venerdì 19 luglio 2019

70 milioni di persone in fuga, muri e porti chiusi, illusioni e inganni

Migranti. I dati del Global Trends 2018 dell’Unhcr: in 20 anni raddoppiati rifugiati, richiedenti asilo e sfollati. Quasi tutti si trovano in un Paese povero. I dati Onu e l’analisi di Piero Orteca. Nella foto, profughi dell’Honduras verso il Guatemala.

Global Trends Onu 2018
Bugie correnti svelate:
1, la maggioranza delle persone in fuga rimangono all’interno del loro paese, senza varcare alcuna frontiera internazionale. Sono i 41,3 milioni di sfollati interni, il 58,57% del totale.
2, le destinazioni principali di chi è costretto a lasciare la propria casa sono gli stati confinanti, solitamente in condizioni economiche e di sicurezza relativamente migliori.
3, ‘poor to poor’, da paesi poveri a paesi poveri, nell’83% dei casi.
4, i minori rappresentano il 50% del totale delle persone in fuga.
Nel 2018 poco meno di 594 mila rifugiati sono tornati a casa, solo 92 mila e 400 sono stati reinsediati (meno del 7% di quelli in attesa), mentre 62 mila e 600 hanno acquisito una nuova cittadinanza

 

Orteca:
la vera emergenza ancora non esiste

70 milioni di persone in fuga, muri e porti chiusi, illusioni e inganni

Oggi la Giornata mondiale del rifugiato. Beh, allora diamo i numeri dopo quelli dati quotidianamente dai nostri politicanti. L’ultimo report dell’Alto Commissariato Onu, che è di ieri, dovrebbe chiarire anche ai ciechi la vera portata del fenomeno migratorio. Mentre qui ci si azzanna per qualche migliaio di richiedenti asilo, costretti a fare il giro del Mediterraneo, bussando e invocando soccorso, a ogni ondata, uno scoglio sì e uno scoglio no, altri 41 milioni aspettano di poter scappare dal loro Paese. Tecnicamente vengono definiti “internally displaced”, cioè povericristi che non hanno più casa e vagano e si accampano senza meta, non avendo manco la possibilità di varcare i loro confini, perché anche un dollaro in tasca per loro è un miraggio. Figurarsi avere i 3-5 mila dollari per pagarsi il biglietto sui gommoni che partono dalla Libia.

Sono loro i più poveri dei poveri, gli ultimi degli emarginati. I senza-casta che non fanno notizia, perché nessuno li vede. E nemmeno prova a immaginarli. Certo, non è molto “trendy” chiedere quante migliaia di bambini muoiono ogni giorno tra Sahel, Corno d’Africa e Nigeria. Molto più facile commuoversi per quei quattro gatti che sbarcano stralunati dopo mille peripezie. Così è se vi pare, diceva Pirandello. Ma qui, per interpretare un tale scasso politico, sociale e umano, forse non basterebbe il Gregor Samsa della “Metamorfosi” di Kafka. No. Ci dovremmo affidare alle pagine de “L’uomo senza qualità” di Musil. Perché assolutamente “senza qualità” sono i politicanti chiamati a gestire un’emergenza che non è ancora “emergenza”. Mandateli a guardarsi i numeri e capiranno che lo tsunami umano deve ancora cominciare.

Il report delle Nazioni Unite, “Global trends”, parla di almeno altri 25 milioni di rifugiati giunti a destinazione in tutto il mondo e di altri 3,5 milioni di richiedenti asilo “in attesa di giudizio”. E all’UNHCR avvisano che si tratta di cifre stimate per difetto. Perché mancano, ad esempio, i quattro milioni scappati dal Venezuela per fame. Attenzione, poi. Stiamo parlando solo di profughi in fuga da guerre, violenze e soprusi assortiti. Se nel mazzo ci mettiamo fame (e, soprattutto, sete) le previsioni sballano e si perde il conto. E allora, ripetiamolo ancora una volta. Riproponiamo il “mantra” del perfetto demografo, che studia flussi migratori ancora irrisori per la loro portata. Nelle parzialissime valutazioni dell’Onu, tanto per capirci, non sono ipotizzati gli esodi biblici che potrebbero essere provocati dall’instabilità religiosa (che è anche politica, etnica e culturale) di alcuni “giganti” africani.

Un nome a caso? La Nigeria. 190 milioni di abitanti e almeno 30 milioni di possibili “esodati”, anche domani mattina. I quali piglierebbero la strada della “Libyan trail”, per puntare alle coste del Mediterraneo. Che puoi vuol dire Sicilia. In questo senso, le ipotesi fatte dal traballante primo ministro di Tripoli, Serraj, sono straordinariamente ottimistiche. Se salta il tappo non dovremo fronteggiare un’ondata di 800 mila richiedenti asili. No. La contabilità è di diversi milioni. In una botta. Il secondo articolo della Convenzione di Ginevra, il Trattato di Dublino e l’accordo Search and Rescue ce lo impongono. Abbiamo sbagliato a firmare? Questa suona molto come la scusa di chi cerca sempre di buttarla nel solco dell “circonvenzione d’incapace”. Beh, forse c’è qualcosa di vero. Perché se c’è chi ti prende in giro e tu sei proprio un incapace, allora in Italia vai al governo. Ergo: dobbiamo onorare tutti i nostri impegni. Pagare e sorridere, please.

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