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sabato 14 Dicembre 2019

Trump apre la crisi con Londra: ‘Basta con quell’ambasciatore’

Donald Trump apre la crisi diplomatica con Londra, dopo le rivelazioni sulla stampa dei giudizi impietosi su di lui da parte dell’ambasciatore britannico in Usa Kim Darroch, presunto autore di un cablo nel quale definiva il presidente Usa “inetto” e “vanitoso”. “Non conosco l’ambasciatore, ma negli Stati Uniti non piace o non se ne pensa bene. Non avremo più nulla a che fare con lui”, ha affermato su Twitter Trump.

Trump ‘vanitoso’ si arrabbia
con qualche buona ragione

Trump apre la crisi con Londra: ‘Basta con quell’ambasciatore’
Inetto e vanitoso e tante altre pessime cose su di lui. Non fossero vere le cattivissime cose che l’ambasciatore britannico scrive sul caratteraccio di Trump, questa volta il presidente Usa qualche ragione a reagire con durezza ce l’ha. Prima i conti col diplomatico, retrocesso subito in serie B: «Non conosco l’ambasciatore, ma negli Stati Uniti non piace o non se ne pensa bene. Non avremo più nulla a che fare con lui», ha affermato su Twitter Trump.
Poi, il ‘vendicativo vero’, con puntigliosa cattiveria colpisce la premier uscente: «Sono stato molto critico del modo in cui il Regno Unito e il premier Theresa May hanno gestito la Brexit. Del casino che lei e i suoi rappresentanti hanno creato. Le avevo detto come avrebbe dovuto realizzare l’uscita dalla Ue ma lei ha deciso di fare diversamente». E qui la ‘modestia’ del Tycoon esce fuori tutta, senza ambasciatore a doverla certificare.

Caso diplomatico esploso
May difende l’ambasciatore

Il caso diplomatico è ufficialmente esploso. E ora è Trump a dirigere la danza, e non sarà né lieve né garbato verso la nuovamente lontana Londra, salvo prossimo cambio di leader a lui gradito. La ancora premier Theresa May e tutto il suo governo ieri avevano espresso al loro diplomatico ‘piena fiducia’, lamentando solo la gravissima divulgazione di comunicazioni riservate. Tradotto, l’ambasciatore deve dire al suo governo come ritiene funzioni il governo e le caratteristiche dei vertici del Paese dove è stato inviato.
Ma ora Trump ricatta palesemente Londra, chiedendo la cacciata di Darroch, a seguire l’uscita di Theresa May, altrimenti i rapporti diplomatici saranno severamente limitati. Cosa che il Regno Unito, vigilia di abbandonare (forse) l’Europa, non può permettersi. Imbarazzo totale con doppio inciampo: Darroch che doverosamente ha riferito a Londra in maniera confidenziale le sue esperienze e il giudizio sul governo americano, e allo stesso tempo il rapporto con il presidente Trump che pare irrimediabilmente compromesso.

Ma chi è la talpa?
Caccia aperta alla ‘spia’

È caccia aperta all’alto funzionario, persino qualche sottosegretario del governo tra Brexit e non Brexit a colpi di scandalo, che ha passato al Daily Mail gli scottanti ‘report’ in teoria riservati a poche decine di persone. Sospetti politici incrociati. «A Whitehall gira voce che sia qualcuno di grosso pro Brexit che ha voluto dare un colpo “all’europeista” Darroch e far esplodere la crisi tra Usa e Uk», scrive Antonello Guerrera su Repubblica. Trump, voleva come ambasciatore a Washington il brexiter e amico Nigel Farage e adesso potrebbe persino ottenerlo aprendo la strada ad in frinite dietrologie.
Va detto che la giornalista autrice dell’articolo sul Mail, Isabel Oakeshott, è un’altra celebre pro Brexit, accusata di rapporti torbidi con la Russia, amica di Arron Banks, il controverso finanziere della campagna per l’uscita dall’Ue e sodale di Farage. Secondo alcuni, avrebbe insabbiato i legami di Banks con Mosca. Ad istinto, la citazione tutta italiana, ‘il più sano c’ha la rogna’.

Lo giornalista dello ‘scoop’

Procedura tecnica
in tempesta politica

Dunque Londra ha annunciato l’apertura di un’inchiesta per capire come è stata possibile la fuga di notizie. Problema di casa che non attenerà certo le iraconde reazioni (e siamo appena all’inizio) del caratteriale presidente americano. L’annuncio dell’apertura di un’indagine è stato dato da un portavoce del ministero degli Esteri, che -attenzione- non ha contestato la veridicità dei memo diplomatici in questione. Manco una parola a cercare di attenuare giudizi espressi in maniera incontestabilmente chiara.
A cercare di salvare capra e cavoli, si cimenta il ministro degli Esteri britannico Jeremy Hunt che difende il diritto dell’ambasciatore a dire, libero lui, ministro, di non condividere le valutazione del diplomatico e di ammirare a stimare il super presidente Usa Donald Trump. «È molto importante dire che l’ambasciatore faceva il suo lavoro di ambasciatore, sapendo dare rapporti franchi e opinioni personali su ciò che succede nel Paese in cui lavora, non le opinioni del governo britannico, non le mie», ha detto.

AVEVAMO DETTO

Trump incompetente, vanesio, inetto, parola di ambasciatore

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