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venerdì 20 Settembre 2019

Mine fantasy, uomini rana fantasma, a ognuno il suo colpevole utile

«Iran il primo sospettato e il più improbabile», titola il quotidiano israeliano Haaretz. «Gli Stati Uniti si sono precipitati a puntare il dito su Teheran, ma nessun servizio di intelligence al mondo è riuscito a scoprire chi ci sia esattamente dietro questo attacco. E anche se lo sapessero, cosa potrebbero fare senza rischiare una guerra mondiale?».
Le scomposte accuse americane e soci sauditi all’Iran, e i legittimi contro sospetti rispetto ad una crisi internazionale creata dalla rottura americana sul nucleare iraniano. E Mosca che avverte protagonisti e tifosi vari, «incidenti in grado di scuotere le fondamenta dell’economia mondiale». Una nuova crisi petrolifera mondiale

Mine fantasy, uomini rana e fantasmi. Elegantemente malizioso il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov. «Non abbiamo dimenticato i vasetti con la polvere bianca che nel 2003 il segretario di Stato americano Colin Powell aveva mostrato al Consiglio di Sicurezza dell’ONU come prova della presenza delle armi di distruzione in Iraq».
La grande bugia americana di allora, e le tentazioni di stessa matrice oggi. E di fronte ad una America di Trump aggressiva col mondo intero, una Russia composta e ragionevole: «Abbiamo imparato ad essere prudenti nelle nostre valutazioni e come in passato esortiamo a valutare con sobrietà la situazione ed aspettare che compaiano alcuni dati convincenti».
Gran finale prima di dare la parola a Piero Orteca per una sua analisi, le forti preoccupazioni russe: «Questi incidenti sono davvero in grado di scuotere da soli le fondamenta dell’economia mondiale, pertanto le accuse infondate difficilmente possono essere prese in considerazione».

Sempre nucleare iraniano
sospetti e incubo di chi ?

Qui nessuno vuole convincere nessuno. Ma permetteteci di alzare il ditino e invitare tutti quanti a una riflessione, cominciando dagli analisti, proseguendo coi colleghi giornalisti e finendo coi nostri rispettabilissimi lettori. Molti dei quali non sapevano manco in quale carta geografica fosse lo Stretto di Hormuz, ma che ora, dopo l’abbuffata di notizie di questi giorni, una cosa l’hanno capita: se scoppia una guerra tra Iran e Stati Uniti siamo persi. Potremo mettere le auto da parte e rassegnarci ai velocipedi. O a scarpinare con la lingua di fuori. Sì, perché dopo gli ultimi attacchi ad altre due petroliere, nel Golfo di Oman, (quasi all’uscita del “collo di bottiglia” del Golfo Persico) Trump promette vendetta.

Asse Trump-Bolton

Un filmato di dubbia qualità (e di dubbia affidabilità) diffuso dal Pentagono dimostrerebbe che a piazzare le mine magnetiche sulla chiglia delle navi sarebbero stati gli “uomini-rana” dei Pasdaran. Si vede infatti un “barchino” stracarico di (presunti) miliziani, togliere un oggetto adagiato sulla fiancata della petroliera. C’è puzza di bruciato. E non per il kerosene andato in fiamme. La cosa potrebbe essere un trappolone diplomatico ben orchestrato, come avvenne all’epoca delle famose prove sulle armi di distruzione (pardon, forse sarebbe meglio dire di “distrazione”) di massa, di Saddam Hussein. Che non c’erano e vennero fabbricate a tavolino dalla Cia. Bene. Cioè, male, perché qualcuno bara.

Colpevole troppo scontato

Chi si intende un pochino di storia militare, sa che gli esplosivi vengono sistemati sotto la linea di galleggiamento delle navi, per affondarle. Andatevi a vedere a che altezza i “terroristi” tolgono la molto presunta mina magnetica. Solo un idiota l’avrebbe piazzata là, così in alto. E poi, chi la stacca lo fa senza alcuna precauzione, come se si trattasse di un innocuo pacchetto per le feste di Natale. Seconda perplessità. Se a manifestare dubbi siamo noi (e non solo) transeat, ma se a esprimerli è uno degli specialisti tra i più prestigiosi (ed equilibrati) di un giornale israeliano, allora qui gatta ci cova.

Haaretz onesta

Zvi Bar’el, autorevolissimo corrispondente di guerra di Haaretz scrive testualmente: “Oman attack. Iran is the immediate, but unlikely suspect”. Che tradotto per le spicce suona così: “Attacco in Oman. L’Iran è il primo sospettato, ma il più improbabile”. E pubblicato da un giornale che ha le sue brave “entrature” nel Mossad, qualcosa vorrà pur dire. Che sanno ad Haaretz? Certo, a Trump fischieranno le sue grandi orecchie di Dumbo che si porta appresso e che sembrano cotolette. Ma così proprio i suoi alleati più fidati gli rovinano la “piazza”. Anche perché con nuove elezioni “ante portam” a Gerusalemme, in molti non vedono l’ora di sbarazzarsi di Netanyahu e delle sue pericolosissime tresche con la Casa Bianca. Bar’el si fa cento domande.

Servizi segreti dove?

Diversi servizi segreti, non solo quelli israeliani, dormivano? O, fa capire l’analista, forse c’erano dentro fino al collo? Sembra tutto così “logico” (a chiacchiere) da essere tremendamente illogico. L’Iran, in questo momento, non ha alcun interesse a cercare lo scontro. Khamenei ha fiutato il vento che tira, e sa che tutti, tranne quell’infoiato di Trump, tremano al solo pensare a una guerra nel Golfo Persico. Anche gli inglesi, sempre ruffianamente vicini alla Casa Bianca, balbettano scuse banali. Perché non sanno che pesci pigliare. Il Ministro degli Esteri, Jeremy Hunt, dice che sì, che forse, che probabilmente, gli americani hanno ragione. Ma voi lo sapete di chi è la ragione seconda la vulgata corrente…

Anche Londra frena

E siccome a Downing Street, per dirla in anglo-napoletano, “nisciunu è fesso”, Hunt invita ognuno, in maniera poco “british”, a farsi, diciamo e perbenisticamente parlando, “i cavoli suoi”. Prima che diventino amari. Gli analisti israeliani (visto da dove viene la predica, dovrebbe tornare l’udito ai sordi e la vista ai ciechi) aggiungono che la linea diplomatica di Teheran è chiara. Stare con due piedi in una scarpa e convincere l’Europa e le altre potenze (Cina e Russia sono già straconvinte) che a scherzare col fuoco è Trump. E sicuramente qualche altro “convitato di pietra”. Un nome a caso? L’Arabia Saudita di bin Salman, padrino (e padrone) del blocco sunnita, che vede gli sciiti iraniani come fumo agli occhi.

A chi serve la guerra

Una bella guerra gli risolverebbe mille problemi, dalla supremazia regionale, all’estrazione della spina nel fianco yemenita. I ribelli Houthis lo stanno mettendo a dura prova e gli stanno facendo girare i barracani. C’è un’altra possibilità interpretativa. E cioè che le Guardie rivoluzionarie di Teheran vogliano giocare una partita tutta per conto loro. Difficile. La verità è che qualcuno gioca sporco. L’ex Primo ministro del Qatar, Sheikh Hamad Bin Jassim Al Thani, in un’intervista al Daily Telegraph, ha cantato come un uccellino, affermando che il vero potere “destabilizzante” nella regione è quello dell’Arabia Saudita. Presto, molto presto, riproporremo le lamentazioni delle faide che circolano all’interno della galassia sunnita. E ci saranno sorprese.

 

 

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