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sabato 14 Dicembre 2019

Etiopia, tentato golpe e il fortunato premier del Paese che cambia

Abiy Ahmed, il premier che sta cambiando l’Etiopia, e i suoi nemici.
Il generale accusato di essere a capo del fallito golpe in Etiopia è stato ucciso in un conflitto a fuoco con le forze di sicurezza, annuncia il premier Abiy Ahmed. Il golpista, Asamnew Tsige, è stato ucciso nella regione settentrionale di Amhara. Terzo tentativo di uccidere o deporre il primo ministro etiope, uomo di pace, ma non in casa.

Il premier che sta rivoltando l’Etiopia
odiato da alcuni, ma molto fortunato

Etiopia, tentato golpe e il fortunato premier del Paese che cambia
Il primo ministro etiope Abiy Ahmed è un uomo molto molto fortunato. Nell’ultimo anno è sopravvissuto a tre tentativi di ucciderlo o di deporlo. Lo scorso giugno, un anno fa, è sfuggito a un attacco a colpi di granate che ha ucciso una persona e ne he ferite molte altre attorno a lui, rimasto incredibilmente illeso. A ottobre il suo ufficio nella capitale, Addis Abeba, è stato circondato da soldati in sommossa che minacciavano di ucciderlo a causa dei salari bassi, ma lui li ha convinti a demordere. Fortunato e convincente. E sabato scorso è uscito illeso da un tentativo di colpo di stato militare, e siamo alla stretta attualità.
Agenzia ANSA – «Il generale di brigata accusato di essere a capo del fallito golpe in Etiopia è stato ucciso in un conflitto a fuoco con le forze di sicurezza governative. Lo ha detto il portavoce del premier, Nigussu Tilahun. Il generale Asamnew Tsige – ha detto – è stato ucciso oggi in uno scontro a fuoco presso Bahir Dar, nella regione settentrionale di Amhara. Le forze governative gli davano la caccia dopo che militari ai suoi ordini avevano attaccato una riunione del governo regionale».

Il primo ministro etiope Abiy Ahmed

«Sgominato golpe nell’Amhara»

Cinque morti tra cui il capo di Stato maggiore Seare Mekonnen, il governatore Ambachew Mekonnen e un procuratore regionale. Il primo ministro etiope Abiy Ahmed, attribuisce la regia al generale golpista Asamnev Tsige, ucciso ieri nello scontro con le forze di sicurezza. Ma chi è questo odiato ma stra fortunato premier? Abiy Ahmed, lo scorso anno, è stato candidato al Nobel per la pace l’anno come campione del disgelo tra i Paesi del Corno d’Africa. Ora i problemi di pace li ha in casa.
Ieri la sua apparizione in tv, inusualmente vestito in tuta mimetica, ad annunciare il fallito tentativo di golpe nella regione degli Amhara, la seconda etnia del paese.
Il tentato colpo di Stato sarebbe stato orchestrato dal generale ucciso. Situazione incerta e confusa, con ben due ‘scene del delitto’; Adis Abeba, la capitale, e Bahir Dar, città principale dello Stato degli Amhara.

La difficile geo-politica etiope

Secondo la ricostruzione del governo centrale, nella notte tra sabato e domenica un commando guidato dal generale golpista Tsige a Bahir Dar, avrebbe fatto irruzione nel palazzo del governatore dello Stato, Ambachew Mekonnen, uccidendolo assieme al procuratore generale dello Stato dell’Amhara, Migbaru Kebede. Poco più tardi ad Adis Abeba, nella residenza del capo di Stato maggiore, Seare Mekonnen, nominato un anno fa dal premier a capo dell’esercito etiope, veniva ucciso da una sua guardia del corpo.
A completare lo scenario da golpe come da manuale, connessioni internet quasi completamente bloccate e il premier Ahmed dagli schermi televisivi invita i concittadini a non dare comunque ascolto a informazioni non provenienti da fonti governative. Il generale golpista ucciso era stato rilasciato solo un anno fa  con amnistia per il tentato golpe contro il defunto dittatore Meles Zenawi. Premier molto fortunato e generale golpista ripetitivo e poco abile.

