venerdì 19 luglio 2019

Drone spia abbattuto dall’ Iran, ritorsioni Usa solo minacciate?

Una rappresaglia militare dopo l’abbattimento mercoledì notte di un velivolo senza pilota americano da parte dell’Iran. C’è chi la dà per partita e poi fermata da Trump. Teheran denuncia la violazione del suo spazio aereo. Washington replica, aereo colpito lontano dal confine. Tifosi per la guerra e paure nel mondo.

Ritorsione Usa, si, no, forse

Drone spia abbattuto dall’ Iran, ritorsioni Usa solo minacciate?
Per Al Arabiya era rappresaglia certa. «La Casa Bianca deciderà nelle prossime ore la rappresaglia contro l’Iran», precisava la tv araba, con dettagli militari. Forse sarà un «raid chirurgico» contro i Guardiani della rivoluzione, oppure, «un attacco massiccio contro l’Iran con la collaborazione degli alleati nella regione e con la partecipazione della Gran Bretagna», riferisce Michele Giorgio su Nena News.
Raid d’attacco già partiti ma fermati in volo, fonte New York Times ripresa su La Stampa. Gli attacchi programmati nelle prime ore di oggi, bombardamenti limitati, con l’obiettivo di non fare vittime per non creare una escalation incontrollabile. «Una ripetizione dei raid del 7 aprile 2018 contro installazioni militari in Siria, dopo i presunti attacchi chimici contro i ribelli a Douma, e di quelli del 2017 contro un base aerea siriana, sempre con stessa motivazione», precisa Giordano Stabile.
Poi cosa sarebbe accaduto? Donald Trump, dopo le minacce di sempre, «L’Iran ha commesso un grande errore», avrebbe approvato raid mirati contro obiettivi iraniani, radar e batterie di missili anti-aerei, ma ha cambiato idea all’ultimo momento e i cacciabombardieri già in volo sono stati fatti tornare indietro, rivela il New York Times. Timori di possibile escalation in casa Usa con il candidato democratico Joe Biden che denuncia come la politica provocatoria dell’Amministrazione nel Golfo sta trascinando il paese in una nuova guerra.

Cosa è accaduto, cosa potrebbe accadere

Legittima difesa del proprio spazio aereo violato da parte di Teheran, o missile che insegue e colpisce il drone spia quando già sorvola lo stretto di Hormuz, spazio aereo internazionale? Su questo, se non sarà vera guerra, sentiremo litigare le parti da qui all’eternità, senza mai una certezza, e tifoserie libere di schierarsi.
I Pasdaran dicono di aver lanciato un missile terra-aria contro il velivolo senza pilota vicino a Kouh-e Mobarak, nella zona del porto di Jask, dopo che «si era infiltrato nella provincia costiera di Hormozgan, nel sud del paese», che si affaccia sullo Stretto di Hormuz. Secondo il generale Joseph Guastella, del Comando centrale Usa Usa invece il drone è stato abbattuto mentre si trovava a circa 34 km dal punto più vicino all’Iran. Anche su questo punto si giocherà la partita che potrebbe sfociare nella possibile rappresaglia americana.
Inviti a mantenere la calma giungono da più parti, e ciò avrebbe spinto Trump a frenare. Dopo la ‘dichiarazione di guerra via tweet’, toni meno bellicosi. «Immagino che qualcuno abbia compiuto un errore nell’abbattere il drone. Ho la netta sensazione che qualcuno ottuso e stupido abbia compiuto un errore», ha detto ai giornalisti. Pasdaran cattivi contro gli stessi Ayatollah? Frenata politica da parte del dichiarante versatile che ora dice e subito dopo si contraddice.

Strano drone e intenzioni sospette

Il drone colpito, confermato da fonti americane, è RQ-4 Global Hawk Northrop Grumman, costo ammesso di 131 milioni di dollari, più o meno come un F-35, costo reale sommando quelli di sviluppo, circa 222,7 milioni di dollari per esemplare. E ad abbatterlo non è stato neanche uno dei razzi terra-aria più evoluti di Teheran, ma un missile della serie SAM, di produzione russa. «L’Iran non intende fare la guerra a nessuno ma è pronto alla guerra», avverte Hossein Salami, comandante dei Guardiani della Rivoluzione.
Confermata la riunione del 28 giugno dei ministri degli esteri di Cina, Russia, Germania, Francia e Gran Bretagna, i Paesi garanti dell’accordo nucleare con l’Iran, stracciato unilateralmente dagli Usa di Trump. L’ultima opportunità per salvare l’accordo prima della risposta di Theran alle sanzioni Usa che ne strangolano l’economia. Fine delle sanzioni o inizio reale dell’arricchimento dell’uranio per la bomba atomica.
Riyadh, attraverso il suo ministro degli esteri lancia il sasso e nasconde la mano. Adel Jubeir, da un lato sostiene la ‘contrarietà dell’Arabia saudita a un conflitto nel Golfo’, dichiarazione politica, e dall’altro esorta la comunità internazionale a «inibire» il comportamento dell’Iran, posizione pratica. Il premier israeliano Netanyahu non si nasconde e rivolge un appello «a tutte le nazioni che amano la pace e la sicurezza di sostenere gli sforzi americani rivolti contro l’aggressione iraniana». Per la pace facciamo la guerra.

 

AVEVAMO DETTO

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