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martedì 15 Ottobre 2019

Egitto, Morsi fa paura anche morto, sepolto di nascosto

L’ex presidente sepolto al Cairo. La famiglia: “Negati i funerali pubblici”. La preghiera funebre nella prigione di Tora. Il figlio: le autorità egiziane hanno rifiutato di permettere la sepoltura nel governatorato di Sharqiyya, terra di origine del leader dei Fratelli Musulmani

Egitto, Morsi fa paura anche morto,
sepolto di nascosto, allerta massima
L’ex presidente egiziano Mohamed Morsi, morto ieri al Cairo per un arresto cardiaco dopo un’udienza del processo in cui era imputato per spionaggio, è stato seppellito nella zona orientale della capitale, a Nasr City, con un importante dispositivo di sicurezza. Ammessa soltanto la presenza della famiglia.
Morsi, che aveva 67 anni ed era il leader dei Fratelli Musulmani, era stato il primo presidente eletto del post-Mubarak: rimosso dal potere con un colpo di Stato guidato dall’allora suo ministro della Difesa e oggi presidente dell’Egitto Abdel Fattah al Sisi, era detenuto dal 2013.

Il non militare eletto dal popolo

Il Cairo. L’ex presidente, per valutazione di molti analisti politici l’unico democraticamente eletto, era stato deposto dal golpe di al-Sisi nel 2013. Da allora, molti i retroscena di ingerenze ‘esterne’ della sua defenestrazione, al colpo di stato del 2013, dopo un anno dalla sua elezione, mai realmente chiariti. La famiglia aveva denunciato la «morte lenta» cercata dal regime: 23 ore di isolamento e assenza di cure mediche nella famigerata prigione di Tora. Un possibile boomerang per il regime, Timore di proteste dei Fratelli musulmani e Stato di allerta.
“E’ morto in tribunale. Da presidente-detenuto. Da testimone scomodo di ciò che è stata la ‘contro rivoluzione’ messa in atto da un potere militare che ha represso nel sangue la protesta di piazza e instaurato il regime del “presidente a vita”: il generale Abdel Fattah al-Sisi”, commenta Umberto Di Giovannangeli sull’Huffington Post.

La breve presidenza Morsi

Morsi, 67 anni, era detenuto dal 3 luglio 2013, giorno in cui i militari guidati dal generale al-Sisi lo hanno deposto con la forza. Era sotto processo con l’accusa di spionaggio, ma scontava già diverse condanne, tra cui un ergastolo. Una precedente condanna a morte era stata annullata nel novembre 2016 dalla Cassazione.
Dal 2015 era detenuto nella famigerata sezione Scorpion del carcere di Tora, riservata ai prigionieri politici, «progettata in modo tale che chi entra non può uscirne, se non da morto», precisa Pino Dragoni sul Manifesto. Lì ha vissuto in isolamento per 23 ore al giorno, avendo contatti solo con le guardie, costretto a dormire sul pavimento, un trattamento assimilabile alla tortura secondo gli standard internazionali.
Da quando era entrato a Tora i familiari lo avevano potuto visitare solo due volte. Lui stesso in un’udienza del 2017 denunciava le sue gravi condizioni di salute, un diabete aggravato dall’assenza di cure, che gli aveva provocato la quasi totale perdita della vista a un occhio.

Morte preannunciata

In un articolo apparso sul Washington Post lo scorso anno, il figlio Abdullah denunciava che la negligenza sanitaria fosse voluta, in modo da causarne il decesso «per cause naturali» il più rapidamente possibile. Un’inchiesta condotta da alcuni parlamentari britannici era giunta alla conclusione che «se Morsi non riceverà presto adeguate cure mediche, la conseguenza potrebbe essere la sua morte prematura».
Ingegnere metallurgico, con un dottorato negli Stati uniti, Mohamed Morsi torna in Egitto nel 1985 per insegnare all’università. Espressione dell’ala conservatrice della Fratellanza musulmana, dal 2000 al 2005 è membro del parlamento dove, all’epoca il movimento islamista, ancora considerato illegale, viene in parte tollerato dal regime di Hosni Mubarak.

Storia di ‘eletti’ in divisa

Nel 2012, nelle prime elezioni presidenziali post-rivoluzione, la Fratellanza decide di candidare Morsi dopo l’esclusione dell’uomo d’affari Khairat el-Shater, esponente dell’anima imprenditoriale del movimento. Morsi vince per un pugno di voti -polemiche e accuse incrociate di brogli- contro Ahmed Shafiq, esponente del vecchio regime, diventando il primo presidente non militare democraticamente eletto nella storia del paese.
Alle spalle, la storia di autoritarismi e golpe militari dalla cacciata del Re. Un anno di imperio da colpo di Stato per il generale Muhammad Naguib, sino alla Unione Socialista Araba di Gamal Abdel Nasser, che resta al potere sino alla morte, 8 settembre 1970. Segue un altro generale, Anwar Sadat, ucciso nel 1981. Subentra Hosni Mubarak, sino alll’11 febbraio 2011. Poi, l’illusione di primavere arabe, che hanno portato a Mohamed Morsi -il primo civile al comando- e all’attuale ex generale Abdel Fattah al-Sisi.

 

AVEVAMO DETTO

Egitto e democrazia: jihad eletta di Morsi o laicismo in divisa?

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