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mercoledì 18 Settembre 2019

Golfo, Iran e uranio e raid israeliani, verso la guerra vera?

Uranio iraniano contro le sanzioni Usa, autodenuncia-avvertimento, ‘raggiunta la soglia massima di arricchimento’.
Intanto gli israeliani sono ripartiti all’attacco in Siria colpendo una decina di bersagli tra basi governative, di Hezbollah e compound dei pasdaran di Teheran

Uranio iraniano anti sanzioni
autodenuncia – avvertimento
e scusa per chi vuole la guerra

Golfo, Iran e uranio e raid israeliani, verso la guerra vera?
Ci siamo. L’impressione degli analisti di mezzo pianeta è che gli americani stiano solo aspettando di accumulare scuse e provocazioni per attaccare l’Iran. E togliersi definitivamente dalla gola tutti i rospi che gli ayatollah gli hanno fatto ingoiare negli ultimi 20 anni. La notizia di ieri è che Teheran avrebbe superato il semaforo rosso, oltrepassando la soglia di arricchimento dell’uranio. Circa 300 chili. Il Ministro degli Esteri Zarif si è autoaccusato, stupendo tutti, di cotanto “traguardo”per altro già minacciato. Da un punto di vista strategico, in questa fase, Khamenei e Rohuani dovrebbero evitare di dare qualsiasi sponda a Trump. Che non vede l’ora di menare le mani.

Orgoglio e pregiudizio

Nella rincorsa alle provocazioni incrociate, proprio alcune settimane fa gli iraniani -gesto d’orgoglio e probabile errore- hanno annunciato che avrebbero ripreso a mettere sotto pressione le loro centrifughe nucleari. Dichiarazione che è stata musica per le grandi orecchie di Dumbo-Trump e per quelle di Netanyahu, sempre più preso dalle sue foie anti-ayatollah. Metteteci pure i sauditi di ben Salman e la guerra mondiale tra sunniti e sciiti è bell’e pronta. Abbiamo già detto che il Trattato nucleare è solo una patetica scusa. La verità è che in ballo c’è la supremazia nel Golfo Persico, col controllo di Hormuz (petrolio e gas liquido). E la spartizione dei pani e dei pesci in Siria.

Raid israeliani in Siria

Proprio di questo hanno parlato Trump e Putin, nel loro incontro bilaterale in Giappone, a margine del G20 (“venti” solo sulla carta, come abbiamo già scritto). Nel frattempo, ieri, tanto per mettere il carico sulla briscola, hanno fatto un numero imprecisato di morti i blitz dell’aviazione israeliana e della Marina, che hanno colpito “almeno 10 obiettivi diversi” tra Damasco e Homs. Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani (Ondus), ci sarebbero sei vittime tra i governativi e i miliziani filo-Assad, mentre altri 10 civili (tra cui alcuni bambini), sarebbero stati uccisi dai missili e dalle bombe di Gerusalemme. Il Comando supremo siriano, parla invece di soli quattro morti.

Bersagli militari, obiettivi politici

Fonti israeliane riferiscono che i raid hanno preso di mira l’aeroporto militare di Mezza; installazioni e compound delle Guardie rivoluzionarie iraniane e di Hezbollah ad al Kiswa, a sud di Damasco; il quartier generale della 1. Divisione siriana; l’Istituto per ricerche belliche di Jumriyah; installazioni dell’esercito governativo a Siniya e altre basi di Hezbollah sparse tra il Distretto di Homs e la catena dei Monti Qalamoun, al confine con il Libano. Da Gerusalemme, fonti legate ai servizi di intelligence, fanno sapere che l’attacco era stato programmato da tempo, ma che gli Alti comandi di Netanyahu, applicando la strategia del “wait and see”, aspettavano di vedere come sarebbe andato a finire il vertice tra Putin e Trump, sulla spartizione della Siria.

