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mercoledì 13 Novembre 2019

Venezuela negoziati elezioni pulite, ma se le rivincesse Maduro?

Terzo giro di colloqui tra governo e opposizione. Troppo alto per gli Usa il rischio che Maduro possa vincere ancora, pur con un altro Consiglio nazionale elettorale e una massiccia presenza di osservatori internazionali. Problema Stati Uniti.

Guaidò e sponsor internazionali
fallito golpe e rischio negoziato

Venezuela negoziati elezioni pulite, ma se le rivincesse Maduro?
Negoziato ad oltranza e ‘un tavolo permanente di dialogo’, che, ha annunciato il ministero degli Esteri della Norvegia, «lavorerà in modo continuo e veloce». La decisione al terzo giro di incontri alle Barbados, concluso il 10 luglio. Non ancora decisa la data dei prossimi colloqui, ma sono previste «consultazioni tra le parti per procedere sulla via del negoziato». Insomma, parlare per poi trattare.
Possibile superamento della crisi che sta massacrando la popolazione venezuelana? Nulla di vicino e poche illusioni, la valutazione prudente di Claudia Fanti. «Tra mille incognite e altrettanti interrogativi, il governo Maduro e l’opposizione guidata da Juan Guaidó hanno deciso che ‘il negoziato continuerà’, per una soluzione concordata nelle possibilità offerte dalla Costituzione».

Riconoscimento tra le parti

Si sa che i temi in agenda sono sei e che, al di là del ‘clima costruttivo’, le posizioni restano distanti. «Non sarà semplice», ammette il governatore dello stato di Miranda e membro della delegazione governativa Héctor Rodríguez. «Ma ho la sensazione che si possa giungere a un accordo di governabilità in cui le parti si riconoscano mutuamente». Controparte ferma alle dichiarazioni politiche. Stalin Gonzáles, secondo vicepresidente dell’Assemblea nazionale: «I venezuelani hanno bisogno di risposte e di risultati».
Quesito chiave, cosa ne pensa e ‘suggerisce’ Washington a Guaidó? Aspre critiche di consistenti parti dell’opposizione, personali e politiche. Con l’accesa contrarietà del segretario generale dell’Oea Luis Almagro, convinto che il dialogo rafforzi Maduro e indebolisca l’autoproclamato presidente ad interim.

Qual’è ora il gioco Usa?

«La domanda che sorge spontanea è a che gioco stiano giocando gli Stati uniti», rileva opportunamente Claudia Fanti. Sapendo che l’obiettivo primario dell’amministrazione Trump rispetto al Venezuela, cioè rovesciare Maduro. Ma che ciò possa avvenire per via negoziale, come prova a chiedere l’opposizione, appare inverosimiole, come nuove elezioni presidenziali senza la partecipazione del presidente bolivariano.
Inaccettabile per gli Stati uniti, il rischio che il presidente bolivariano, pur con una massiccia presenza di osservatori internazionali, possa risultare di nuovo vincitore. Memoria del negoziato 2018 nella Repubblica Dominicana, quando la destra mandò all’aria all’ultimo minuto l’accordo raggiunto col governo, «Complice una tempestiva telefonata dalla Colombia dove si trovava in visita l’allora segretario di Stato Usa Rex Tillerson», annota il Manifesto.

La via d’uscita? Giganti e Nani

Sul New York Times, mesi fa, l’economista americano Jeffrey Sachs era arrivato a suggerire una temporanea condivisione di poteri, simile a quella con successo sperimentata dalla Polonia del 1989, quando, sullo sfondo della perestroika gorbacioviana, il governo generale Jaruzelski e la Solidarnosc di Lech Walesa sottoscrissero un accordo che portò ad un graduale e pacifico cammino verso la democrazia.
Si potrà ripetere la storia in Venezuela? Maduro può vantare forse qualche somiglianza con Jaruzelski della legge marziale e della repressione del 1981 -annota Massino Cavallini su Americhe.com- ma in nulla quello della soluzione pacifica 1989. ‘Juan Guaidò ha in comune con Lech Walesa solo il fatto che sono entrambi di sesso maschile’, è l’ironia. «E Donald Trump – il gran ciarlatano oggi circondato dai vecchi arnesi della “diplomazia delle cannoniere” – è per molti versi l’esatto opposto di Michail Gorbaciov».

Papa, presto ad un accordo

Come ha già fatto diverse volte, domenica il Papa ha lanciato un nuovo appello per il Paese latinoamericano. Un accordo immediato per superare la crisi politica tra il governo del presidente Maduro e le opposizioni guidate dal presidente dell’Assemblea nazionale Juan Guaidò. I vescovi venezuelani proprio ieri avevano chiesto un ‘ritorno alla Costituzione’ e nuove elezioni supervisionate da organizzazioni internazionali, di fronte alla enormità delle sofferenze della popolazione.
Ieri, migliaia di sostenitori di Maduro hanno sfilato per le vie di Caracas per protestare contro un rapporto Onu di Michelle Bachelet, che accusa Maduro di violare i diritti umani. Tra gli slogan gridati dalla folla, “Il Venezuela si rispetta”. Mentre sono stati innalzati cartelli con scritto: “Bachelet, qui è il popolo che tu non vedi”.

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