domenica 18 Agosto 2019

I conti italiani letti dall’Europa oltre le favole politico elettorali

Una analisi politico economica di Piero Orteca. «Il report stilato sull’Italia sembra il bollettino di guerra del Regio esercito dopo la rotta di Caporetto. Quando gli austro-tedeschi ci fecero correre all’indietro per tutto il Nord-Est. Così, zitti e mosca, anche questa volta ci è toccato trincerarci malinconicamente sulla linea del Piave. Sognando un’altra Vittorio Veneto».

Ignoranza più arroganza, uguale catastrofe

I conti italiani letti dall’Europa oltre le favole politico elettorali
Beh, ora basta. Lo scaricabarile, lorsignori, lo facciano come i camalli, alla banchina del porto di Genova. Gettare taniche di benzina sul fuoco, dicendo che, tanto, i cerini li avevano accesi “quegli altri”, è una scusa da bettola. Non da statisti. A noi basterebbe solo che fossero almeno “statistici” e dimostrassero di saper fare qualche addizione e un paio di divisioni a due cifre. Speranza vana. Ieri la Commissione di Bruxelles ha dato l’avvio alla “procedura d’infrazione” contro l’Italia, per indebitamento eccessivo. Usciamo dal “politichese”. Che significa? Che presto ci potrebbe arrivare una “multa”, tra capo e collo, di circa 3,5 miliardi di euro. E chi paga? Pantalone, è ovvio. O, meglio, per capirci, le tasche dei nostri pantaloni. Metteteci anche la neutralizzazione delle clausole di salvaguardia sull’Iva (a occhio 25 miliardi), tutti gli investimenti “sociali” fatti a cambiali, i debiti spostati con un trucco contabile al 2020 e la prospettiva di un ulteriore crollo del Pil (siamo praticamente in stagnazione) e il risultato finale sarà un bagno di sangue finanziario.

Questa manica d’incapaci (e arroganti) che bivacca dalle parti di Palazzo Chigi, sta portando quella che una volta era la quinta potenza industriale del pianeta a sbattere contro un muro di calcestruzzo. Se ci declassano ancora il “rating” sul debito sovrano, (cosa probabilissima, visti gli outlook abbondantemente negativi), le aste dei Bot si terranno sul sagrato delle chiese. E lo “spread” diventerà “squash”. Pregando sempre tutti i santi, affinché non si scoperchi la botola dei debiti “problematici” di certi istituti bancari. La distanza che ci separa da una “sindrome” greca o cipriota (quando murarono i bancomat) non è certo lontanissima. La crisi di liquidità (in gergo si chiama “crash and panicking”) si potrebbe materializzare in qualsiasi momento. Non scherziamo. I numeri sono spietati, ma non c’è peggio di chi si tappa le orecchie per non sentire o gli occhi per non vedere. Se poi chi ha studiato da carpentiere vuol fare l’ingegnere aerospaziale, allora siamo proprio persi.

Le tesi economico-finanziarie dei nostri governanti farebbero sorridere di scherno anche lo studentello di un istituto di ragioneria. Si almanacca e si straparla di tagli, welfare, crescita e “domanda interna”, coi toni saccenti che si potrebbero sentire solo nello scompartimento di un treno. O sull’autobus. Dal Vietnam (?!?) il Premier Conte ha detto che “farà di tutto per scongiurare la procedura”. Si piazzerà al semaforo, fermerà le macchine e chiederà agli automobilisti qualche spicciolo per salvare l’Italia. Come quelle quattro lire (euro, pardon) che hanno scippato ai pensionati per raccogliere un bottino che non basterebbe agli “onorevoli” manco per comprarsi brioches e cappuccini. Per non parlare delle spese “pazze” (guardatevi gli stipendi di commessi, operai, baristi e barbieri…) che si fanno alla Camera e al Senato. La Commissione UE, rappresentata dal vicepresidente Dombrovskis, loda la Spagna, assolve e incoraggia la Grecia e affonda invece il Belpaese, accusato di avere gestito l’economia puntando, praticamente, allo scasso.

Il report stilato sull’Italia (una quindicina di pagine) sembra il bollettino di guerra del Regio esercito dopo la rotta di Caporetto. Quando gli austro-tedeschi ci fecero correre (all’indietro) per tutto il Nord-Est. Così, zitti e mosca, anche questa volta ci è toccato trincerarci malinconicamente sulla linea del Piave. Sognando un’altra Vittorio Veneto.

