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martedì 15 Ottobre 2019

Navi in fiamme, a chi conviene una nuova guerra del petrolio

Mine, uomini rana, droni? Gli ordigni e chi spara le accusa più grosse. Trump contro l’Iran. Teheran contro i sospettabilissimi sauditi e loro alleati mediorientali noti.
Trump in campo con minacce quasi da ultimatum. Gli ayatollah, indignati, denunciano ‘trucchi per giustificare una guerra’. Che sarebbe catastrofica per tutti.
Che ruolo hanno Israele e Arabia Saudita?

Mine, uomini rana, droni?
Ordigni e chi le spara più grosse

Navi in fiamme, a chi conviene una nuova guerra del petrolio
Crisi Iran-Usa: i toni salgono e, anche se non conviene proprio a nessuno, la guerra potrebbe essere più vicina. Una eventualità non proprio da scartare, che incendierebbe il Golfo Persico e rischierebbe di mettere in ginocchio l’economia mondiale. Ieri è entrato fragorosamente in campo Donald Trump, con un’intervista a Fox tv. Il Presidente americano ha puntato furiosamente il dito contro gli ayatollah, accusando la Teocrazia persiana di avere ideato e orchestrato l’attacco contro le due petroliere, giovedì mattina, nel Golfo di Oman. Usando toni minacciosi, l’inquilino dello Studio Ovale non ha escluso alcuna possibilità di reazione. Nel contempo, mentre qualcuno parla di “droni”, come avevamo anticipato nell’edizione di ieri, riferendoci a mine magnetiche utilizzate da “uomini-rana”, l’intelligence Usa, tramite il Pentagono, ha diffuso un video in cui si vede un barchino di “Guardie rivoluzionarie iraniane” disinstallare dalla fiancata di una nave un possibile ordigno esplosivo.

Iran coi giapponesi in casa

Immagini sono alquanto confuse e ‘leggibili’ a convenienza, anche se a detta delle autorità statunitensi dimostrerebbero la parte avuta dagli ayatollah nella vicenda. Apprese le accuse, a Teheran hanno sputato fuoco e fiamme, sostenendo che si tratta di patacche costruite a tavolino per infangare l’Iran e giustificare la campagna d’aggressione americana. Che, secondo loro, finirà con un attacco preventivo progettato già da tempo. Nella capitale persiana replicano dicendo che i tempi dell’attacco e l’oggetto (c’è in ballo una petroliera giapponese) sono stati scelti “speciosamente” per mettere in difficoltà la “Guida Suprema”, Alì Khamenei, che proprio nello stesso lasso di tempo stava ricevendo ufficialmente il premier nipponico, Shinzo Abe. Tra l’altro, latore di un messaggio della Casa Bianca, che Khamenei si è ostinatamente rifiutato di leggere, respingendo la nota al mittente.

Oltre il ‘legittimo dubbio’

Tutti gli analisti sottolineano come la tensione, finora bene o male sotto controllo, possa esplodere, col bandolo della matassa che scappa di mano alla diplomazia. Certo, anche loro non sono definitivamente convinti della “manina” iraniana. Ma secondo il corrispondente di guerra della BBC, Frank Gardner, il video diffuso dal Pentagono questa volta sembrerebbe accusare proprio gli ayatollah. Jeremy Hunt, Ministro degli Esteri britannico, si è detto “quasi sicuro” della colpevolezza iraniana. Anche se, nello stesso report, gli specialisti della prestigiosa televisione britannica, esprimono altre perplessità. Gli strateghi non si sanno spiegare perché Teheran dovrebbe rischiare la guerra giusto in questo momento, quando sta cercando di convincere il mondo della sua buona volontà. Che, in effetti, per quanto riguarda il Trattato sul nucleare, è conclamata. Insomma, cui prodest? In questo caso, chi gioca sporco sono gli americani. E i loro alleati.

Chi soffre di ‘Iranofobia’?

Più di un sospetto, per quella che viene definita “Iranofobia”, si addensa su Israele e sull’Arabia Saudita. E poi, il problema è, al solito, il controllo della “catena di comando”. Se a qualche sottoposto dovessero prudere le mani, un’azione di guerra improvvisa e non concordata ci farebbe precipitare in un clima stile “crisi di Cuba”, quando evitammo un conflitto nucleare tra superpotenze per un pelo. Qui, però, i rischi sono altri. A parte il perverso “effetto domino” sulle relazioni internazionali, una guerra nel Golfo Persico porterebbe alla chiusura dello Stretto di Hormuz e al blocco di gran parte dell’esportazione petrolifera della regione. Con conseguenze devastanti sull’economia mondiale. Ricordiamo che, recentemente, “droni” yemeniti hanno attaccato anche le “pipelines” che, via terra, portano il greggio dagli Emirati e dai pozzi sauditi a Est, fino ai terminali sul Mar Rosso.

Aggirare il blocco di Hormuz

Strategia utilizzata per aggirare, appunto, il possibile blocco di Hormuz. Gli analisti, però, ritengono che in caso di ostilità, anche queste installazioni sarebbero esposte ad attacchi capaci di distruggerle. Insomma, tutto sembra congiurare per un aumento del prezzo dell’energia (quello del greggio è salito oltre il 4% in poche ore) e per un’ulteriore botta all’economia del pianeta, che già ansima in condizioni precarie, dopo la battaglia sui dazi doganali voluta da Trump. Il quale, indubbiamente non ancora sazio, sembra infoiato dal demone della guerra a ogni costo, dato che continua a scaricare le sue nevrosi politiche nel campo “minato”, è il caso di dirlo, delle relazioni internazionali.

IL SOSPETTABILISSIMO FILMATO USA
CON UNA DECINA DI ‘ASSALTATORI’
TANTO PER NON DARE NELL’OCCHIO

 

DA GERUSALEMME ERIC SALERNO

Eric Salerno Persino gli analisti israeliani guardano con sospetto l’accusa americana che ad attaccare due petroliere nel Golfo sia stata l’Iran.

AVEVAMO DETTO

Hormuz, colpite altre due petroliere, Usa-Iran nuova guerra del Golfo?

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