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giovedì 12 Dicembre 2019

Libia, attacco di Haftar, missili francesi e ricatto Sarkozy

Le forze del maresciallo Haftar hanno annunciato ‘l’ora zero’ della offensiva alla conquista di Tripoli. Guerra diffusa a sud della capitale.
E avvertimento alla Francia con la liberazione dell’uomo di Gheddafi che trattò con Sarkozy per i milioni della sua campagna presidenziale.

Guerra vera politica
internazionale finta

Libia, attacco di Haftar, missili francesi e ricatto Sarkozy.
Dopo i lanciamissili Javelin, prodotti negli Usa ma commercializzati dalla Francia, trovati nelle postazioni del generale Haftar.
Battaglia finale ‘imminente’, ‘l’ora zero’ della offensiva alla conquista della capitale libica, per le forze del maresciallo Khalifa Haftar, ma alle vittoria annunciate del generalissimo maresciallo con ambizioni di presidente dittatore, ormai credono in pochi. Il generale se la ‘suona e se la canta’ sulla pagina Facebook, ma il scalcinatissino governo di accordo nazionale di Tripoli, esprime ‘preoccupazione’, se non ancora paura. Cosa potrebbe aver inventato il generale a cui la ‘vittoria lampo’ sfugge da circa quattro mesi? Più armi certamente.
Tripoli chiama in campo ancora una volta Onu e comunità internazionale rispetto a responsabilità disattese e a porcate note. Vedi Francia, Egitto ed Emirati Arabi Uniti accusati di potenziare le forze dei Haftar nella nuova offensiva. Gli 007 di Al Serraj parlano di raid contro i siti strategici della capitale, aeroporto di Mitiga compreso. Chi fornisce cosa e in cambio di che?

Italia solo migranti?

Dopo una rapida avanzata iniziale a inizio aprile, le forze della Libia orientale da settimane sono bloccate in combattimenti a sud della capitale. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, a 100 giorni dall’inizio degli scontri, almeno 1.093 persone, tra cui 106 civili, sono stati uccisi e 5.752, tra cui 294 civili, sono rimasti feriti nella capitale libica. Mentre almeno 641.398 migranti risultano presenti attualmente in Libia, di cui il 20% ospitati a Tripoli. Nell’area 104 mila sono sfollati. Lo scorso 3 luglio il raid sul centro di detenzione di Tajoura con 53 morti e oltre 130 feriti.
In settimana, l’aviazione di Haftar ha ripreso i propri attacchi sulle posizioni delle forze governative a Gharyan, una città strategica persa in precedenza proprio da Haftar, a sud di Tripoli. Per due settimane, l’Enl ha moltiplicato gli attacchi aerei, soprattutto di notte, per permettere un’avanzata alle forze terrestri. Effetto-annuncio di una seconda ondata nell’offensiva del generale cirenaico crea allarme nella missione Unsmil.

Sbruffoni contrapposti

«Il timore della disfatta, alimentato da informazione fatte trapelare da un ex diplomatico libico al quotidiano Libyan Express -rileva Luciana Rachele Gonnelli sul Manifesto- ha investito la stessa missione Onu». Escalation certa di parole, in attesa di più armi che già ammazzano. «L’ora decisiva non è lontana», ha detto in serata, il generale di brigata dell’Lna di Haftar, Al Mahjoub all’Associated Press. «Siamo a soli cinque chilometri dalla capitale, stiamo avanzando e loro si stanno ritirando». Difficile trovare conferme, perché la guerra in Libia, anche per la conquista della capitale, somiglia più a una guerriglia casa per casa piuttosto che ad una linea del fronte netta e definita.
Morti e devastazioni principalmente dovuti all’aviazione, «caccia e droni utilizzati da entrambi gli schieramenti, e all’artiglieria pesante, usata in modo massiccio in queste ore intorno all’aeroporto internazionale di Mitiga, altro target strategico conteso».

Conto aperto Sarkozy

Ci deve però essere una qualche crisi di reclutamento dopo 1.100 morti e l’ennesima delusione delle speranze di accordo, analizza ancora Chiara Cruciati. Tante armi, come i lanciamissili Javelin che imbarazzano la Francia, trovati nella base di Gharyan espugnata dai misuratini lo scorso 27 giugno, ma poca voglia di combattere una guerra più di bande che di eserciti con un progetto politico. E Tripoli sotto attacco, replica con mossa politica. La liberazione dell’ultimo primo ministro libico dell’era gheddafiana, Baghdadi el-Mahmudi, 70 anni, estradato dalla Tunisia nel 2012 e da allora detenuto con una condanna a morte in una prigione ad Ein Zara. Scarcerazione «misericordiosa» del governo Serraj per non meglio precisati motivi di salute, precisa Luciana Rachele Gonnelli. Rappresaglia per l’appoggio francese ad Haftar. El-Mahmudi è, con Saif al Islam Gheddafi, il secondogenito del dittatore ucciso, «il grande accusatore dell’ex presidente Nicolas Sarkozy sui 50 milioni di euro ricevuti dalla Libia per la campagna presidenziale del 2007, vicenda che è probabilmente tra le ragioni nascoste dell’intervento scatenato da Parigi sotto le bandiere Nato».

 

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