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sabato 7 Dicembre 2019

Sudan, forse scoppia la pace, intesa civili-militari

Governo di transizione a guida alternata, poi il voto. Punto chiave dell’accordo l’inchiesta sugli ultimi massacri. La svolta dopo sette mesi di lotte, scontri e sangue. Festa nelle strade

Il Sudan vuole crederci

Sudan, forse scoppia la pace, intesa civili-militari
Tanti mediatori che ci hanno messo prestigio e faccia: l’Unione africana che ieri ha annunciato l’accordo; il premier etiope Abiy Ahmed ormai prestigioso uomo di pace, e le stesse Forze per la libertà e il cambiamento, l’Ffc, la multiforme alleanza che per tre mesi ha tenuto testa alla giunta militare . Tanti garanti di un accordo a prevalere, questa volta, sugli ancora molti che vorrebbero riportare il Paese africano allo scontro interno e alla dittatura militare.
Una intesa con i militari per evitare le prova di forza che avrebbe certamente prodotto altri crudeli spargimenti di sangue. Mediazione, si diceva, ed «equilibrio dei poteri», contando più che sulla lealtà militare, sulla vigilanza civile e dei testimoni internazionali.

Consiglio sovrano

Ed ecco l’invenzione del ‘Consiglio sovrano’ su cui si è litigato a lungo nel corso dei negoziati: cinque esponenti militari e cinque civili, più un’undicesima figura di garanzia, e qui viene il difficile.
«Per i primi 21 mesi saranno i generali a dare le carte, esprimendo un loro presidente. Viceversa, il governo di transizione a maggioranza civile per cui si sono tanto battuti milioni di sudanesi inizierà solo a quel punto, per condurre il paese alle elezioni nel corso dei successivi 18 mesi. In tutto fanno tre anni e tre mesi di transizione», spiega Marco Boccitto sul Manifesto. Tre mesi per nominare un parlamento transitorio, nel quale l’Ffc avrebbe comunque garantita una larga maggioranza.

Parlamento provvisorio

Da subito dovrebbe insediarsi una sorta vertice tecnico per imbastire le riforme economiche e sociali rivendicate nelle strade del Sudan dallo scorso dicembre, le proteste popolari che hanno costretto i generali, prima ad arrestare il presidente dittatore Omar al Bashir, per trent’anni il loro leader indiscusso, poi l’allontanamento di un manipolo di militari impresentabili.
Ora, sul fronte del Consiglio militare di transizione, il Tmc, la faccia ‘presentabile’ è quella del generale Mohamed Hamdan Dagalo. Presenza comunque ingombrante visto che rispondono a lui le Rapid Support Forces, responsabili dei massacri di queste ultime settimane. Orrore particolare, lo sgombero del sit in di fronte alla sede delle Forze armate con 120 vittime inermi uuccise anche a colpi di machete e corpi gettati nel Nilo.

Commissione d’inchiesta indipendente

Punto decisivo nell’accordo sembra essere il via libera a una commissione d’inchiesta indipendente, sotto l’egida dell’Unione africana, sul comportamento delle forze di sicurezza a partire dall’11 aprile scorso, data d’insediamento della giunta.
«L’esercito sudanese ci ha abituato in queste settimane a ripensamenti improvvisi e bizzosi colpi di mano», sempre Marco Boccitto. «Vedremo se stavolta saprà mordere il freno». Problemi in casa sudanese, a nord e a sud e tutt’attorno. Problemi per lo stesso mediatore Abiy Ahmed, presidente etiope, che nel frattempo a Addis Abeba ha dovuto affrontare uno strano tentativo di golpe, di nuovo a Khartoum lunedì, quando ci sarà la cerimonia dell’intesa. La festa, nelle strade, è già cominciata. Sperando sia cosa vera da festeggiare.

 

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