allude a un genocidio».
Da Kabul, il presidente Ashraf Ghani pur ribadendo la partnership con Washington, ricorda l’antica e gloriosa storia del Paese e sottolinea che «la nazione afghana non ha permesso e mai permetterà a nessuna potenza straniera di determinare il proprio destino». Storia antica, visto che (sempre Giuliano Battiston), «lo stipendio dei soldati, gran parte dell’economia del Paese e lo stesso governo di unità nazionale si reggono soltanto grazie al sostegno Usa». Trump compreso, senza scemenze di sterminio.

Khorasan Province, il dopo Isis

Intanto lo Stato Islamico si sta espandendo in Afghanistan, denuncia Al Jazeera, con migliaia e migliaia di militanti, dopo aver perso il dominio in Siria e in Iraq. Le nuove reclute starebbero pianificando alcuni attentati contro i Paesi occidentali.
Gli affiliati afghani dello Stato Islamico si definiscono la “Khorasan Province”, rievocando i territori dell’Afghanistan, dell’Iran e dell’Asia centrale che formavano l’omonima regione ai tempi del Medioevo. Oggi, la Khorasan Province conta migliaia di combattenti, che risultano provenire principalmente dall’Asia centrale, ma anche da Paesi arabi tra cui la Cecenia, l’India e il Bangladesh. Persino alcuni uiguri provenienti dalla Cina. La Khorasan Province ha avuto inizialmente la propria base nella provincia orientale del Nangarhar, vicino il confine con il Pakistan. Attualmente sembrerebbe presente in 4 province: Nangarhar, Nuristan, Kunar e Laghman.

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