domenica 25 Agosto 2019

La Lega tra Russia, Usa e Israele, amici del cuore o di convenienza?

Polemica politica interna a far caciara tra i due partiti di governo e di opposizione tra loro, ma la sostanza è strategica e tutta fuori casa, con scenari molto più preoccupanti di quegli eventuali quattro o anche otto soldi eventualmente giunti o soltanto promessi da Mosca. Il peggio secondo Alberto Negri e altro.

Salvini è andato in Israele è ha allineato le sue posizioni su quelle dello stato ebraico come mai aveva fatto un ministro della repubblica italiana, mettendo persino a rischio i soldati italiani in Libano con le sue dichiarazioni contro Hezbollah. E’ andato a Washington e ha allineato le sue posizioni con quelle Usa, soprattutto contro l’Iran e in contrasto con gli interessi delle nostre imprese. E’ andato in Russia e forse -ma è tutto da accertare- ha ricevuto soldi per non riuscire a fare niente sulle sanzioni. In Usa ora compaiono queste registrazioni su cose scritte già molti mesi fa. C’è qualche cosa che non quadra: due stati ottengono da Salvini appoggi importanti e gratis. La Russia paga per non avere quasi niente?

Arlecchino aveva solo due padroni

La Lega tra Russia, Usa e Israele, amici del cuore o di convenienza?
Come vedete bene le questioni aperte non sono soltanto eventuali finanziamenti russi alla Lega, sui quali è in corso un’indagine della procura di Milano. La questione di fondo è la politica estera di questo governo e di questo Paese, che nel 2011 con la caduta di Gheddafi ha subito la peggiore sconfitta dalla seconda guerra mondiale. Il progetto della Lega è di entrare a far parte del «nuovo atlantismo» che vede la Nato tradizionale sempre meno importante. Anzi, in queste ore la vecchia Nato è in crisi nera per lo scontro tra Trump e Erdogan sulla prima consegna ad Ankara del sistema missilistico di difesa S-400 russo mentre gli Usa hanno congelato la fornitura dei caccia F-35 (di cui la Turchia produce 900 componenti). Una sfida che ci interessa: gli Usa, con il favore di Salvini, potrebbero «scaricare» all’Italia una parte delle mancate forniture alla Turchia dei cacacciabombardieri F-35.

Alleanza trasversali e Nato riserva

Donald Trump sta cercando di costituire alleanze trasversali perché la Nato non gli serve quasi più. La sua prima visita all’estero è stata in Arabia saudita, con un carico miliardario di armi, per vedere come avvicinare Riad a Israele e costituire un fronte tra Usa- monarchie del Golfo, stati arabi «amici» e Stato ebraico.
Questa alleanza ha quattro funzioni:
1) tenere a bada il ritorno della Russia in Medio Oriente e la crescente influenza cinese;
2) mettere nel mirino l’Iran sciita, avversario delle monarchie sunnite e di Israele, che è riuscito a tenere in piedi Assad con l’aiuto di Putin;
3) manovrare l’integralismo islamico secondo le necessità degli Usa e delle monarchie arabe facendo fuori i Fratelli Musulmani che si oppongono alle dittature regionali;
4) comprarsi -ma pare difficile per il momento- i palestinesi con i soldi del Golfo.

Nato di serie B, ma un ruolo per l’Italia

In questo quadro la nuova Nato dovrebbe fare leva sui Paesi dell’Est che tutti sono entrati nell’Alleanza ben prima di entrare nell’Ue, per fronteggiare la Russia e contenere l’espansione dei progetti nel gas e infrastrutturali della Germania con Mosca e Pechino. La manovra è riuscita solo in parte trascinando la Polonia nel campo americano, ma è fallita quando si è trattato di attuare l’avvicinamento tra Varsavia e Israele.
Per questo la Lega si è opposta agli accordi dei Cinquestelle con la Cina. La Lega obbedisce alle grandi strategie degli Stati Uniti che intendono mantenere sotto tiro Pechino. E comunque anche nel caso gli Usa e la Cina si mettessero d’accordo sui dazi gli spazi di mercato saranno occupati soprattutto da aziende americane non da quelle europee e italiane.
Per quanto riguarda il Mediterraneo, Salvini si allinea a Israele, privando l’Italia del ruolo storico di Paese «ponte» con la Sponda Sud. In poche parole la politica estera leghista rinuncia a ulteriori spazi di manovra sperando che alleati forti come Usa e Israele lo tengano in sella bilanciando il suo isolamento in Europa con una posizione di rilievo nella Nuova Nato. Per questo obiettivo è più disposto a pagare che a essere pagato.

Dalla Russia soldi per niente?

In questo contesto i russi avrebbero beneficiato Salvini per niente. O forse per qualche partita futura. Del resto Putin e Trump si guardano con simpatia e forse un giorno appianeranno la questione Ucraina, visto che l’Europa non ci riesce. Mentre Israele tiene sotto botta il Cremlino e i suoi oligarchi che per operare all’estero si servono di passaporti israeliani, Non c’è un contrasto così lacerante ad avere tre padroni, tre padrini, tre sponsor. Sono questi i moderni sovranisti del protettorato americano.

