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mercoledì 13 Novembre 2019

Macron e la guerra ai marziani… Cosa c’è veramente dietro?

Annunciata la creazione di un Comando militare francese dello spazio. Ufficialmente servirà a proteggere i satelliti. La decisione suscita dubbi e perplessità, perché costa un occhio e arriva dopo quella sull’Armata cosmica di Trump. Nel gioco, pure Cina, India, Europa e Giappone. Cosa c’è veramente dietro?

À la guerre comme à la guerre

Macron e la guerra ai marziani… Cosa c’è veramente dietro?
Finora aveva dichiarato guerra, in tutti gli angoli del condominio europeo (che ormai assomiglia a uno di quei vocianti cortili dei Quartieri spagnoli napoletani) solo all’Italia. Ora però, in preda a un attacco acuto di “napoleonite”, se la piglia pure coi marziani. O, almeno, questo è quanto scrivono nei blog sparsi per l’Esagono i suoi concittadini francesi. Alla parata militare in occasione della festa nazionale transalpina (14 luglio, presa della Bastiglia) il Presidente Emmanuel Macron ha annunciato, urbi et orbi, che la Francia si doterà di un “Commandement militaire de l’espace”, che dovrà proteggere i satelliti. Domandina facile facile: ma perché, negli ultimi trent’anni cosa hanno fatto a Parigi? Forse dormivano davanti ai televisori, nell’attesa che saltasse il segnale? E’ un annuncio che puzza. E vi spieghiamo il perché.

Armate spaziali

Già da qualche anno assistiamo a una straordinaria mobilitazione delle grandi potenze contro possibili “minacce esterne”, in arrivo dallo spazio. Non siamo né “complottisti” né “cospirazionisti”, ma qualche riflessione va fatta. Certo, il problema di salvaguardare i satelliti è reale. Ma contro chi? E qui sorgono i primi dubbi. Dalle “Guerre stellari” di Reagan fino alla creazione dell’Armata spaziale di Trump, pensata lo scorso dicembre, molta acqua è passata sotto i ponti. Programmi di questo tipo costano un accidente e assorbono fette rilevantissime del bilancio della difesa. Ergo: anzichè spendere e spandere ci si potrebbe mettere d’accordo tra i “Grandi”, fissando dei paletti facilmente verificabili ed evitando di svenarsi. Invece si assiste a una specie di corsa al telescopio più sofisticato (e ai laser più micidiali) perché ci si aspetta l’arrivo delle armate nemiche…. dalla stratosfera. O, forse, dallo spazio profondo.

Guerre dallo spazio

I “Grandi”. Cosa sanno e non ci dicono? Scriveva Agatha Christie che tre indizi fanno una prova. Bene, qui le tracce lasciate sulla sabbia dalle varie politiche di difesa sono quanto quelle di un elefante. Russi e americani hanno unito i loro sforzi “spaziali” già da tanti anni. Elaborando missioni in comune. Poi si sono accodati l’Europa (con un mare di fallimenti) e la Cina, con una spedizione sull’altra faccia della Luna, regione chiacchieratissima, per via di certe, chiamiamole così… “anomalie”. Pechino, nel frattempo, ha realizzato il più grande radiotelescopio del pianeta. Il “Fest”. A che serve? Beh, in Cina si sono candidamente lasciati scappare che loro cercano… gli alieni. Punto. E gli indiani che cercano? Glielo hanno chiesto in tanti, ma non si è ben capito. Stanno lanciando una missione pure loro (ma qualcosa non quadra), farfugliando di satelliti, raggi gamma e altre divagazioni astrofisiche assortite, che non hanno convinto proprio nessuno.

Prohibitively expensive

Ah, dimenticavamo. Nel mazzo è entrato di prepotenza anche il Giappone. Ma uno degli spunti da cui partire, per dipanare un filo logico, che leghi tutte queste trame “extraterrestri”, sono le dichiarazioni di Trump sulla sua “Armata spaziale”. Altro che otto miliardi di dollari, quelli sono noccioline. E se il New York Times definisce il piano “prohibitively expensive” (maledettamente costoso, tradotto all’osso), chi se ne intende parla di un trilione di dollari. Una botta. Oltre, naturalmente, alla necessità di avere una capacità tecnologica da film di fantascienza. All’epoca delle “Guerre stellari” di Reagan si cominciò a discutere, a mezza voce, di un’iniziativa assunta precipitosamente per mettersi in guardia di fronte a potenziali minacce “esterne”. Né sovietiche e manco cinesi, per capirci. Insomma, si parlò di alieni. C’è poco da scherzarci sopra.

Extraterrestri

Potremmo fare un elenco di personalità di grosso calibro coinvolte nel dibattito su ET da lunga pezza: da Einstein e Oppenheimer a Stephen Hawking, al Ministro della Difesa canadese Paul Hellyer. Fermandoci solo ai Presidenti Usa, la “desecretazione” di un catafascio di documenti “eyes only”, dalla Cia all’Fbi, ha confermato l’interesse di gente come Truman, Eisenhower, dello stesso Kennedy, di Gerald Ford, Ronald Reagan, Bill Clinton e, soprattutto, della moglie Hillary, che in campagna elettorale aveva promesso di far rivelare tutto quello che finora i vari governi americani hanno accuratamente coperto. Il capo di Gabinetto di Bill Clinton e Chief Strategist della campagna di Hillary, John Podesta, ha dichiarato di avere visto documenti sconvolgenti e si è battuto per renderli pubblici. Una conversazione tra Podesta e l’ex astronauta Edgar Mitchell, registrata, ha riguardato un tema ultrascottante.

Guerra dei mondi

Parliamo di ingegneria “inversa” di origine aliena. Cioè dischi volanti caduti sulla Terra e recuperati per essere studiati. Adesso, al caravanserraglio che sembra uscito da “La guerra dei mondi” di Orson Welles, si aggiunge anche Macron. Prendiamo per buone (per ora) le motivazioni di “protezione satellitare”. Anche perché, se disgraziatamente i marziani dovessero sapere che uno dei loro “avversari” è Macron, morirebbero in anticipo. Dalle risate.

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