• 19 Febbraio 2020

Trump surprise oltre il 38°parallelo, assieme a Kim la forza delle vanità

Trump, tre passi in Corea del Nord

Trump surprise oltre il 38°parallelo, assieme a Kim la forza delle vanità
Il presidente degli Stati Uniti che varca il confine della zona demilitarizzata tra le due Coree e mette il piede in quella del Nord senza dichiarazione di guerra, abbracciato con leader supremo e capo di tutto, Kim Jong-un. Poi il leader di Pyongyang lo segue al Sud dove lo aspetta l’altro padrone di casa, il sorridente Moon, e vanno a parlare senza che nessuno delle due squadre diplomatiche abbia potuto coordinare nulla oltre ai saluti. Nessuna firma di pace in vista per una guerra che ormai marcisce in soffitta dal 1953, non è ancora storia, ma mossa vincente tutta a favore del candidato presidente Usa Donald Trump in corsa per il suo secondo mandato.

Due amiconi in attesa di verifiche

  • Kim a Trump, «E’ un piacere rivederti. Non mi sarei mai aspettato di incontrarti in questo posto».
  • Trump a Kim, «Passare oltre quella linea è stato un grande onore. Ci siamo incontrati e ci siamo piaciuti, dal primo giorno».
  • Giornalista impiccione, quando Kim negli Usa?
  • Trump. «Lo inviterei in questo esatto momento. Io penso che quanto è avvenuto sia un fatto storico, un grande giorno per il mondo».
  • Kim, che non deve essere rieletto, «stiamo cercando di superare i problemi del passato, per creare un futuro migliore».
  • Trump, «Tutti si aspettavano che fossimo destinati alla guerra, e invece stiamo parlando. Questo è già molto».

Programma Seul, poi la pensata

Visita programmata a Seul dopo il G20 di Osaka. L’idea di invitare Kim per una stretta di mano venuta davvero all’ultimo momento, facilitata dal presidente sudcoreano Moon. Quanto può valere concretamente questo gesto, si chiede Paolo Mastrolilli su La Stampa. Per ora siamo solo alla ‘photo opportunity’. Immagini che fanno comodo ad entrambi, anche al Kim non elettorale, legittimato al massimo livello. Ma per risolvere davvero i problemi serve un negoziato professionale dettagliato, che finora non ha sbloccato la situazione, perché Pyongyang non ha mai avuto davvero l’intenzione di rinunciare totalmente alle armi atomiche, polizza assicurativa sulla vita del giovane Kim. In tanto con qualche volpe sotto l’ascella a vendere speranze in attesa dei fatti.

Compreresti un’auto usata da quei due?

Sospetti diffusi e giustificati rispetto a due personaggi che hanno litigato spesso con la verità. Ma se scopo della conversazione privata era riavviare il negoziato, allora applausi. A partire da quelli del Papa, stamane dopo l’Angelus. «Prego che tale gesto significativo costituisca un passo ulteriore nel cammino della pace, non solo su quella penisola ma a favore del mondo intero», invoca Francesco. «Al di là del simbolismo di quella “tranquilla passeggiata oltreconfine”, -considera Federico Rampini, solitamente poco tenero verso l’uomo di Washington- va riconosciuto a Trump questo merito: da quando lui ha capovolto l’atteggiamento verso Kim Jong-un, passando dagli insulti, i suoi insulti, tipo “folle ometto-razzo”, e dalle sue minacce, “fuoco e distruzione”, alle lusinghe e ai summit bilaterali, i test atomici e missilistici tacciono. Il problema, ieri come oggi, la coerenza di una linea politico diplomatica affidata alle ‘estrosità caratteriali’ del personaggio.

Perché con Kim si e con l’Iran no?

Il partito degli oppositori di Trump e degli scettici, punta sulle tante opacità di questo disgelo. Ogni volta che gli americani hanno tentato di ottenere impegni concreti sulla denuclearizzazione, Kim si è tirato indietro. Non risulta sul tavolo nessuna richiesta sui diritti umani, ma ormai è noto al mondo che l’amministrazione Trump bada più ad esportare merci con dazi favorevoli, che democrazia. Ma la contraddizione maggiore, vera, di sostanza, resta nel divario di atteggiamento con cui Trump tratta Kim rispetto agli ayatollah iraniani che l’accordo sul nucleare, garantisce l’Europa e il resto del mondo, lo stanno rispettando. Il problema è che lì Trump non vuole (o non può) dissociarsi da Israele e Arabia Saudita, fautori della linea dura con Teheran. Anche se le tentazioni elettorali sono forti. Colpo di scena bis a cancellare anche i 40 anni di tensione con l’Iran, e secondo mandato certo. Salvo non si faccia convincere per la guerra.

rem

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