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venerdì 6 Dicembre 2019

Brasile, giudice killer contro Lula ora rischia il posto di ministro

Problemi politici per il superministro della giustizia Sergio Moro, ed ex discusso giudice della prima condanna a Lula.
Il Supremo Tribunale del Brasile riprenderà il dibattito sulla richiesta dell’ex presidente dopo le rivelazioni su un complotto tra il ministro della Giustizia e procuratori per evitarne la rielezione.
Possibile inchiesta parlamentare sull’inchiesta che ha portato Bolsonaro alla presidenza.

Brasile all’ultra destro Bolsonaro
fuori Lula per trama giudiziaria

Brasile, giudice killer contro Lula ora rischia il posto di ministro
Richiesta di scarcerazione per l’ex presidente Luiz Inácio Lula da Silva alla Corte Suprema. Giudizio rinviato dopo la pubblicazione dei messaggi scambiati nel corso dell’inchiesta tra Sergio Moro, ex giudice e ora ministro della Giustizia, e i pm che condicevano l’indagine. Col giudice presunto terzo che dava indicazioni agli accusatori. Le rivelazioni del sito d’inchiesta ‘The Intercept’ di Glenn Greenwald, noto per aver diffuso i segreti di Edward Snowden. Problemi politici per il neo superministro della giustizia ed ex discusso giudice della prima condanna a Lula.

 

Juiz Sergio Moro

Moro (Sérgio) di vergogna?

A difendere con più foga l’ex inquirente screditato, l’ala militare del governo di ultra-destra a partire dal vice, l’ex generale Hamilton Mourão. Al momento, improbabili le dimissioni di Moro da ministro, come chiesto da una parte dell’opinione pubblica, ma la partita per il governo è in salita. Alla Corte Suprema la richiesta di scarcerazione Lula, ma sotto esame i comportamenti dell’allora giudice Sergio Moro. Contro attacco sulle origini delle intercettazioni telefoniche , a prescindere dalle cose dette. Artifizi giuridici che non placano la bufera mediatica.

Sintesi dei fatti allora

The Intercept con un archivio segreto in parte ancora da svelare sull’indagine che ha portato alla carcerazione dell’ex presidente Lula favorito nella corsa alla presidenza vinta da Bolsonaro grazie alla sua esclusione. Secondo il giornalista Usa Greenweald, a capo di The Intercept, Sergio Moro e molti procuratori hanno agito spinti da ‘motivi ideologici e politici’, con documenti sull’esistenza di ‘una cospirazione impropria e poco etica tra Dallagnoll e Moro’. Lula, candidato vincente fuori gioco. Vittoria elettorale di Bolsonaro, e Sergio Moro nominato ministro della Giustizia col controllo totale su indagini e forze dell’ordine.

Moro ha i giorni contati?
Possibile inchiesta su Lava Jato

Dal Brasile, Claudia Fanti riposta che il ministro Sérgio Moro avrebbe i giorni contati. «E il peggio, per lui, è che probabilmente è solo l’inizio». Il co-fondatore di Intercept Glenn Greenwald ha già fatto sapere che nell’archivio in suo possesso, esiste molto altro materiale compromettente sull’ex giudice. A cominciare dalle conversazioni ancora non divulgate da cui, ha anticipato il giornalista, «si evince che Moro stesse pensando alla possibilità di accettare l’invito rivoltogli da Bolsonaro a far parte del suo governo già prima del secondo turno delle elezioni». E qui non saremmo più all’etica ma alla corruzione vera e propria.

Politica scossa dallo scandalo

Ovviamente la contro parte reagisce come può e come sa fare. Le milizie digitali di Bolsonaro hanno già minacciato di morte il giornalista, e famigli. Tra i deputati ‘bolsonaristi’, Carlos Jordy invoca la chiusura di Intercept e l’espulsione di Greenwald, cittadino statunitense residente a Rio de Janeiro, oltre a raccogliere firme per la creazione di una commissione di inchiesta sul presunto hackeraggio dei cellulari del pool ‘Lava Jato’, smentito anche da Telegram, l’applicazione usata dal pool. Difesa aggressiva ma d’ufficio, tra enormi imbarazzi, per chi già lo descriveva come successore naturale di Bolsonaro.

Inchiesta parlamentare

«Da ogni parte, tra le forze politiche, le associazioni di giudici, sulle reti sociali, sulla stampa, piovono sul ministro richieste di dimissioni. E nel Congresso acquista sempre più corpo l’ipotesi di una commissione parlamentare di inchiesta sulla sua condotta e su quella della task force della Lava Jato», scrive il Manifesto.
Interessante ciò che ci ricorda Il Foglio: «Bolsonaro, nonostante l’appellativo di ‘Trump brasiliano’ e gli apprezzamenti di Matteo Salvini, tecnicamente non è un sovranista. Piuttosto, è ancora legato al modello di destra autoritaria in politica ma liberista in economia di cui fu proprio il sud America un laboratorio mondiale attraverso il regime di Pinochet in Cile».
Utile promemoria per distratti.

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