martedì 25 giugno 2019

Iran-Usa, polpettone diplomatico, sceneggiatura Mossad?

Dopo il ramoscello d’ulivo di Mike Pompeo arrivano nuove pesanti sanzioni (Bolton?). Feroce reazione di Teheran, che accusa il Mossad di avere fabbricato prove a tavolino

‘Trumplomacy’, vai dove ti porta un tweet

Iran-Usa, polpettone diplomatico, sceneggiatura Mossad?
La tv libanese “al-Manar” e, soprattutto, il quotidiano iraniano Teheran Times hanno diffuso con grande evidenza la durissima presa di posizione degli ayatollah per il nuovo salto della quaglia della “Trumplomacy”. Appena un paio di giorni fa, il Segretario di Stato Mike Pompeo aveva annunciato urbi et orbi che il suo “principale” aveva cambiato idea. Nel senso che, dopo aver minacciato sfracelli contro la Teocrazia persiana, ci aveva ripensato: con un osso duro come Joe Biden in corsa per le Presidenziali (e visti i sondaggi) i suoi famigli gli avevano consigliato prudenza. Così l’inquilino dello Studio Ovale, con un altro giro di valzer, si era detto pronto a riprendere il dialogo sul nucleare con Alì Khamenei e Rohuani. Senza alcuna precondizione. Poi, evidentemente, non si è preso le pillole e ha cominciato daccapo a dare i numeri.

Semplicemente, si è dimenticato di organizzare le mosse della sua Amministrazione per sintonizzarle con i mutati umori. In tal modo il Ministero del Tesoro Usa, che evidentemente cammina per conto suo, ha potuto assestare una legnata di quelle toste, lasciando la più importante impresa petrolchimica iraniana tramortita, per le terre. Sono state applicate sanzioni finanziarie che, praticamente, scuoiano viva la “PGPIC”, impedendole di commercializzare il greggio. E siccome, in genere, la pezza è peggio del buco, gli americani hanno giustificato l’ennesimo schiaffone dicendo che la società di Teheran “traffica e fa affari con le Guardie Rivoluzionarie”, classificate (abbastanza forzatamente) come un’organizzazione terroristica. Come dire che lo zio parla coi nipoti “malacarne”. E’ proprio questo il punto.

Le mosse di Trump sono talmente ondivaghe e il Trump-pensiero così schizoide, da far sospettare un vero e proprio disegno per arrivare all’Armageddon col regime di Alì Khamenei. Che se vuole restare ancora “Guida Suprema” del suo Paese, forse deve pigliare di nuovo la patente (in strategia e diplomazia) prima di finire scarrozzato in qualche cunetta. Sì, perché il semaforo della Casa Bianca, che dovrebbe disciplinare il traffico delle relazioni internazionali, funziona come un albero di Natale. Le luci, di mille colori, si accendono e si spengono a capocchia, e così diventa sempre più probabile uno scontro frontale tra autoarticolati o, bene che vada, un tamponamento a catena. Ieri il portavoce del Ministero degli Esteri iraniano. Abbas Mousavi, e il Ministro della Difesa, Amir Hatami, erano fuori dai gangheri. Come pensiamo lo fossero tutti i vertici della Teocrazia persiana.

Per fortuna hanno i turbanti, perché con un interlocutore come l’ex Palazzinaro di Pennsylvania Avenue, prima o dopo dovranno sbattersi e ribattersi le cape al muro. Mousavi ha anche detto che Washington non fa altro che condurre una politica di “terrorismo economico”. L’ennesima puntata della sceneggiata napoletana tra Stati Uniti e Iran, comunque, si aggiunge ad altri “incidenti di percorso”, che stanno facendo muovere velocemente in avanti le lancette di cotanta bomba a orologeria. I nostri lettori già sapranno, per averlo letto in tutte le salse, che il nucleare c’entra come la panna sulla granita limone. E che quel testa di “brioche” del Presidente degli Stati Uniti (tanto per restare in tema) pensa ingenuamente che tutti se la bevano. Non la granita, ma la sua miserevole scusa.

In realtà, il Golfo Persico sta diventando l’area più calda del mondo, per la convergenza di contorti interessi di bottega e di ataviche inimicizie. Dopo secoli di conflitti, in cui il fuoco covava sotto la cenere, ora Trump si è deciso ad accendere un bel falò, le cui fiamme rischiano di ustionare le terga un po’ a tutti. A lui per primo. L’attacco contro il regime degli ayatollah è concentrico e studiato a tavolino con Israele, Arabia Saudita e tutto l’arcipelago sunnita, mentre i terrorizzati alleati europei, vasi di coccio in mezzo a quelli di ferro, pensano con sgomento alla possibile chiusura dello Stretto di Hormuz. L’offensiva contro l’Iran non ha alcun senso strategico e, soprattutto, nessuna giustificazione sul piano diplomatico.

E a proposito di Hormuz e di “confusione diplomatica”, il Ministro degli Esteri di Teheran, Javad Zarif, ha accusato il Mossad e Israele di avere orchestrato a tavolino tutta l’operazione mediatica sull’attacco alle quattro petroliere nel Golfo dell’Oman. “Hanno fabbricato prove false e le hanno girate a John Bolton”. Che, evidentemente, gli ayatollah ritengono sia l’anima nera di Trump. E mentre l’ex primo ministro del Qatar, Hamad in Jasem, sotto attacco per avere sostenuto il terrorismo, rigira la frittata e si scaglia violentemente contro i sauditi, affermando che proprio loro sono stati i foraggiatori dell’Isis, arriva in Iran, mani ai capelli, il Ministro degli Esteri tedesco Heiko Maas. Sempre, per la serie la “diplomazia di Trump è un flipper e noi facciamo le palline”. Sperando che non vada in tilt tutto il baracchino.

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