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giovedì 19 Settembre 2019

Boris Johnson premier britannico, chi festeggia e chi fa gli scongiuri

L’ex sindaco di Londra Boris Johnson è il nuovo leader del partito conservatore britannico e di conseguenza nuovo premier del Regno Unito. Johnson ha battuto al ballottaggio il ministro degli Esteri, Jeremy Hunt. Si insedierà domani a Downing Street, prendendo il posto della dimissionaria, Theresa May. Biografia e retroscena.

L’Amico di Trump che non ama l’Europa

Boris Johnson premier britannico, chi festeggia e chi fa gli scongiuri. Boris Johnson, nuovo leader dei Tory, domani sarà proclamato primo ministro. Il Partito conservatore ha quindi scelto il successore a Theresa May. Boris Johnson nel suo primo messaggio: «Realizzare la Brexit, unire il Paese, sconfiggere Corbyn».
Molto ‘trumpiano’ l’ex sindaco di Lontra ed ex pluri ministro, e pure ex giornalista un po’ bugiardo, con doppia cittadinanza, e il suo lato americano traspare chiaramente sempre più spesso.

Tutto come da copione

Boris Johnson alla guida del partito conservatore britannico. Da domani, sarà sua la carica di primo ministro. Toccherà a lui ora guidare il Regno Unito nel percorso a ostacoli della Brexit, scadenza programmata, il 31 ottobre, salvo ulteriori rinvii e ripensamenti. Ed è già lui il nuovo spauracchio d’Europa, rileva Giulia Belardelli sull’Uffington Post, stando alo vicepresidente della Commissione europea Frans Timmermans: «Una Brexit senza accordo sarebbe una tragedia». Boris Johnson, trumpiano che non esclude l’ipotesi di un divorzio senza accordo. Lui fa il bullo, recita di sempre, ma i problemi che si trova di fronte sono guai seri.
E certe amicizie non lo aiutano, almeno verso Bruxelles e forse neppure molto in casa. “Sarà fantastico!”, ha twittato il presidente americano, legato a Johnson da una relazione speciale, o dall’Italia in neo twittante sovranista Salvini, che usa per i soliti cazzotti in casa. “Il fatto che da sinistra lo dipingano più pericoloso della Lega me lo rende ancor più simpatico” «L’ex sindaco di Londra e leader della campagna per l’uscita del Regno Unito dall’Ue è riuscito a prendersi le chiavi del numero 10 di Downing Street grazie a un’attenta opera di costruzione della propria immagine pubblica, tra gaffes, dichiarazioni controverse e un carattere ferocemente ambizioso e competitivo».

Sistema britannico, cosa e come

Il nuovo leader assumerà da domani anche la guida del governo, dopo che Theresa May avrà formalizzato le sue dimissioni nelle mani della regina. Cambio di visite a Buckingham Palace, per l’incarico di formare una nuova compagine dalla sovrana. Nel pomeriggio di domani entrerà a Downing Street. Voto di fiducia solo se lo chiederà il leader dell’opposizione Corbyn, ma comunque presumibilmente dopo la pausa estiva, con Westminster che chiude giovedì 25 per riaprire il 3 settembre. Tempo utile per darsi un nuovo governo e una politica meno gridata e più realista possibile.

La Bio di Boris de Pfeffel Johnson

Alexander Boris de Pfeffel Johnson, per tutti “Boris”, nasce a New York il 19 giugno 1964. (Qui copiamo brutalmente dell’UffPost) Figlio di genitori inglesi, Boris ottiene dunque fin dalla nascita la doppia cittadinanza inglese e americana, in base allo ius soli in vigore negli Usa. Divertente scoprire che Stanley, il papà, è stato anche funzionario della Commissione europea. Per Boris, collegio a Eton, università a Oxford. Dopo la laurea, l’estroso Johnson inizia una carriera giornalistica che lo porterà in breve tempo a diventare una delle voci più riconoscibili nel dibattito pubblico del Regno Unito. Tirocinante -prasticante giornalista- al The Times, da cui però viene licenziato con l’accusa di avere inventato una dichiarazione riportata in un suo articolo. Biricchino Boris passa quindi al Daily Telegraph, per il quale è corrispondente da Bruxelles dal 1989 al 1994, diventando uno dei primi giornalisti “euroscettici” anche se decisamente poco ‘attento’ ai fatti rispetto alle opinioni.

Dal giornalismo alla politica

Nel 2001 Johnson viene eletto al parlamento inglese trai conservatori. Anche a Westminster, Boris è una voce fuori dal coro nello stesso schieramento dei Tories. Rimane deputato alla Camera dei Comuni fino al 2008 quando, viene eletto sindaco di Londra. Da primo cittadino, Johnson rimane sostanzialmente nel solco tracciato dal suo predecessore, il laburista Ken Livingstone. Viene rieletto per un secondo mandato nel 2012, nell’anno in cui la capitale britannica ospita le olimpiadi. Al temine del suo incarico, nel 2016, il 52% dei londinesi è soddisfatta di Jonhson e ritiene che abbia fatto “un buon lavoro”. Rientrato in parlamento con le elezioni del 2015, Johnson diventa una delle figure più importanti a favore dell’uscita dall’Unione europea. Con la Brexit, Johnson viene nominato Foreign Secretary, Ministro degli esteri, nel governo di Theresa May, ma dura poco. Rottura nel 2018 per prenderne il posto nel 2019.

Non solo Brexit caro Boris

Non solo Brexit. Una poderosa crisi internazionale con l’Iran, ad esempio, dopo il sequestro incrociato di petroliere tra Hormuz e Gibilterra. Un po’ beffardo il tweet con cui il ministro degli Esteri iraniano Mohammad Javad Zarif gli ha dato il benvenuto, a ruota di Trump. «Il sequestro del petrolio iraniano da parte del governo May su comando degli Stati Uniti è pirateria, pura e semplice. Mi congratulo con il mio ex omologo Boris Johnson che diventa il nuovo premier del Regno Unito. L’Iran non cerca lo scontro. Ma abbiamo 1.500 miglia di costa del Golfo Persico. Queste sono le nostre acque e le proteggeremo». Premier avvisato, eccetera eccetera.. a verificare quanto peserà la oscillante e incerta politica estera di Trump su alcuni interessi geopolitici britannici imposti dalla geografia di quel continente di cui l’isola fa comunque parte.

La Manica si è allargata

Considerazione finale tratta Roberto Sommella, ‘Director of External Relations for the Antitrust Authority’. Il Regno Unito, che non sapendo come uscire dal labirinto in cui si è cacciato dopo il referendum che ha sancito la Brexit, sta facendo di tutto per allontanare il momento dell’addio, ritirando anche quella settantina di parlamentari a Strasburgo. Dalla disgrazia Cameron, l’azzardo referendum e il Paese spaccato a metà: «A un britannico su due importa poco che la City perderebbe la sua egemonia sul mercato finanziario (9.000 miliardi di asset bancari e 2.500 miliardi di capitalizzazioni). E gli interessa forse anche meno che possano diventare più cari i tanti beni che arrivano dall’altra parte del Mare del Nord in virtù di possibili barriere doganali». E la frontiera tra Irlanda del Nord e Repubblica irlandese su cui è caduta Theresa May? Gran Bretagna all’ennesima svolta, in una terribile alternativa. «Restare nel gruppo di paesi che hanno costruito la pace e il mercato unico dopo la guerra mondiale, o contribuire, oggi con Russia e Stati Uniti, alla disintegrazione dell’Unione Europea».

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