venerdì 19 luglio 2019

La poesia d’amore e gli imbonitori che ci soffocano

Il miracolo delle parole che non ci fanno perdere il coraggio. Una poesia che salta fuori dalla memoria, con dolcezza e potenza. Giurando che questa terra non sta per finire e che non ci arrenderemo.

La poesia d’amore e gli imbonitori che ci soffocano

Com’è bella la poesia. Ti uccide se vuole farti vivere, spezza le catene della consuetudine delle parole dette e ridette, ascoltate e rimasticate, perdute dimenticate. Frantuma le vetrate che ti separano dalla realtà, attutisce il suono, lo fa esplodere e lascia che sia tu, antico bambino, cantore silente a cogliere il senso, a strappare via buon senso, a riformulare le attese.
Oggi, per questo Polemos di fuoco e meraviglia ho bisogno di attingere al sacro, al profondo che ignoro, o che non so di sapere. E lo faccio per giurare all’amicizia, alla bellezza, alle cose belle che anche se ti affaticano ti segnano di miracolo. Giurando all’azzurro e agli amici di sempre, a quelli appena conosciuti e al desiderio che ci spinge contro ogni volontà di arrendersi.

…e giuro che non mi lascerò intristire
da nessun piagnucoloso profeta
da nessun artista che mercanteggia
col dolore, da nessun dotto avaro
da nessuno che scorazza nel sangue e me lo spiega
da nessun imbonitore con sue parole soffocanti.

Con amore distillo le parole, parte dei versi di Mariangela Gualtieri e li faccio scorrere nelle vene. Percorrono sontuosi il ricordo, afferrano tracce di memoria, riaffiorano magie che non sapevo neanche di possedere.
Giuro che questa terra non sta per finire. E questo ci rende più coraggiosi di quello che siamo sempre stati, meno prevedibili, convinti che niente di quello che abbiamo lottato, niente di quello che vogliamo costruire per i nostri figli, niente della meraviglia sta per finire. E che il pessimismo degli imbecilli, gli affarucci delle mezze seghe, le presunzioni furtive non hanno futuro. I profeti farlocchi spariranno, i mercanti di ogni arte falliranno, i dotti più finti di una moneta da mezzo euro avari di sapere sono e avari di tutto resteranno, in compagnia dei loro imbonitori e degli illusi delle scurezze assolute.

…Giuro che io salverò la delicatezza mia
la delicatezza del poco e del niente
del poco poco, salverò il poco e il niente
il colore sfumato, l’ombra piccola
l’impercettibile che viene alla luce.

Salveremo il poco e il niente. Porteremo con noi il poco, il semplice, il colore sfumato. E saranno il giardino dove crescerà l’utopia concreta. Alzo gli occhi e vedo mille facce belle, incontrandoci e parlando, con occhi trasparenti e gioia. Nessuno si farà intimidire, né mediaticamente firmeremo la resa incondizionata alla stupidità e all’infelicità brutale dei mistificatori.

A proposito, questa è la poesia intera.

Giuro per i miei denti di latte
giuro per il correre e per il sudare
giuro per l’acqua e per la sete
giuro per tutti i baci d’amore
giuro per quando si parla piano la notte
giuro per quando si ride forte
e giuro per la parola non
giuro per la parola mai
e per l’ebrezza giuro, per la contentezza.
Giuro che questa terra non sta per finire
giuro che io sento a volte una gioia così grande
giuro che la gioia esiste e io la sento
e giuro che non mi lascerò intristire
da nessun piagnucoloso profeta
da nessun artista che mercanteggia
col dolore, da nessun dotto avaro
da nessuno che scorazza nel sangue e me lo spiega
da nessun imbonitore con sue parole soffocanti.
Giuro che io salverò la delicatezza mia
la delicatezza del poco e del niente
del poco poco, salverò il poco e il niente
il colore sfumato, l’ombra piccola
l’impercettibile che viene alla luce
il seme dentro il seme, il niente dentro
quel seme. Perché da quel niente
nasce ogni frutto. Da quel niente
tutto viene.

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