 

DIBATTITO SUBITO ACCESO CON QUALCHE PROBLEMA INTERNET NOSTRO 
Quindi a piena pagina

 

grandavide • 10 ore fa

un bel cumulo di disnformazione. la procedura arriva per i conti dello scorso governo, mentre sta cposa di risanare i conti solo con le patrimniali non è mai avvenuta nella storia, e sfido a dimostrare il contrario. d’altra parte se ci si fida ciecamente delle analisi di cottarelli e non di quelle di nobel come stigliz o amartya sen, è facile che al posto di informazioni si scrivano solo brutte righe di propaganda pèolitica, come in questo caso. dice sen: “”Un’unione monetaria senza quella fiscale e politica non ha senso – spiega durante un convegno alla Bocconi di Milano – e ciò che è accaduto (cioè la crisi greca e dei debiti sovrani, ndr) ha seriamente marginalizzato la democrazia europea”. A suo giudizio, infine, “ci sono segnali di ripresa nel mondo e negli Stati Uniti, ma molto flebili e quello che stiamo soffrendo è la conseguenza di una risposta inadeguata alla crisi”.”

Orteca

Eccolo il Pentastellato in servizio permanente effettivo! E dire che questo Movimento, per molti aspetti, mi sta pure simpatico. Ma l’economia la lascino agli altri e a quel “poverocristo” di Tria, che fa lo stagnaro per mettere pezze e rattoppi alle casseruole, un giorno sì e l’altro pure. Allora, caro Grandavide, prima di sparare giudizi a vanvera si documenti. Io faccio il giornalista non il galoppino elettorale, come chi pensa di servire “la causa” prendendo posizione contro l’alfabeto dell’economia, che potrebbe trovare su qualsiasi Bignami di seconda mano. Non c’è bisogno di scomodare Oxford. “Disinformazione”? Metodo e merito, ma soprattutto numeri e fatti. Il resto sono solo predicozzi senza senso. Ho davanti non solo il “report” della Commissione UE, ma anche i giudizi sull’Italia (impietosi a essere buoni) di Fitch, Moody’s, Standard and Poor’s, DBRS, Ocse, Fondo Monetario Internazionale, Economist, Wall Street Journal, Financial Times, un sacco e una sporta di think tank e tutta la compagnia di giro dalla quale purtroppo dipendiamo. E dico purtroppo, perché la globalizzazione (specie quella finanziaria) non me la sono inventata io. Ebbene, è un vero massacro di Forte Apache. Le risparmio, in cauda venenum, le Considerazioni finali del Governatore di Bankitalia, Visco, che non è certo un pericolosissimo “pieddino”. Ho scritto solo il 20% di quello che avrei potuto scrivere. Ma non volevo diffondere il panico. Però, lei le cose proprio me le tira. So pure io che la palla al piede ce l’hanno messa anche i precedenti governi. Ma se ho la gamba ingessata non pretendo di andare alle olimpiadi. Il deficit spending è una politica dignitosa e, in alcuni casi, pure auspicabile. Ma noi abbiamo il diabete e lei pretende di curarlo coi cannoli e le cassate siciliane. Come i suoi amici di partito. Lasci perdere Stiglitz e Amartya Sen o se li faccia spiegare meglio. Sono dei grandi, ma, dicevano i latini, “est modus in rebus”. E poi mi dica dove ho scritto che i passati debiti sono colpa dei giallo-verdi. La mia accusa è un’altra: Conte, Di Maio e Salvini non capiscono un tubo di economia e Tria vale quanto il due di coppe quando la briscola è a bastoni. Punto. Stanno portando il Paese a sbattere come una nave senza timone. Non so che lavoro faccia lei, ma se questi tre (il quarto non conta niente), per follia (e ignoranza mista ad arroganza) dovessero applicare fino in fondo le dottrine di cui straparlano, allora le consiglio di attrezzarsi. Soldi nel materasso e una bella tessera della Caritas. E comunque, l’autunno è vicino. Ci risentiamo alla prossima finanziaria o quando lo spread sfonderà i 500 punti. Mi scriva allora se ne avrà voglia. O se ne avrà la faccia.

Regards, Piero Orteca

P.S. Scusi se mi sono dilungato. Ma a chi non vuole capire, le cose bisogna spiegargliele due volte.

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