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martedì 15 Ottobre 2019

Epidemia di morbillo a New York: NoVax ed ebrei ultraortodossi

Emergenza sanitaria. L’amministrazione dello stato di New York, è stata costretta ad abolire tutte le esenzioni dalle vaccinazioni concesse per motivi religiosi. L’epicentro del contagio nella zona di Brooklyn dove vive la maggioranza della comunità ebraica ultraortodossa. Tutto ciò mentre l’epidemia di morbillo comincia ad invadere altri stati, almeno 28, con più di 1000 casi accertati. Nel 2017 si stima che la malattia abbia ucciso 110mila persone nel mondo.

Emergenza sanitaria

Emergenza sanitaria. Tutto è cominciato nell’ottobre dello scorso anno quando a New York si sono registrati i primi casi di morbillo. La malattia ha continuato ad espandersi e ad aprile 2019 si è arrivati a 400 contagi. Una progressione di 60 casi a settimana che ha costretto il sindaco democratico della “Grande Mela”, Bill de Blasio, a dichiarare lo stato di emergenza sanitaria. Alcune zone tra cui Brooklyn vengono indicate come l’epicentro della malattia. Proibito andare a scuola per i bambini non vaccinati anche se un tribunale sembra aver respinto questa ordinanza.
Ma una situazione che poteva ritenersi sotto controllo, anche se con misure attente, rischia ora di diventare una questione ben più importante tanto da minare la stessa convivenza civile negli Stati Uniti. Giovedì 13 giugno, questa volta l’amministrazione dello stato di New York, è stata costretta ad abolire tutte le esenzioni dalle vaccinazioni concesse per motivi religiosi.
Il governatore Andrew Cuomo ha quindi ha firmato un provvedimento che ha precedenti simili solo in California, Arizona, West Virginia, Mississippi e Maine. Tutto ciò mentre l’epidemia di morbillo comincia ad invadere altri stati, almeno 28, con più di 1000 casi accertati.

Gli ebrei ultraortodossi

A New York è stato accertato che il contagio è partito dalla zona di Williamsburg (Brooklyn), un quartiere dove risiede la maggioranza della comunità di ebrei ultraortodossi particolarmente contrari alle vaccinazioni.
Una limitata branca confessionale dunque coincide con il movimento “no vax” che ha preso piede anche in altri paesi occidentali. A saltare è stata la cosiddetta “immunità di gregge”, per cui se i vaccinati superano una percentuale sopra il 95%, l’intera comunità è protetta dalla malattia.

Il vaccino ‘non kosher’

In realtà numerosi ebrei tradizionalisti vaccinano ormai i loro figli ma nella comunità si è fortificata una corrente contraria particolarmente  forte. Responsabile è un’organizzazione chiamata PEACH (Genitori per l’Educazione e il Supporto della Salute dei Bambini). Attraverso una campagna basata su notizie, quasi sempre false (collegamento vaccini-autismo mai provato), ha coinvolto alcuni rabbini che hanno influenzato i fedeli. Come nel caso del rabbino di Brooklyn, Rabbi William Handler, ferocemente “no vax”.
Molti di questi religiosi sostengono che i vaccini non siano “Kosher” cioè puri. «Contengono DNA di scimmia, topi e maiali, e siero fetale bovino, tutti proibiti dalle regole alimentari kosher»,ha dichiarato al New York Times l’organizzazione PEACH. Un’ eventualità smentita dalla maggioranza della comunità ebraica newyorchese.
PEACH ha comunque provocato diversi danni, ad esempio con la diffusione del Vaccine Safety Handbook. una guida per genitori piena di bufale e che riporta anche le istruzioni di alcuni rabbini contrari ai vaccini, che ha avuto una notevole circolazione a New York.

Un ritorno al passato

In questa maniera, una malattia che negli Stati Uniti era stata eliminata dal novero di quelle endemiche nell’anno 2000, ritorna ad essere un pericolo. Uno sfogo cutaneo, tosse, raffreddore e febbre alta, che di solito raggiunge picchi intorno ai 40 C, può essere la causa di molte complicazioni, dalla polmonite all’encefalite che interessa il cervello e il resto del sistema nervoso centrale contenuto nella scatola cranica. Senza contare otiti di media entità.
Nel 2017 si stima che la malattia abbia ucciso 110mila persone nel mondo.

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