domenica 25 Agosto 2019

Hormuz, petroliera araba fantasma, riappare ‘soccorsa’ in Iran

Scomparsa una petroliera degli Emirati senza aver lanciato nemmeno un segnale di richiesta di soccorso.
Gli iraniani sostengono di aver aiutato la nave dopo un’avaria, trascinandola in un loro porto. Ma pochi ci credono. Che succede ai vertici della Teocrazia persiana?

Lo Stretto di Hormuz come
il Triangolo delle Bermuda

Hormuz, petroliera araba fantasma, riappare ‘soccorsa’ in Iran

Una volta il più famoso era il “Triangolo” delle Bermuda”. Improvvise sparizioni di navi o di intere squadriglie di aerei, varchi temporali e misteriosi “salti” nella quarta dimensione condivano i racconti di milioni di persone. Oggi, invece, nella cronaca della fantascienza o del paranormale, fate voi, sta entrando di prepotenza anche lo Stretto di Hormuz. Da sabato scorso, infatti, manca all’appello una petroliera degli Emirati Arabi Uniti. Volatilizzata. Solo che qui i viaggi nella macchina del tempo c’entrano poco. Nessun romanzo alla Herbert George Wells, insomma, ma piuttosto le conseguenze nefaste di un clima di guerra legato alle bizze di un altro personaggio “paranormale”: Donald Trump.

Sanzioni Usa e risposte

In diplomazia, lui si muove come un elefante in un negozio di cristallerie e i suoi rapporti con Teheran sono ai minimi termini. Quindi non c’è da stupirsi se il tanker “Riah” ha fatto perdere le sue tracce, mentre incrociava in acque territoriali iraniane. Per l’esattezza al largo dell’isola di Qashm, agguerritissima base navale dei “pasdaran”. Come dire che il cinghialotto è andato a farsi un defilee davanti a un branco di leoni a digiuno. Risultato? La nave è scomparsa senza un lamento, un Sos, uno straccio di messaggio che chiedesse aiuto. L’indomani, Teheran ha annunciato “che una nave straniera era stata soccorsa dopo aver chiesto aiuto per una non meglio precisata avaria”.

Tanker ostaggio

Ed era stata, ovviamente, “accompagnata” (e trattenuta) in un porto iraniano, Bene, visti i precedenti (a ripetizione) delle scorse settimane, è lecito pensare che nel “Triangolo di Hormuz” ormai le petroliere viaggino a proprio rischio e pericolo. Fonti anonime del Pentagono affermano di non sapere granché sull’incidente. Anche se, per quello che si è capito, gli americani stanno tentando, per ora, di tenere un profilo diplomatico basso. In effetti, è in corso un tentativo (da parte del Segretario di Stato, Mike Pompeo) di mettere una pezza alla voragine apertasi nelle relazioni con l’Iran.

Pace o guerra elettorali

Per la serie “il caos regna sovrano” alla Casa Bianca, pare che infatti il “partito” dei trattativisti stia cercando di mettere in guardia Trump: meglio un armistizio onorevole con i turbanti di Teheran che una guerra rovinosa contro i “pasdaran”, che potrebbe suonare come un “deprofundis” per le ambizioni dell’attuale inquilino dello Studio Ovale. Cioè quelle di aggiudicarsi un secondo mandato presidenziale. E siccome si discute su più tavoli, ma nessuno dei contendenti riesce a fare “blocco”, ecco che anche da parte iraniana ci potrebbe essere chi gioca “sporco” e cerca rogne.

Problemi interni iraniani

Un nome a caso? Le Guardie rivoluzionarie, che sembrano perseguire la politica del “tanto peggio, tanto meglio”. Una Teocrazia persiana spaccata al suo interno, potrebbe anche spiegare alcune scelte apparentemente incongruenti di Teheran. Come quella di annunciare un arricchimento dell’uranio che rompe il Trattato, ma che non è di alcuna utilità pratica. Offre solo una sponda (insperata) alla Casa Bianca per attaccare l’Iran assieme ai suoi alleati (Israele e Arabia Saudita). Insomma, se a Washington, purtroppo, sappiamo chi comanda (o, meglio, chi decide per ultimo, ma si smentisce un giorno appresso all’altro), a Teheran assistiamo a una situazione paradossalmente simile.

L’Europa per salvare l’Iran

Fino a che punto “conta” la Guida suprema Alì Khamenei e fino a che punto, invece, può essere influenzato dal nerbo più “duro e puro” dei miliziani? E Rohuani? Il Presidente-riformista (per modo di dire) ha un margine di autorevolezza per non cadere pure lui nelle mani dell’ala più oltranzista del regime? Domande legittime, specie nel momento in cui lo stesso Washington Post pubblica, con grande spolvero, un articolo in cui rivela che “Europe scrambles to save Iran deal”. Cioè l’Europa cerca di salvare, e di gran corsa, l’accordo con l’Iran. E non solo quello sul nucleare, che è solo un pretesto.
Ma anche tutto quello che non viene detto e scritto. In ballo ci sono i futuri assetti geopolitici di una regione, come il Golfo Persico, che è il crocevia energetico del pianeta.

 

 

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