Ue al femminile, gli strepiti italiani e le obbedienze nascoste

Von der Leyen e Lagarde,
donne alla guida dell’Europa
Delle quattro cariche, due andranno ad esponenti femminili: la presidenza della Commissione europea alla democristiana tedesca Ursula von der Leyen e la presidenza della Banca centrale europea alla francese Christine Lagarde. L’intesa deve ora essere fatta propria dal Parlamento europeo. Non sarà facile.

Quartetto

Ue al femminile, gli strepiti italiani e le obbedienze nascoste
Oltre alle due signore appena citate, il quartetto prevede il Consiglio europeo al liberale belga Charles Michel e il ruolo di Alto Rappresentante per la Politica estera e di Sicurezza al socialista spagnolo Josep Borrell. L’intesa preliminare è stata il risultato di un delicatissimo esercizio di acrobazia politica.

Ursula e Cristine

Ursula von der Leyen, democristiana tedesca di 60 anni, è ministro della Difesa del suo Paese dal 2013, Christine Lagarde, 63 anni, è attualmente direttrice generale del Fondo monetario internazionale, dopo essere stata nel pieno della crisi del 2008 ministro delle Finanze in Francia
Secondo indiscrezioni a margine del vertice, l’idea di proporre la signora von der Leyen alla guida della Commissione è stata del presidente francese Emmanuel Macron.
La cancelliera Angela Merkel ha accettato (se ne è detta «felice»), ma ha preferito astenersi al momento del voto nel Consiglio europeo poiché la scelta non era stata decisa dalla Grosse Koalition che governa il Paese. Utile ricordare che la candidatura von der Leyen, la prima tedesca a presiedere la Commissione dagli anni 60, passerà ora al vaglio del Parlamento europeo.

Problemi in casa socialista

Da Strasburgo, dove si sta riunendo il Parlamento europeo per la sua prima sessione plenaria dalle elezioni del maggio scorso, sono giunte voci critiche da parte socialista. In questi tre giorni, i socialisti hanno visto sfumare la candidatura dell’olandese Frans Timmermans alla guida dell’esecutivo comunitario.

Le due rose e le spine

Il presidente Tusk aveva promesso equilibrio politico, di genere, ma anche geografico. Manca quest’ultimo, e i candidati sono tutti dell’Europa occidentale. Vanificata anche la speranza di un presidente del Parlamento europeo dell’Europa orientale, l’ipotesi del socialista bulgaro Sergei Stanishev, con la elezioni avvenuta alla seconda votazione del dem italiano David Sassoli.

Equilibri geopolitici con i vice

Impegno dell’uscente Tusk, «incoraggiare Ursula von der Leyen a proporre un equilibrio geografico appropriato per la squadra dei suoi vicepresidenti, e se qualcuno mi chiede cosa significhi, credo che l’Europa dell’Est, centrale e l’Italia dovrebbero essere parte di questo processo». Il premier Conte ha detto che l’Italia vorrebbe il portafoglio della concorrenza, un settore nel quale il Paese è stato al centro di numerose procedure di infrazione. Candidato della Lega, nome per ora ignoto.

Chi si accontenta gode

Piccola Italia, dopo Draghi, Mogherini e Tajani. «Con le cariche che ha ottenuto l’Italia potrà orientare la nuova politica economica e sociale dell’Unione europea», sostiene Giuseppe Conte in conferenza stampa a Bruxelles. «A prescindere dai nomi, l’importante è che in Europa cambino le regole, a partire da immigrazione, taglio delle tasse e crescita economica. E su questa battaglia l’Italia sarà finalmente protagonista», sostiene Salvini.

«Procedura d’obbedienza»

L’Italia si salva dalla proceduta di infrazione di bilancio non solo per mercato politico sulle nuove nomine Ue. Obbedisco ma non lo dico, e un grazie a Tria. Disegno di legge di assestamento di bilancio dello Stato, su Reddito di Cittadinanza e Quota 100, per sette miliardi e mezzo. Di fronte al rischio di una multa miliardaria (fino allo 0,5% del Pil), blocco dei fondi strutturali ed esclusione dai programmi d’acquisto della Bce, l’Italia ha scelto di venire a miti consigli con la Commissione, impegnandosi a tagliare di quattro decimali il deficit previsto per l’anno in corso.

Non chiamatela ‘manovra correttiva’

Non la chiamano «manovra correttiva», ma di questo si tratta. Nascosta nel disegno di legge di assestamento, adempimento ordinario nel ciclo di bilancio dello Stato. «Congelati» i risparmi di Reddito di Cittadinanza e Quota 100. Maggiori entrate per 6,2 miliardi e minori spese per un miliardo. Confermato il blocco di 2 miliardi di spese per tutti i ministeri. Probabilmente, questa manovra sposterà al prossimo autunno la partita tra Commissione e governo, quando con la nuova legge di bilancio bisognerà mostrare «misure strutturali» per tenere i conti pubblici nei parametri fissati dalle attuali regole europee.

Tra il dire urlato e il fare, un mare di debiti

Ma l’Italia, per Bruxelles, nonostante sia in stagnazione e registri un tasso di disoccupazione tra i più alti d’Europa, per Bruxelles sarebbe addirittura al di sopra del suo potenziale produttivo e dovrebbe rallentare. Niente politica di bilancio espansiva promessa per creare nuovi posti di lavoro. Più austerità, allora, che non piace al governo che cerca consensi elettorali e a noi che i sacrifico dovremo farli. Più parti governative in commedia per Luigi Pandolfi sul Manifesto. «Un’ala urlante incapace di proposte alternative, al netto di trovate estemporanee, come i minibot, smentite e derise nello stesso governo, e un’ala dialogante, sostanzialmente supina ai diktat della Commissione». Ne vedremo ancora delle belle e ne subiremo molte delle brutte.

Tags: Europa
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