B-Team (Bolton, Bibi e Bin arabi)

Accertato che non è stato tirato fuori manco un ragno dal buco, gli israeliani hanno deciso di lanciare un segnale dei loro, urbi et orbi, per far capire che il Libano e l’Alta Galilea sono e restano regioni che saranno difese anche con una guerra preventiva. E, in cauda venenum, ieri il Direttore del Mossad, Yossie Cohen, tanto per gettare un’altra tanica di kerosene sul fuoco, è tornato a esaminare la storiaccia degli attentati alle petroliere, nel Golfo di Oman: secondo lui, non ci sono dubbi. Sono stati gli iraniani. Cohen ha messo così un altro sassolino nelle calzature di Trump. Che contravvenendo al famoso detto, dimostra di avere scarpe grosse e cervello ancora più grossolano.

AGGIORNAMENTI

L’Iran supera i limiti di uranio
Trump, ‘giocano col fuoco’

Redazione ANSA, Washington

‘Iran lo aveva minacciato e ora dalle parole è passato ai fatti, superando per la prima volta la fatidica soglia dei 300 chilogrammi di uranio arricchito consentiti dallo storico accordo sul nucleare del 2015. Si tratta di una quantità ancora insufficiente per arrivare a realizzare una bomba atomica, ma quello che Teheran lancia al mondo intero è un segnale forte: la Repubblica islamica non intende piegarsi alla linea dura di Donald Trump, che proprio un anno fa abbandonò quell’accordo voluto da Barack Obama e dal presidente iraniano Hassan Rohani. E lo stesso tycoon non l’ha presa bene, avvertendo l’Iran che “sta giocando col fuoco”.

La prima a dare la notizia della violazione dell’intesa è stata l’agenzia iraniana Fars. Notizia poi confermata sia dall’Aiea, l’agenzia atomica delle Nazioni Unite, sia dal ministro degli Esteri iraniano Javad Zarif, uno dei massimi artefici dell’accordo del 2015 insieme all’ex segretario di Stato americano John Kerry. “L’Iran con un passo significativo avanza verso la produzione di armi nucleari”, l’allarme lanciato ancora una volta dal premier israeliano Benyamin Netanyahu. In realtà per arrivare alla bomba atomica la quantità di uranio arricchito necessaria – spiegano gli esperti – è di circa 800-900 chilogrammi.

Ma non c’è dubbio che quella di Teheran rappresenta una svolta che manda in fumo impegni che erano stati fissati nero su bianco dopo anni e anni di pressioni e di negoziati con gli Usa e l’Europa. Del resto per Zarif l’Iran ha tutto il diritto di riprendere a ritmo più sostenuto la produzione di uranio arricchito, visto che i primi a violare l’intesa – ha ribadito anche oggi – sono stati gli Usa: prima uscendo dall’accordo del 2015, poi imponendo nuove sanzioni contro Teheran. Inoltre l’Europa – è la denuncia iraniana – nonostante continui a difendere l’intesa stracciata dalla Casa Bianca di Donald Trump non è stata in grado di mettere in moto quel meccanismo finanziario promesso da Londra, Parigi e Berlino e in grado di bypassare le sanzioni Usa, che solo sul fronte delle vendite di petrolio sono costate all’Iran almeno 50 miliardi di dollari.

Se la preoccupazione è quella di un’escalation dalla conseguenze imprevedibili con Washington, alcuni osservatori sottolineano come quella di Teheran potrebbe essere una tattica negoziale per mettere in difficoltà Trump, anche di fronte agli alleati europei, e convincerlo a tornare sui suoi passi. Del resto più volte il tycoon ha lanciato un segnale di apertura verso l’Iran con l’obiettivo di avviare le trattative per una nuova intesa sul nucleare. Per ora però l’Iran ha respinto ogni avance: prima Washington rientri nell’accordo del 2015 e rispetti i suoi impegni, poi si potrà pensare a sedersi di nuovo attorno a un tavolo.

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