mercoledì 17 luglio 2019

‘La vita sulla terra finirà nel 2050’, lo studio australiano da scongiuro

Destino segnato, scongiuro obbligato, ma poi cambiare davvero. Lo studio di un centro di ricerca di Melbourne, delinea un futuro catastrofico in tempi brevi. Gli autori sostengono che il pianeta terra diventerà inabitabile entro il 2050 se non si metterà in campo uno sforzo pari a quello della seconda guerra mondiale. Sullo sfondo le possibili informazioni in possesso dei militari.

Cosa fare di corsa
oltre gli scongiuri

Forse il destino segnato, ma speriamo sia una esagerazione. Resta il fatto che il cambiamento climatico sul pianeta è una realtà ormai acclarata (con qualche dubbio di Trump), e le sue conseguenze sono oggetto di dibattito, ma ogni studio giunge alla stessa conclusione: se non si attuano politiche ambientali diverse nel giro di pochi anni il destino del pianeta appare segnato.
Non fa eccezione un report realizzato dal Breakthrough National Centre for Climate Restoration, un centro di ricerca e innovazione di Melbourne, in Australia. Gli autori del documento, David Spratt, direttore della ricerca di Breakthrough, e Ian Dunlop, un ex dirigente della Royal Dutch Shell, anche a capo dell’Australian Coal Association, delineano uno scenario più che catastrofico: la vita sulla terra potrebbe estinguersi entro il 2050.

A cosa andiamo incontro

La tesi di fondo è che le conseguenze estreme di un simile sconvolgimento sono altamente probabili ma difficili da quantificare. Vengono analizzati i trend attuali di inquinamento deducendone che una crisi climatica è sempre più vicina e ciò porterà al crollo delle nazioni e dell’ordine internazionale.
Il killer dell’umanità sarà il riscaldamento globale, se infatti si continuerà con i ritmi attuali d’inquinamento il destino è segnato, verranno raggiunti i 3 gradi centigradi di innalzamento delle temperature, da qui il collasso totale di ecosistemi come la barriera corallina, la foresta amazzonica e l’Artico.
Il risultato di tutto ciò sarebbe devastante. Viene stimato che almeno un miliardo di persone sarebbe costretto a migrare, altri due miliardi vivrebbero comunque in condizioni in scarsità idrica. L’agricoltura collasserebbe nella regione sub tropicale e la produzione di cibo si ridurrebbe drammaticamente a livello mondiale. Si assisterebbe al crollo di nazioni come Cina e Stati Uniti.

Cosa sanno i militari?

Il documento prodotto dal Breakthrough può contare sull’introduzione scritta da un personaggio d’eccezione, l’ammiraglio in pensione Chris Barrie, Capo delle Forze di Difesa Australiane dal 1998 al 2002 ed ex vice capo della Marina. Barrie attualmente lavora per il Change Institute alla Australian National University di Canberra. Nel suo scritto loda lo studio per aver messo «nero su bianco la verità nuda e cruda sulla situazione disperata in cui gli esseri umani e il nostro pianeta si trovano, dipingendo un quadro inquietante della possibilità concreta che la vita umana sulla terra possa essere a un passo dall’estinzione, nel modo peggiore possibile.»

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