sabato 20 luglio 2019

‘Armi nucleari, Venezuela, Skripal’: Putin e i casi aperti per la Russia

‘Armi nucleari, Venezuela, Skripal’, gli elementi di tensione internazionale trattati dal presidente russo durante l’incontro con la stampa a margine del Forum economico di San Pietroburgo. “Pronti a sospendere trattato sul nucleare, ma siamo noi in vantaggio”. Venezuela, noi basta armi a Maduro ma voi smettetela con Guaidò. Skripal storia di spie.

Mai modi aggressivi alla Trump
toni lievi per sostanza pesante

‘Armi nucleari, Venezuela, Skripal’: Putin e i casi aperti per la Russia

New Start. Vladimir Putin, nel corso dell’incontro annuale con la stampa internazionale al Forum economico di San Pietroburgo, ha ric ordato al mondo che “nessuno sta negoziando” con la Russia sui temi del disarmo e, nello specifico, sull’estensione del trattato per la riduzione degli armamenti strategici Start, ormai in scadenza. «Se nessuno vuole estendere lo Start, non lo faremo noi. Noi abbiamo detto 100 volte che siamo pronti a farlo», ha affermato, e non è cosa da poco.

Gli Stati Uniti e dopo la Russia si sono già ritirati dal trattato Inf: l’accordo sulle armi nucleari a raggio intermedio sottoscritto nel 1987 dagli Stati Uniti e dall’Unione sovietica, i cui presidenti all’epoca erano Ronald Reagan e Mikhail Gorbaciov. L’accordo è stata una delle pietre miliari del disgelo che portò alla fine della guerra fredda. Trump denuncia l’accordo e poi si ferma, forse non sapendo bene come uscirne. Accade troppo spesso.

Putin sa. «L’estensione del New Start è in agenda. Noi non dobbiamo prolungarlo. I nostri sistemi possono garantire la sicurezza della Russia per un periodo abbastanza lungo». Secondo il presidente russo, Mosca è andata molto avanti e «ha sorpassato i rivali nelle armi ipersoniche. Quindi se nessuno vuole estendere il New Start, ebbene, noi non lo faremo». E l’accordo New Start per la riduzione delle armi di distruzione di massa terminerà il 5 febbraio 2021.

Venezuela, noi stop armi a Maduro
voi basta Guaidò e tentazioni militari

Guaidò fine corsa.  «Pazzo chiunque sostenga ancora l’autoproclamato presidente del Venezuela Juan Guaidó», ironizza Putin, che poi spiega le ragioni russe ed avverte chi di dovere: «Un intervento militare nel Paese sarebbe una sciagura. Persino gli alleati degli Usa, per quanto ne so, non sostengono un intervento militare in Venezuela, e questo va bene. Noi fornivamo armi al Venezuela ma abbiamo smesso: il contratto prevede però la manutenzione dell’equipaggiamento ed è una cosa che quindi dobbiamo fare. Ma non abbiamo un avamposto militare in Venezuela».

Caso Skripal, storie di spie
Putin non nega ma basta sgarbi

Putin ex Kgb e le spie. «E’ tempo di voltare pagina per quanto riguarda spie e tentati omicidi, perché le relazioni bilaterali sono più importanti dei giochi portati avanti dalle agenzie di intelligence. Serghej Skripal era un vostro agente, non un nostro. Questo significa che eravate voi a spiare noi. Per quanto riguarda quello che è successo dopo, mi è difficile dire, ma alla fine dobbiamo lasciarcelo alle spalle».

Il presidente russo si rivolge al futuro nuovo Primo ministro britannico per migliorare le relazioni bilaterali, gravemente compromesse lo scorso anno dall’avvelenamento dell’ ex agente russo in Inghilterra, per cui Londra ha accusato e minacciato Mosca. La Russia ha sempre negato qualsiasi coinvolgimento nell’avvelenamento di Serghej Skripal, spia russa traditore in conto britannico, e sua figlia nel marzo 2018 nella città inglese di Salisbury.

Annotazione finale, sul prezzo del petrolio e del gas, risorsa strategica della Russia accanto agli armamenti nucleari e ‘ipersonici’. «La Russia non è interessata a prezzi del petrolio troppo alti. Il tetto di 60-65 dollari al barile ci va bene. Mosca non ha intenzione di entrare nell’Opec, ma continuerà a collaborare con l’Organizzazione dei Paesi produttori di petrolio». Segnale incrociato statunitensi e sauditi su certe ormai esplicite tentazioni contro l’Iran e il suo petrolio.

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