I popoli Amhara e quelli del Tigray

Chi meglio conosce l’area, William Davison, del centro di ricerche geopolitiche International Crisis Group, ricorda la storica rivalità etnica tra i leader degli Amhara e quelli del popolo del Tigray. Da quando Abyi Ahmed è andato al governo, come certifica l’Onu, le violenze etniche non sono diminuite, ‘anzi’, ci ricorda Rachele Gonnelli sul Manifesto.
Abiy Ahmed è considerato da molti osservatori internazionali, la migliore possibilità per l’Etiopia di rompere il ciclo di tirannie che ha rovinato la sua storia moderna. L’Etiopia, ci ricorda Gwynne Dyer su Internazionale, «È il secondo paese dell’Africa (102 milioni di persone) e una delle economie in più rapida crescita del mondo, ma la sua politica è stata maledetta». «Nel secolo scorso è passato da una monarchia medievale alla dominazione fascista (è stata conquistata dall’Italia di Mussolini negli anni trenta), per poi tornare a una tirannia solo leggermente meno medievale per altri trent’anni, fino a un colpo di stato guidato dai marxisti nel 1974».

Dal ‘terrore rosso’ ad oggi

Il periodo del ‘Terrore rosso’, imperatore e mezzo milione di altri etiopi assassinati, quasi da Kmer rossi. Poi, 1991, fine del sovietismo all’africana. Scontri tra opposte fazioni ribelli militarizzate e brutali. Dal 2015 circa tre milioni di etiopi sono diventati profughi interni, principalmente a causa di lotte per la terra. Fino all’anno scorso, quando ‘la difficile matassa’ è stata messa nelle mani di Abiy Ahmed. Quattro grandi gruppi etnici, che si sono combattuti l’un l’altro nel corso della lunga storia del paese, e una miriade di piccoli gruppi etnici, col paese che è anche diviso tra una maggioranza cristiana e una importante minoranza musulmana.
A peggiorare il pasticcio, il fatto che uno dei più grandi gruppi etnici, quello dei tigrini, dominava la parte militare e quindi il regime con elezioni pro forma, portando il Paese alla disperazione. Fino all’aprile 2018, quando il sistema di potere si arrende alla fame e consegnato la guida del governo ad Abiy Ahmed sperando nel miracolo.

La presidente della repubblica di Etiopia Sahle-Work Zewde

Fronte democratico rivoluzionario

Il Fronte democratico rivoluzionario del popolo etiope, al potere e con ben scarse attitudini alla democrazia, nelle mani di Abiy Ahmed, e tutto cambia. Abiy è certamente uomo di partito, ma è giovane ed è un riformatore che può andare bene a tutti. «Suo padre era musulmano, sua madre era cristiana. Essendo un oromo, appartiene ai più bassi gradini dell’ordine gerarchico etnico etiopico (nessun oromo ha mai ricoperto un incarico così elevato). Parla fluentemente afaan oromo, amarico, tigrino e inglese. Ed è un uomo molto moderno», la sintesi di Gwynne Dyer.
Molto moderno, molto deciso, molto veloce. Subito fine allo stato di emergenza e ha cambiato quasi tutti gli ufficiali militari di alto livello. Ha nominato un governo composto per metà da donne, più una donna come presidente e una a capo della corte suprema, cosa incredibile e da rivoluzione reale e casalinga, in un Paese dove dominano in gran parte le tradizioni tribali e maschiliste. Abiy Ahmed a rilasciato migliaia di prigionieri politici, ha liberato i mezzi d’informazione, ha messo la leader del partito di opposizione alla guida della commissione elettorale e l’ha incaricata di organizzare delle elezioni libere nel 2020. Speriamo che lui ci arrivi e possa magari vincerle. Poi ha fatto pace e riaperto il confine con l’Eritrea dopo vent’anni di guerra calda e fredda. Tutto questo in poco più di un anno.

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