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lunedì 14 Ottobre 2019

L’Onu: bin Salman, l’erede saudita, dietro l’omicidio Khashoggi

L’Onu accusa. Un rapporto di 100 pagine firmato dalla relatrice speciale dell’Onu Agnes Callamard. Nel documento emergono indizi credibili sulle responsabilità del principe ereditario saudita Mohammed bin Salman nella morte del giornalista Jamal Khashoggi.

L’Onu accusa bin Salman

L’Onu accusa bin Salman, l’erede al trono saudita. Un rapporto di 100 pagine firmato dalla relatrice speciale dell’Onu Agnes Callamard. Nel documento emergono indizi credibili sulle responsabilità del principe ereditario saudita Mohammed bin Salman nell’assassinio di Jamal Khashoggi.
Il reporter saudita del Washington Post, fortemente critico nei confronti del regime, era entrato il 2 ottobre dello scorso anno nel consolato del suo paese ad Istanbul. Da allora era sparito, solo dopo depistaggi e tentativi di insabbiamenti venne a galla la verità: Khashoggi era stato ucciso, vittima quasi certamente di un tentativo di rapimento da parte di agenti sauditi. Il suo corpo probabilmente fatto a pezzi.
Da queste evidenze il rapporto Onu definisce il caso come “un crimine internazionale del quale lo Stato dell’Arabia Saudita è responsabile in base alle leggi internazionali sui diritti umani”. “Un’esecuzione deliberata e premeditata” senza troppi giri di parole.

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Le registrazioni che incastrano i sauditi

La relatrice speciale delle Nazioni Unite ha potuto esaminare le registrazioni dell’incontro tra Khashoggi e i suoi interlocutori. Uno scambio di battute nel quale il giornalista sembra opporre resistenza alle richieste di “cooperazione”. Poi voci concitate, forse una colluttazione, e un ansimare. Particolari agghiaccianti raccolti da agenti dei servizi segreti turchi e di altri paesi che fanno pensare ad un’aggressione per iniettare un sedativo al giornalista. Poi il soffocamento con un sacchetto di plastica.

I “giochetti” di Riad

Quello che si configura dunque è un omicidio extragiudiziale oltre ad una lesione dei diritti umani. Inoltre la relatrice Callamard pone l’accento sulle responsabilità del regno saudita che nell’indagine non ha rispettato gli standard internazionali richiesti. Riad ha infatti messo sotto accusa 5 agenti condannandoli a morte ma asserisce che avrebbero agito alle spalle di bin Salman. Un tentativo di discolparlo che per le Nazioni Unite rappresenta un tradimento della buona fede e un’accusa di ostacolo alla giustizia.
Per l’Onu “lo Stato saudita non ha riconosciuto pubblicamente la sua responsabilità nell’uccisione di Khashoggi, nè ha offerto le sue scuse alla famiglia, agli amici e ai colleghi per la sua morte e per il modo in cui è stato ucciso”. Appare così poco rilevante il tentativo, venuto alla luce pochi mesi fa, di offrire denaro ai parenti della vittima, una circostanza che ha fatto molto discutere suscitando numerosi sospetti ma che per Callamard è discutibile che costituisca “un risarcimento ai sensi del diritto internazionale sui diritti umani”.

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Caso non isolato, imbarazzo Usa

Si tratta di capire ora quale risvolti assumerà il caso che potrebbe anche allargarsi. Il rapporto intero infatti mette in luce come molti dissidenti politici rifugiati all’estero sono spesso vittime dell’azione di agenti sotto copertura o addirittura di elementi non riconducibile direttamente ad uno Stato. Su questo le reazioni sono state fino ad ora timide, al di là di un parziale blocco delle forniture di armi all’Arabia Saudita, da parte dei tedeschi, poco altro è avvenuto.
Ma probabilmente l’aspetto più interessante è quello delle reazione Usa al rapporto dell’Onu. Washington è uno storico alleato di Riad ma sta montando il fastidio mostrato sia da esponenti Democratici che Repubblicani per questo imbarazzante legame. E’ difficile che Donald Trump possa rinunciare ad un partner fondamentale per la sua politica nel Medio Oriente ma dovrà sicuramente tenere conto delle manifestazioni anti saudite che si stanno già svolgendo in diverse parti del mondo.

 

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