martedì 25 giugno 2019

Castrazione chimica in Alabama, passa la legge che piace ai leghisti

Castrazione chimica. Per la governatrice dell’Alabama, Kay Ivey, si tratta di un «un passo verso la protezione dei bambini», per altri un attentato ai diritti umani. In Italia plaudono i leghisti che preannunciano un provvedimento simile ma la scienza è contraria.

Castrazione chimica in Alabama

Castrazione chimica. Per la governatrice dell’Alabama, Kay Ivey, si tratta di un «un passo verso la protezione dei bambini», per altri un attentato ai diritti umani. Nello stato più controverso degli Usa passa dunque la legge che istituisce la pena della castrazione chimica per coloro che si sono macchiati di reati sessuali contro minori di 13 anni.
La firma della governatrice è arrivata ieri nell’ultimo giorno utile e rende esecutivo il decreto che, già neI marzo scorso, era stato portato avanti dal rappresentante repubblicano Steve Hurst. I due rami del Parlamento dell’Alabama lo avevano poi approvato il 31 maggio in attesa della decisione della Ivey. Non chiarito nel dibattito sulla discussa legge contro sui di preannunciano infiniti ricorsi, il perché del limite dei 13 anni della vittima per la pena della castrazione. A 13 anni e mezzo, è meno violenza sessuale?

La govenatrice pro castrazione e anti aborto

Trattamento farmacologico

La nuova legge prevede che i condannati si debbano sottoporre, a loro spese E per un periodo deciso da un giudice, ad un trattamento farmaceutico, somministrato attraverso punture o compresse, un mese prima della loro scarcerazione. I farmaci, almeno secondo quanto si evince dal testo della legislazione introdotta, dovrebbero ridurre o addirittura bloccare la produzione di testosterone favorito da «ormoni o altre sostanze chimiche».
L’intento è quello di eliminare la spinta sessuale in maniera da impedire di compiere atti di questo tipo. La legge impone anche che se il condannato decide di interrompere il trattamento, ciò sarà considerata una violazione della libertà condizionale con il conseguente ritorno in carcere.  In termini tecnici si tratta, negli Stati uniti, di un reato di classe C, punibile in Alabama con 10 anni di carcere e una multa fino a 15.000 dollari.

Ripercussioni pericolose

L’introduzione della castrazione chimica però apre scenari inquietanti sul fronte delle ripercussioni mediche e psicologiche. Il farmaco utilizzato è il ‘ciproterone acetato’, che è controindicato per i soggetti affetti da alcune malattie, inoltre può arrestare lo sviluppo per chi ha meno di 18 anni. Pare poi inefficace sugli alcolisti cronici.
Attualmente forme di castrazione chimica sono in vigore in pochi paesi e funzionano solo su base volontaria, in particolare ne sono protagonisti condannati per pedofilia. La procedura è temporanea e non sembra avere effetti irreversibili. In questo senso gli esperti consigliano la massima cautela. Esistono infatti pochi studi scientifici che tentano di determinare il tasso di successo del trattamento.

L’America che piace ai leghisti

Le notizie che arrivano dagli Stati Uniti danno manforte alla propaganda del Carroccio e alle parole di Matteo Salvini che, nell’aprile scorso, dopo un caso di violenza sessuale aveva preannunciato l’imminente presentazione di una proposta di legge sulla castrazione chimica per gli stupratori.
Il rilancio politico è stato affidato a Roberto Calderoli che ha definito la legge dell’Alabama una norma di buonsenso. «Abbiamo perso vent’anni senza un motivo -ha detto l’esponente leghista – ma ora confido davvero che i tempi siano maturi anche per noi per introdurre la castrazione chimica temporanea come continuo a chiedere da vent’anni con proposte di legge che nessun Parlamento e nessuna maggioranza finora ha voluto discutere».

Aborto, sesso e dintorni

L’Alabama ha recentemente anche approvato una legge che impedisce l’interruzione di gravidanza pure in caso di stupro o incesto. Unica eccezione ammessa, se la madre è in serio pericolo di vita. Per i medici che praticano l’interruzione di gravidanza fino a 99 anni di carcere. È la misura più restrittiva d’America. Negli Stati Uniti non esiste una legge unica sull’aborto e ogni Stato ha le sua regole.
Secondo il Guttmacher Institute, che analizza dati e politiche sulle interruzioni di gravidanza negli Usa, in 28 Stati americani, da quanto Trump è alla Casa Bianca, sono state introdotte leggi che impongono restrizioni sull’aborto e in 15 casi si tratta di divieti dopo le 6 settimane.

 

 

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