Yurii Colombo, sintesi e dubbio

(Redazionale Remocontro) «Ecco la registrazione segreta da Mosca fondi al Trump italiano». Scoop del portale Usa Buzzfeed news: incontro al Metropol tra l’«emissario» Savoini e i russi. Ma sui «fondi alla Lega» niente prova audio. Rischio fake news a orologeria, scrive Colombo da Mosca sul Manifesto. La sparata del giornalista italiano Alberto Nardelli sul portale americano Buzzfeednews.com. «Rivelazione: l’esplosiva registrazione segreta che dimostra come la Russia abbia cercato di far ottenere milioni di dollari per il “Trump europeo”, alias Matteo Salvini», ha titolato il sito.
Ma se di scoop si tratta, non è nuovo. Lo scorso febbraio L’Espresso pubblicò un reportage in cui si denunciava un tentativo del governo russo di far arrivare 3 milioni di euro alla Lega per la sua campagna elettorale delle europee attraverso una compravendita di diesel tra una società russa e una italiana. Se ne sarebbe parlato tra alcuni grand commis russi e Gianluca Savoini il giorno dopo la visita-lampo di Matteo Salvini a Mosca il 17 ottobre per incontrare i 700 imprenditori di «Confindustria Russia» a cui lui promise la «fine delle sanzioni e una nuova politica nei confronti della Russia».

Faccendiere Savoini vola basso

Scopriamo che Savoini, fondatore dell’associazione Lombardia Russia, considerato eminenza grigia della Lega a Mosca -spiega Yurii Colombo- «È amico da sempre di Alexander Dugin, il filosofo di estrema destra nazionalbolscevico che ha cercato persino di spacciarsi come consigliere e mentore di Vladimir Putin». Due ‘campioni’. Dugin esordisce in politica in Urss con un gruppo clandestino il cui nome già dice tutto : «Ordine Nero SS». Poi l’azione di camuffamento, e nel 1993 fonda, il partito ‘nazionalbolscevico’, ossimoro politico da brivido. Dugin, diventato nel frattempo professore alla Lomonosov di Mosca, viene cacciato quando propone di risolvere la questione ucraina massacrando tutta la popolazione.
Presa di distanze da parte del Cremlino ma non di Savoini, che continua a intrallazzare col neofascista russo. Buzzfeednews sostiene di essere entrata in possesso dell’intera registrazione dell’incontro sul finanziamento occulto alla Lega, ma per ora ha reso pubblico solo un minuto e mezzo di Savoini che, in stentato inglese, fa un comizio pro Lega. In attesa di ascoltare la registrazione dell’incontro all’Hotel Metropol di Mosca, si naviga in una mare tempestoso di dietrologie. Eni, Gazprom e Rosneft tra i nomi fatti. Come se quei colossi avessero bisogno di un Savoini per trattare i loro affari. Lo scoop Buzzfeednews, in assenza dell’intera registrazione del colloquio appare agli osservatori più attenti, poco credibile.

Salvini con Savoini a Mosca

Relazioni Italia Russia quanto?

(Redazionale Remocontro) In Russia operano 500 aziende italiane, è il quinto mercato extra-europeo per il nostro export e fornisce il 35% del nostro fabbisogno di gas naturale. L’interscambio è stato di 27 miliardi di dollari nel 2018, ma nel 2013 volavamo a 54 miliardi. Dimezzato come i voti alle europee dei cinque stelle, anche se il premier Conte, l’ottimista di ruolo tra i due vice ringhianti, riceve a Roma Putin esaltando i rapporti ‘eccellenti’. Amici forse, ma affari troppo pochi. Nelle relazioni con la Russia, Conte (come Renzi nel 2016) -rimarca Manlio Dinucci- si nasconde dietro l’appartenenza alla Nato sotto comando degli Stati uniti, considerati «alleato privilegiato». Commedia all’italiana
quando Putin ha avvertito che, se gli Usa schiereranno nuove armi nucleari in Europa a ridosso della Russia, questa punterà i suoi missili sulle zone in cui sono dislocate. Ed è così avvertita anche l’Italia, che si prepara a ospitare dal 2020 le nuove bombe nucleari B61-12 a disposizione anche dell’aeronautica italiana sotto comando degli Stati uniti.

Nato americana e l’Italia?

Commedia appunto. Una settimana prima il governo Conte ha confermato la partecipazione italiana alla forza Nato sotto comando Usa di 30 navi da guerra, 30 battaglioni e 30 squadre aeree operative contro la Russia, pronte e colpire entro 30 giorni in Europa a partire dal 2020. Sempre in funzione anti-Russia navi italiane partecipano a esercitazioni Nato di guerra sottomarina; forze meccanizzate italiane fanno parte del Gruppo di battaglia Nato in Lettonia e la Brigata corazzata Ariete si è esercitata due settimane fa in Polonia, mentre caccia italiani Eurofighter Typhoon vengono schierati in Romania e Lettonia. «Tutto ciò conferma che la politica estera e militare dell’Italia viene decisa non a Roma ma a Washington, in barba al ‘sovranismo’ attribuito all’attuale governo», picchia Dinucci. Le relazioni economiche con la Russia, e anche quelle con la Cina, regolate dalle decisioni strategiche di Washington. Basta tornare al 2014, quando venne affossato il gasdotto South Stream Russia-Italia, con perdite di miliardi di euro per le aziende italiane.

 

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