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martedì 15 Ottobre 2019

Maxi blackout, mezzo Sud America al buio: come, perché, e noi?

Cinquanta milioni di persone senza energia, ma con lo sconto sui numeri, e non è solo buio. Ospedali e strutture industriali e commerciali in crisi in Argentina, Uruguay, Cile, Perù, e in alcune parti del Brasile meridionale.
Come può accadere e la conseguenze potenziali anche nella nostra interconnessa Europa.

Non è solo buio

Maxi blackout, mezzo Sud America al buio: come, perché, e noi?
Maxi blackout in Argentina, in Uruguay, in Cile e in alcune parti del Brasile meridionale, che è mezzo mondo latino americano. Un guasto al sistema di interconnessione elettrico dichiara la società di fornitura elettrica argentina Edesur che tenta di minimizzare su 50 milioni di popolazione colpita, la nostra piccola Italia, in quattro giganteschi Paesi latino americani interessati e coinvolti. Col trucco della mala fede si è parlano di ‘buio’, ma è un buco nella fornitura dell’energia che fa funzionare me macchine salva vite negli ospedali, i sofisticati sistemi di controllo di infinite industrie, poi i magazzini alimentari, per arrivare al frigo di casa. Oltre ovviamente a treni, tram, metropolitane ed aeroporti.

Il tilt il sistema comunicativo

Dal sito web del quotidiano argentino La Nacion veniamo a sapere che ‘dopo alcune ore’ (quante?), la distribuzione di energia elettrica è stata ripristinata in alcune regioni dell’Argentina (Cuyo, Noa e Comahue). Per il resto dei Paesi coinvolti, buio informativo totale. Secondo l’agenzia nazionale argentina per l’energia -la responsabile di partenza del blackout a catena sulle cui conseguenze stanno raccontando frottole- in un comunicato rilanciato dal quotidiano La Nacion promette che la normalizzazione della situazione è in corso e «potrebbe richiedere alcune ore». Da quando a quando? Città di fatto paralizzate anche per il traffico veicolare in assenza di qualsiasi segnalazione che lo regoli .

Non solo Argentina

Sintesi del poco di certo. Il maxi blackout non colpisce solo Buenos Aires ma anche le province argentine di Santa Fe e San Luis, che si stavano preparando alle elezioni locali. Interessate, arriva conferma, anche parti di Brasile e Paraguay, Bolivia, Cile e Perù. Lo stop intorno alle 7 di mattina. Secondo quanto riportato dalla Bbc, il black out si sarebbe verificato intorno alle 7 della mattina locali (12 europee), provocando l’immediato stop della rete ferroviaria e della segnaletica stradale. Il tutto in una domenica mattina nella quale in alcune città e regioni argentine sono in corso elezioni locali. Svariate le testimonianze dell’accaduto sui social media, mentre mancano dati su eventuali tragedie umane che tutti temono dovranno presto essere registrate.

L’Italia ieri, ma ancora oggi…

Fu il 28 settembre 2003 il più grande black-out della storia d’Italia, alle 3.30 di notte, quando a Roma si stava tenendo la Notte Bianca e trentamila passeggeri si trovavano a bordo di treni in tutta la penisola, un gigantesco black-out paralizzò il Paese. La sospensione dell’energia elettrica che coinvolse tutto il paese fatta eccezione della Sardegna, e che durò fino alla mattina. I trasporti ferroviari si bloccarono, si bloccarono le metropolitane ed i tram, si spensero i semafori ed i lampioni. Anche gli ospedali rimasero al buio, ma per fortuna i gruppi elettrogeni di emergenza entrarono in funzione scongiurando conseguenze drammatiche per i pazienti collegati alle macchine. 59 milioni di italiani vennero interessati dal blackout, che ebbe un impatto meno grave solo perché il 28 settembre era domenica.

L’altro aspetto emergenziale fu quello degli ascensori bloccati e dei treni rimasti fermi là dove si trovavano. Circa trentamila passeggeri rimasero per ore bloccati sui treni. Alla stazione Termini venne allestita una tendopoli della Protezione Civile. La corrente tornò gradualmente nella giornata del 28 settembre: prima il Nord, poi il Centro (a Roma la corrente iniziò a tornare intorno alle 13) ed infine il Sud, dove venne riallacciata in serata. Il maxi black-out venne scatenato dalla caduta di un albero finito su un traliccio della linea svizzera ad altissima tensione Lavorgo-Mettlen, alle 3.01 di mattina. Quella caduta creò un effetto domino, che si riflesse rapidamente su tutta la rete italiana. In quel momento l’Italia stava importando dall’estero il 25% del carico totale. Il black-out del 2003 mise in evidenza le fragilità del sistema elettrico italiano, troppo dipendente dall’estero, in un paese dove il consumo di energia era cresciuto esponenzialmente negli ultimi anni.

 

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