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martedì 15 Ottobre 2019

Algeria, le ferite della guerra civile, elezioni quando? Furberie e rinvii

«Nel segno della riconciliazione nazionale il governo ha occultato i crimini della guerra civile», denuncia l’ex direttore del quotidiano algerino El Watan. La piazza e il cambiamento, Giuliana Sgrena sui piccoli aggiustamenti politici in corso su quell’importante fronte Mediterraneo.

La vecchia guerra civile algerina

Algeria, le ferite della guerra civile, elezioni quando?
La guerra civile algerina, in dieci anni, dal 1991 al 2002, nei combattimenti tra l’esercito e vari gruppi estremisti islamici avrebbe prodotto 150mila vittime e almeno ottomila scomparsi. Nel 2005 è stata approvata con un referendum la Carta per la pace e la riconciliazione nazionale che prevede l’amnistia per gli ex combattenti, oltre a risarcimenti per le famiglie delle persone scomparse e per quelle dei combattenti morti. Questa legge ha, però, anche imposto il silenzio sulle troppe crudeltà di quel conflitto, e della classe politica che l’ha promossa e che ha continuato a guidare il paese fino all’inizio di quest’anno.

L’ex presidente Abdelaziz Bouteflika

La protesta anti Bouteflika

Nel febbraio del 2019 è nato un movimento pacifico di protesta in reazione alla candidatura a un quinto mandato del presidente Abdelaziz Bouteflika, anziano e malato. Le manifestazioni, che continuano ancora oggi, hanno costretto alle dimissioni Bouteflika, che fu comunque uno dei principali promotori della politica di riconciliazione. La piazza chiede una transizione democratica e un ricambio generazionale ai vertici dello stato. Le elezioni presidenziali che avrebbero dovuto svolgersi il 4 luglio sono state cancellate e non è stata ancora fissata una data per il voto. Su Internazionale un interessante video documento di Marco Simoncelli e Davide Lemmi.

Giuliana Sgrena testimone

L’islamista Slimane Chenine eletto speaker della Camera bassa. Era accaduto una sola volta dal 1962 che ad occupare la terza carica dello Stato non sarà un esponente del Fronte nazionale di liberazione, il Fln. «In effetti la scelta appare una nuova manovra delle forze al potere camuffata dall’intenzione di rispondere alle rivendicazioni della piazza che aveva chiesto le dimissioni dell’ex presidente Moad Bouchareb, presentate il 2 luglio», commenta Giuliana Sgrena sul Manifesto. «Abbiamo deciso di privilegiare l’interesse superiore della nazione», vanta il gruppo parlamentare del Fln. «Così il ‘clan’ mette all’angolo la sinistra e divide i conservatori», conclude invece l’attenta Sgrena

La ‘svolta dall’alto’

A presiedere la Camera bassa un esponente dell’opposizione, ed è atto di democrazia che non vale neppure in Italia. Stupore. L’elezione è avvenuta mercoledì sera dopo una giornata di scontri all’interno dell’ex-partito unico, l’Fln, finché non è prevalsa l’indicazione arrivata dall’alto. «Il paese è sempre gestito da un colpo di telefono. Non bisogna illudersi», afferma un deputato. E i numeri stupiscono davvero: coalizione tre partiti islamisti con soli 15 deputati, minoriaria rispetto ad altre forze islamiste. Lo schieramento più incline al compromesso con il regime rispetto a un cambiamento sostenuto invece dalle Forze per l’alternativa democratica, di sinistra.

Il neo Presidente

Slimane Chenine, 54 anni, è stato tra i fondatori dell’Unione generale degli studenti liberi e poi col movimento Hamas, la formazione dei Fratelli musulmani in Algeria. Giornalista, dirige il quotidiano arabofono Al Ra’id. «Chenine continuerà a sostenere la protesta, come fatto agli inizi e come giornalista cosa farà a favore della stampa indipendente che sta subendo pesanti vessazioni da parte del regime? E quale sarà il suo potere reale?», i dubbi di Giuliana Sgrena. Di fatto il potere
sceglie il campo islamista contro quello di sinistra, una scelta che però sceglie e divide l’insieme del mondo islamista, che si spacca al voto in Parlamento. Doppio colpo in campo avversario

L’uomo forte, il capo di stato maggiore Ahmed Gaid Salah

L’uomo forte Ahmed Gaid Salah

L’uomo forte del momento in Algeria è il capo di stato maggiore Ahmed Gaid Salah che mercoledì ha appoggiato la scelta «ragionevole e sensata» del capo dello stato a interim, Abdelkader Bensalah, di tenere presidenziali ‘nel più breve tempo possibile’. Peccato che il mandato ‘provvisorio’ di Bensalah sia scaduto il 9 luglio. Distratti? Gaid Salah ha rivendicato le sue azioni per ottenere «condizioni di sicurezza e stabilità» nonostante «le insidie di chi respinge lo svolgimento di questo processo costituzionale reclamando uno Stato civile e non militare». «Idee avvelenate dettate da ambienti ostili all’Algeria». Il classico ‘nemico esterno’ di ogni regime autoritario a cui i milioni di algerini nelle piazze non hanno ancora torto il vizio.

L’Algeria è pronta ad affrontare le ferite della guerra civile (Video) – Internazionale

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