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sabato 7 Dicembre 2019

In 20 a chiamarsi Grandi in attesa di difficile controprova

‘Forum dei capi di Stato e di governo che affrontano le questioni più rilevanti per le economie globali’. Così si raccontano. Ne fanno parte 19 Paesi più la Ue. Il G20 rappresenta oltre l’80 per cento del Pil mondiale.

G20, più correttamente Gruppo dei 20.
Forum dei capi di Stato e di governo che affrontano le questioni più rilevanti per le economie, poi, se capita, si parla anche di altro, vedi guerre in corso e quelle in preparazione. Esiste anche un forum dei ministri delle finanze e dei governatori delle banche centrali creato dopo le grandi crisi finanziarie dei mercati emergenti del 1997, con l’obiettivo di favorire la cooperazione con le economie in via di sviluppo, alternativa di allora ai muri. Ne fanno parte 19 Paesi più la Ue. Il G20 rappresenta oltre l’80 per cento del Pil mondiale.

Ed è subito rissa

In 20 a chiamarsi Grandi in attesa di difficile controprova
ANSA – Prime scintille tra Usa e Cina in avvio di G20, avendo sullo sfondo Huawei. «I Paesi non possono svilupparsi a porte chiuse – ha detto il presidente Xi Jinping nella prima sessione sulla governance dei prodotti digitali -. Una governance dei dati efficace non dovrebbe solo facilitare l’applicazione dell’analisi di raccolta e il flusso di dati, ma anche rispettare il diritto all’autogestione per tutti i Paesi». Secca la risposta di Donald Trump: «C’è necessità di assicurare resilienza e sicurezza delle nostre reti 5G. Questo è essenziale per la nostra sicurezza e prosperità condivise».

Cina Usa e il mondo di domani

Le due superpotenze che domineranno i prossimi decenni litigano oggi per definire i rapporti di forza di domani, e il resto del mondo attorno, con Putin terzo incomodo che grazie al pessimo Trump, pende adesso più verso oriente con quel po’ di risorse energetiche e armamenti che si porta appresso. Partner, rivali o nemici giurati? Si chiede Pierre Haski, France Inter. «Potrebbe essere il vertice più importante degli ultimi anni», ma incerte previsioni. «Se il vertice organizzato a margine del G20 di Osaka, si incaglierà sul tema del commercio, al centro di un negoziato ormai da mesi, l’escalation della tensione tra la Cina e gli Stati Uniti andrà avanti e coinvolgerà altri ambiti. Le conseguenze colpiranno il mondo intero per le dimensioni dei due paesi e della destabilizzazione che ne seguirà». Problema tra gli altri, la personalità dei protagonisti, ed è subito l’impietoso confronto Reagan-Trump.

Patti possibili con l’instabile Trump?

Donald Trump e Xi Jinping, ben diversi da Nixon-Mao e da Reagan-Gorbaciv. «Da un lato l’imprenditore, teatrale e statunitense fino al midollo, narcisista e sicuro di sé; dall’altro il figlio di un compagno di Mao che ha raggiunto i vertici del Partito comunista cinese fino a diventarne il numero uno, più discreto ma altrettanto coriaceo», ci ricorda Haski. Trump e Xi (l’americano per il tempo incerto della sua presidenza) potranno mai trovare un accordo? Basta decidere su cosa si intende per “accordo”, ricordandoci tutti che Trump è in piena campagna elettorale, e ha bisogno di poter vantare vittoria.

Vertice imprevedibile

L’equilibrio tra gli interessi nazionali e l’alchimia personale tra i due leader rende il vertice del tutto imprevedibile, è la valutazioni condivisa e diffusa. «A prescindere dal risultato del vertice: oggi le condizioni di un reale partenariato tra i due giganti del ventunesimo secolo non esistono. Siamo molto lontani da un mondo bipolare armonioso». Conclusione finale oltre le valutazioni di Haski, FranceInter su Internazionale, la rivalità tra Cina e Stati Uniti sarà l’elemento centrale anche nei prossimi anni, forse decenni, ben al di là dei mandati di Trump (forse a breve scadenza), e dello stesso Xi, leader a vita, i due personaggi che oggi hanno in mano l’economia e la stabilità mondiali, cosa che non rassicura molto.

E il passato idillio Trump Putin?

Trump aggressivo come sempre, e un po’ di più, rileva Federico Rampini su Repubblica, sbeffeggia i dibattiti televisivi dei suoi avversari democratici, elogia l’ultra destro brasiliano Bolsonaro in chiave anti Maduro, e attacca ancora una volta l’Europa. Amici e nemici elementari, per lui. Poi scherza con Putin sulla presunta barzelletta delle interferenze russe sulla sua elezione. Ma il fantasma Russiagate è ancora lì, e forse gli fa ancora un po’ di paura, costretto a far finta di riderne quando dei giornalisti carogna gli chiedono di Robert Mueller, il suo inquisitore chiamato ad una deposizione davanti al Congresso. A spiegare la differenza tra la ‘non prova di colpevolezza’ e una dichiarazione di innocenza. L’italiana insufficienza di prove.

Trump G20 a caccia di voti in casa

Idillio Trump Putin tante volte tentato e sempre affondato. Fallito per minaccia Russiagate e per incapacità di una parte in particolare. La decisione Usa di ritirarsi dal trattato che limita le armi nucleari, ad esempio, un trattato che non includeva la nuova superpotenza cinese. Ma l’ostacolo americano sulla ‘via della seta’ resta il commercio bilaterale, con Trump per ora preferisce giocare ad amici nemici minori. Bolsonaro super, nonostante lo scandalo che stra travolgendo l’inquisitore di Lula messo il galera per far strada all’avversario. Trump applaude la rielezione del nazionalista indù Modi e litiga subito con l’Europa sui soldi e sul commercio, libero, ma solo come vuole lui. La commissaria Ue alla concorrenza, Margrethe Vestager, combattiva contro Amazon e Google, accusata di ‘odiare l’America’. Dazi a tasse buoni solo quelli che decide lui.

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