sabato 20 luglio 2019

D-Day, attacco ai nazisti, ma quei fascismi britannici nascosti

Sulle sponde della Manica, Portsmouth o Normandia, il blocco occidentale celebra la battaglia atlantica mentre la guerra di terra era sopratutto russa. La Gran Bretagna salva la sua isola ma perde l’impero. I vincitori militari sul nazismo, Usa e URSS, si contenderanno il dominio del mondo. La Gran Bretagna, da allora molto più piccola e Regno molto meno Unito, fatica a fare i conti con alcuni capitoli spiacevoli della sua storia, esempio, non lievi tentazioni nazi-fasciste in casa.

La British Union of Fascists

Quei fascismi britannici nascosti
Sir Oswald Ernald Mosley, l’uomo politico inglese che legò il suo nome alla British Union of Fascists, era nato a Londra nel 1896 da nobile famiglia anglo-irlandese. Ferito seriamente all’inizio della Prima Guerra mondiale e dichiarato inabile al servizio di guerra, fu congedato e rimase impiegato al ministero della guerra fino al 1918. Abbracciata la carriera politica tra le fila dei conservatori, fu eletto subito dopo diventando uno dei membri più giovani della Camera dei Comuni. Dissentendo però con la linea del suo partito sulla questione irlandese – in particolare sulla dura repressione in atto e sull’impiego di un corpo paramilitare che stava commettendo autentiche efferatezze –, Mosley passò al partito laburista militando addirittura nell’ala sinistra. Caduto il governo di coalizione che si reggeva con i voti dei laburisti, Mosley – per continuare l’attività parlamentare – dovette scegliere un nuovo collegio dove candidarsi ottenendo la fiducia degli elettori laburisti nel collegio di Smethwick nei pressi di Birmingham.

Da socialista a fascista come Benito

I problemi con il partito laburista cominciarono però all’inizio degli anni Trenta e Mosley ne fondò uno proprio nel 1931, ma nello stesso anno alle elezioni il nuovo soggetto politico non ottenne alcun seggio. La sua carriera pubblica sembrava finita e difatti, come altri gentiluomini britannici in circostanze analoghe, Mosley intraprese un lungo viaggio in Europa dove incontrò tra gli altri anche Benito Mussolini. Il risultato di questo incontro fu che Mosley si convinse che il regime italiano era adatto anche all’Inghilterra. Fondò la British Union of Fascists che in breve raggiunse i cinquantamila aderenti sposando tesi non più solo conservatrici, ma apertamente fasciste o naziste, anche con l’atteggiamento molto tollerante di un diffuso quotidiano come «Daily Mail». Nel 1934 infatti, mentre in Germania Hitler consolidava il suo potere assoluto eliminando l’opposizione interna durante la ‘notte di lunghi coltelli’, a Londra si tenne la prima grande manifestazione di Mosley al teatro Olimpya. Nel 1936, in un vero e proprio crescendo di disordini, si svolse quella che fu poi chiamata la ‘battaglia di Cable Street’: i seguaci di Mosley si scontrarono con più di quattromila poliziotti e soprattutto con migliaia di antifascisti inglesi che si erano opposti alla marcia con la stessa parola d’ordine che risuonava in quei momenti nella Spagna in preda alla guerra civile: «No pasaran!».

Internamento ed esilio

Il pericolo era chiaro anche in Inghilterra e soprattutto la misura era colma. Aderenti e simpatizzanti furono sottoposti a sorveglianza dalla polizia (e dai servizi) fino allo scoppio della guerra il 1° Settembre 1939 e, dopo aver espresso soddisfazione per il successo di Hitler che aveva occupato nella primavera del 1940 la Norvegia, Mosley fu infine internato fino al 1943; liberato per motivi di salute, fu infine sottoposto ad arresti domiciliari fino alla fine della guerra. Con la sorpresa di molti dopo la guerra ritornò in politica, ma senza successo per cui nel 1951 si trasferì in Francia, nei dintorni di Parigi. Suoi vicini di casa – si disse non ‘a caso’ – furono i duchi di Windsor, ovvero il re che aveva abdicato per sposare Wally Simpson, a sua volta sospettato di aver nutrito forti simpatie per la dittatura nazista. Nel 1958, dopo i gravi disordini razziali esplosi a Londra nel quartiere di Notting Hill, tornò brevemente in Inghilterra, ma la sua candidatura al parlamento con un programma dichiaratamente razzista non ebbe alcun successo. Un ultimo tentativo di rientrare in politica si consumò nel 1966, ma ormai il nome di Mosley era noto solo agli storici del fascismo e non suscitava più entusiasmi tra i possibili elettori.

La ‘fidanzata inglese’

Meno noto è che dalla cerchia di Mosley era uscita anche la ‘fidanzata inglese’ di Adolf Hitler, Unity Mitford. Dopo aver frequentato un corso di tedesco per stranieri a Monaco nel 1934, la ventenne cominciò a frequentare con assiduità i luoghi pubblici dove si recava il Führer e in particolare l’Ostaria Bavaria in Schellingstrasse. Incuriosito da tanta costanza, un giorno il segretario personale si avvicinò invitandola al tavolo del dittatore e da allora – si dice – i due divennero inseparabili gettando nello scompiglio decine di persone nei rispettivi paesi. Unity Mitford era infatti una cugina della moglie di Churchill ed imparentata con altre figure di spicco dell’aristocrazia britannica. Da parte tedesca, soprattutto di Hermann Goering e consorte, si riteneva invece del tutto sconveniente che un’inglese fosse presente nella cerchia intima del dittatore e tra Monaco e Bayereuth, dove di celebravano i culti pangermanisti del festival wagneriano, si verificarono vari episodi di gossip grottesco. La vicenda ebbe però una fine tragica: Unity Mitford fu trovata una mattina in un giardino pubblico di Monco, ferita da un colpo di pistola alla tempia in un ‘apparente’ tentato suicidio. Rimpatriata in Inghilterra dopo diverse peripezie, fu sottoposta anche lei a strettissima sorveglianza in un’isolata località della Scozia e morì in conseguenza della grave ferita subita nel 1948.

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