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sabato 25 Gennaio 2020

Ebola in Congo, è emergenza ma anche un grande affare

Ebola in Congo. L’epidemia diventa sempre più grave e rischia di espandersi. Il quadro sanitario è segnato da questioni di sicurezza e culturali. Problema maggiore, vere e proprie fake news che minano la fiducia negli operatori sanitari. Assalti ai centri di cura e attacchi di milizie armate. Ebola è anche un grande affare per l’entità delle risorse che sposta nelle regioni colpite e sono in molti a volerle controllare.

Ebola in Congo è emergenza

Ebola in Congo. «L’emergenza sanitaria più complessa della storia». Per John Johnson di Medici senza frontiere (Msf), l’epidemia di Ebola in corso nella Repubblica democratica  del Congo è entrata in una fase che desta grandi preoccupazioni. I morti accertati, da quando si è scoperto il primo focolaio 11 mesi fa, sono arrivati a 1500, ma le persone che hanno contratto il virus hanno superato abbondantemente le 2000.

Donne e bambini a rischio

L’epidemia attuale è la seconda più grave della storia, il tasso di mortalità riguarda il 67% dei malati, e a rischio sono soprattutto donne e bambini. Si teme dunque che si possa ripetere la epidemia che tra il 2013 e il 2016 colpì tre Paesi dell’Africa occidentale, Sierra Leone, Liberia e Guinea, con 28600 casi e 11300 morti.
Il problema principale, secondo Msf, è quello di arginare il propagarsi della malattia, sebbene esista la possibilità di vaccinarsi. Anche in Uganda ora sono stati individuati tre casi di Ebola nello stesso nucleo familiare. Purtroppo due componenti della famiglia sono morti mentre il terzo è stato fatto rientrare in Congo.

Fake news e credenze ancestrali

Il quadro generale sanitario è anche segnato da questioni di sicurezza e culturali. Molte persone rifiutano di curarsi in quanto ritengono la malattia inesistente, frutto di una cospirazione ai loro danni. Il problema maggiore di Ebola in Congo è provocato da vere e proprie fake news che minano la fiducia negli operatori sanitari.
Le bufale corrono principalmente su Wathsapp aumentando il numero dei decessi. Ad esempio fonti locali parlano della convinzione, da parte dell’etnia Nande, che Ebola sia stato usato dai loro nemici proprio per sterminarli in quanto popolazione coinvolta in un sanguinoso conflitto armato.

Medici nel mirino

Per questo si verificano attacchi ai centri di cura, giunti al culmine nel caso di Richard Mouzoko Kiboung, un epidemiologo camerunense ucciso il 19 aprile scorso. Una situazione così grave che ha costretto l’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) in Nord-Kivu e nell’Ituri a «sospendere ogni sua attività di lotta all’Ebola». Nel nord est del Congo operano uomini armati della milizia Mai Mai e di organizzazioni islamiste come l’Allied Democratic Forces affiliata allo Stato Islamico. A causa degli scontri le popolazioni scappano moltiplicando le possibilità di contagio, così come conferma Marie-Claire Kolie, medico guineano operativo a Butembo.

L’epidemia è un grande affare

Intanto cresce il sospetto che l’ondata di terrore nei confronti dei medici non sia solo il risultato d’isteria e sfiducia, dietro gli attacchi ci sarebbe una strategia relativa a interessi economici di figure locali in contrasto con il governo centrale e colluse con le milizie.
Ebola infatti è anche un grande affare per l’entità delle risorse che sposta nelle regioni colpite e sono in molti a volerle controllare. Per Michael Ryan, direttore esecutivo alla Oms, il cambiamento climatico, la deforestazione, i movimenti migratori di massa e le situazioni di conflitto armato renderanno le epidemie sempre più frequenti costringendo all’impiego di grandi capitali per fermarle, con il risvolto di una sempre minor sicurezza.

 

 

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