domenica 25 Agosto 2019

Gli S-400 russi arrivati in Turchia, Nato in subbuglio

La Russia ha cominciato la consegna dei primi sistemi missilistico S-400 alla Turchia. L’acquisto del sistema russo è una sfida agli Stati Uniti. Washington potrebbe imporre nuove sanzioni, in base a una legge che punisce l’acquisto di materiale militare strategico dalla Russia, ma Erdogan ha le sue armi di ricatto. Da Gülen a Rojava, il gelo tra Ankara e Washington.

Consegne russe come da contratto
Quanto vale la parola di Trump ?

Il presidente turco Erdogan aveva annunciato la conclusione del contratto e la prima consegna per metà luglio. E al vertice dei G20 a Osaka – narrano le cronache- aveva ricevuto assicurazioni dal presidente americano che la mossa non avrebbe comportato nuove sanzioni Usa. Ora la verifica dei fatti, ma sono pochi nel mondo a crederci.
Ankara ha acquistato due reggimenti di S-400, ognuno con 4 o 6 batterie. Il sistema S-400 non può essere integrato con gli altri armamenti Nato ed è concepito proprio per abbattere cacciabombardieri e missili da crociera della Nato. Questo pone seri problemi all’Alleanza sul suo fianco sud-orientale.

 

L’orgoglio turco, la sfida russa

Gli S-400 russi arrivati in Turchia, Nato in subbuglio
L’orgoglio smisurato di Erdogan anche nei dettagli. L’arrivo della prima tranche dei sistemi russi di difesa aerea S-400 alla base aerea di Murted su tre aerei cargo. Non una base qualsiasi. Prima si chiamava Akinci, e il 15 luglio 2016, giorno del fallito colpo di Stato, è stata uno dei centri di organizzazione dei militari golpisti dietro cui cova il sospetto di manine o manone turco americane. L’annuncio, a dargli maggior risonanza, dal ministro della difesa Cavusoglu: «Il primo lotto dell’equipaggiamento del sistema missilistico di lungo raggio S-400 è iniziato ad arrivare. Le consegne proseguiranno nei prossimi giorni, con oltre 120 missili di vario tipo che giungeranno via mare. I sistemi, si dice, saranno operativi già a ottobre». Il Cremlino educatamente conferma.

La Nato in subbuglio

La portata della sfida politica, letta da Chiara Cruciati: «A 67 anni dall’adesione alla Allenza atlantica, uno dei suoi membri più strategici della Nato, secondo esercito per grandezza e sede di fondamentali basi militari del Patto, tra cui Incirlik che ospita armi nucleari Usa, – si mette in casa (è la prima volta che accade) strumentazioni russe». Possibili conseguenze rispetto al percorso compiuto dalla Turchia di Erdogan negli ultimi anni. Il Manifesto: «Washington furiosa per l’accordo russo-turco non ha mai consegnato i cento F35 che Ankara ha già pagato e ha sospeso l’addestramento dei piloti turchi». E minaccia di sanzioni con l’applicazione della stessa legge con cui Washington ha già colpito Iran, Russia e Corea del Nord.

Turchia anti americana

Passaggio chiave della rottura tra Stati uniti e Turchia è il fallito golpe 2016, la cui organizzazione viene attribuita al movimento dell’imam Fethullah Gülen, ex maestro e alleato politico di Erdogan agli albori della sua carriera politica, divenuto avversario con l’ex allievo prima premier e poi presidente. Di Gülen presunto mandante di fallito golpe, in auto-esilio da decenni in Pennsylvania, Ankara ha chiesto a ripetizione l’estradizione, mai concessa. Secondo elemento di scontro in Siria dove le oscillazioni strategiche turco-americane inizialmente pro Isis anti Assad e ripensamenti successivi col Califfato, hanno creato confusione e tragedie. Ferita aperta, l’esercito Usa sostiene militarmente le Sdf, le Forze democratiche siriane guidate dalle Ypg/Ypj curde, altro nemico assoluto per Erdogan. E i marines che dovevano andarsene dal nord della Siria, ancora lì a bloccare le tentazioni turche sul Rojava.

Pragmatismo putiniano

L’altalena politica dell’amministrazione Trump rispetto ad analoga politica sovranista ma lineare di Putin ha fatto il resto. L’avvicinamento alla ‘Russia putiniana’, inimmaginabile alla fine del 2015 quando l’aviazione turca abbattè un Sukhoi russo, diventa realtà soltanto un anno dopo. La Pax di Astana, il processo di pace in Siria definito tra Teheran, Mosca e Ankara. Nel frattempo Erdogan, divenuto presidente all’americana con riforma costituzionale, nel 2017 decide di acquistare il sistema di difesa aerea russo S400, scartando l’ipotesi dei Patriot americani sponsorizzati Nato. Ieri, con l’arrivo delle avanguardie tecniche S-400 verso la resa dei conti politica. «Turchia porta d’Oriente, porta bellicosa, con un occhio che guarda Mosca e uno alla Nato. Un paese con ambizioni non più solo regionali, ma globali», ricorda Chiara Cruciati. Una Turchia che, contemporaneamente, è pressata da pesanti e irrisolti problemi interni di democrazia e ora anche di economia.

Nato Usa obbedir tacendo

Probabile reazione Usa e Nato ‘Usa obbedir tacendo’. Trump in campagna elettorale per la rielezione accentua il vizio di esaltare presunti successi e di nascondere gli inciampi. Stile parallelo dell’altro caratteraccio di Erdogan, che ha di fatto perso la guerra in Siria, dove Assad resta al suo posto, e ora rischia molto di più sul versante economico, che diventa il più probabile fronte di attacco Usa che si muoverà senza troppa enfasi. In casa, Erdogan subisce la sconfitta politica di Istanbul, la sua città, ora governata da un sindaco laico. E la lira turca che traballa dopo il crollo dello scorso anno. L’ombra delle sanzioni americane ad aggravare il tutto. Per Ankara l’arma di ricatto delle basi Nato e la nuova amicizia con Mosca. 100 miliardi di euro l’anno di interscambio l’obiettivo citato dal ministro dell’industria turco a Yekaterinburg. Strumenti centrali della Turchia quasi post Nato, il gasdotto TurkStream e l’impianto nucleare di Akkuyu.

AVEVAMO DETTO

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