lunedì 19 Agosto 2019

Ong, chiusura porti e blocco navale, tra l’apparire e l’essere

Sul fronte migranti e porti chiusi litigio nel governo tra lo straripante ministro degli interni e la difesa 5 stelle sull’utilizzo delle forze armate. Politichetta che non amiamo. Salvo ‘alzare palla’ e andare a vedere oltre. Una voce tecnica, un autore di Remocontro con molte stellette e greca da generale, Roberto Bernardini che, dati alla mano, ci dice che la guerra alle Ong è quello che gli strateghi chiamano diversivo, bandiera politica che nasconde la dimensione del problema e la inadeguatezza delle soluzioni finora proposte.

Invasione immigrati sulla stampa
e le Ong che pochi ne raccolgono

Ong, chiusura porti e blocco navale, tra l’apparire e l’essere
Da tempo oramai i media italiani dedicano troppo spazio alle questioni dell’immigrazione e, in particolare, alla funzione svolta nei salvataggi in Mediterraneo dalle Organizzazioni Non Governative, le Ong. Con grande enfasi sulle missioni delle ‘navi umanitarie’ attribuendo loro, la parte contraria, responsabilità della sussistenza stessa dei flussi migratori. Secondo un’opinione largamente diffusa, infatti, i flussi non si interromperebbero mai definitivamente proprio per la presenza delle varie ‘Sea Watch’, considerate complici dei trafficanti di esseri umani. Ma è la verità?
Occorre approfondire perché, invece, non è proprio così. Sembrerà strano ma le Ong in mare ‘raccolgono’ poco e solo saltuariamente. Considerando i numeri che oggi caratterizzano il fenomeno migratorio, la questione vista non tanto in termini di soccorso in Mediterraneo, quanto di confronto politico.

Porti chiusi contro Dublino

E’ in atto un’aspra contrapposizione tra il governo italiano – in apparenza completamente chiuso all’accoglienza al di fuori dei “corridoi umanitari” – e un’Europa solo a parole solidale e sensibile ai problemi. Evidentemente ai partner europei l’approccio deciso da Roma non piace per vari motivi ma, soprattutto, perché rifiuta la contestata regola di Dublino che attribuisce al Paese di primo approdo la gestione del profugo. Certo ai Paesi del Nord questo non conviene. Se cambiasse la ‘regoletta’, non dovrebbe essere più solo l’Italia ad occuparsene.
Per questi motivi da noi l’occhio dei media costretti anche dalle risse politiche è fisso sulle Ong che prelevano i migranti nel Mediterraneo e che per questo vengono accusate di essere in combutta con i trafficanti di esseri umani. Certo le Ong contribuiscono a portare profughi sulle nostre coste ma – ce lo chiediamo con i dati ISPI e Ministero dell’Interno alla mano – in quale misura?

Numeri dal ministero di Salvini

Secondo questi dati, quest’anno sono giunti in Italia circa 3073 migranti con vari mezzi. Di essi solo 248 sono giunti su navi delle Ong. Una percentuale che non raggiunge nemmeno il 10% di un totale piccolissimo se paragonato a quelli impressionanti degli anni scorsi. Tutti gli altri profughi hanno raggiunto l’Italia con piccole imbarcazioni, autonomamente e senza alcun clamore. I numeri sono nel loro complesso talmente irrilevanti che non meriterebbero quasi menzione. Ed allora è per questo che occorre parlare di scontro politico a livello internazionale
«Le Ong diventano importanti solo se la politica le ritiene importanti», ci ricorda Matteo Villa dell’ISPI. 2019 metà anno, solo 7 missioni delle navi delle Ong nel Mediterraneo, quindi un’attività sostanzialmente irrilevante. Ma se la nostra politica intende sfruttare le loro missioni per fini propri, allora la nave che arriva con 43 profughi, costretta al largo per settimane, che suscita sensibilità nei fautori dell’accoglienza e che assieme mantiene alto il livello della paura del profugo invasore  percepita come un attacco che va respinto ‘manu militari’. Uno scenario nefasto certo non coerente con la nostra cultura mediterranea.

Spinte e controspinte

Attenzione, non si creda che l’azione delle Ong sia solo squisitamente umanitaria, ci mancherebbe altro. Motivazioni morali e politiche ‘alte’ e sospetti avversi di obiettivi molto meno alti. Sono emersi, anche se mai provati, elementi di sospetto che queste Ong operino per fini politici globali al soldo di non meglio definiti potentati internazionali. Tutti i giornali ne parlano. E qui ciascuno sbizzarrisca la propria fantasia su quali potrebbero essere i burattinai della destabilizzazione che secondo alcuni mirerebbero ad ‘annacquare’ la nostra popolazione con immissioni di altre etnie e a smantellare la secolare civiltà europea.
Tornando a noi, se vogliamo essere seri e seguire le norme in vigore, le navi delle Ong che entrano illegalmente nelle nostre acque territoriali vanno fermate dalla Guardia Costiera e sequestrate, Capitano ed equipaggio responsabili penalmente, i profughi avviati ai centri per l’identificazione. Così si disincentiva il traffico, senza evocare blocchi navali impossibili da applicare sui 4000 km di coste della penisola.

Ong incentivo per i barconi?

Sempre i numeri sembrano smentire anche il luogo comune che le Ong rappresentino un incentivo alle partenze dei barconi. Con le Ong nel mare dalla Libia ci sono state 32 partenze. Senza Ong in mare, 34 partenze. E soltanto 800 dei migranti sono arrivati dalla Libia. Tutti gli altri da Tunisia, Grecia, Turchia dove le navi Ong sono assenti. Questo smentisce anche un’altra convinzione radicata in molti nel nostro Paese, e cioè che i migranti partano sui barconi dalle coste libiche perché sicuri di essere soccorsi da una Ong in caso di pericolo. Certo in qualche caso potrebbe succedere ma visto il piccolo numero di navigli e la vastità del tratto di mare interessato è poco probabile che così sia per tutti. Pensiamo di chiudere i porti ma i nostri mari e le nostre coste sono assolutamente aperti. Ma poi attenzione, se distogliamo lo sguardo dal settore Sud ed andiamo ai nostri confini orientali ci accorgiamo che sempre più silenziosamente numeri ben più cospicui di profughi arrivano dalla rotta balcanica ed entrano in Italia per uscirne poi subito verso Austria e Germania.

Ong, lotta stantia e perdente

Evidente che tutta la diatriba in corso con le Ong è dovuta solo a un confronto politico. Una lotta oramai stantia che va ricondotta alla ragionevolezza perché non conviene a nessuno: né all’Italia che così facendo si isola dalla Comunità Internazionale a noi già poco favorevole, né alle forze politiche che stressando gli elettori rischiano di perdere il loro consenso, né alle Ong che rimanendo troppo a lungo nell’occhio del ciclone rischiano di perdere credibilità e sostegno.

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