sabato 20 luglio 2019

Niente meglio di Trump in casa per pentirsi della Brexit

Dichiarazioni provocatorie e pesanti ingerenze nella politica nazionale britannica. Il sindaco di Londra Sadiq Khan gli dà del fascista e lui gli dice che è piccolo e abbronzato, mentre il capo dell’opposizione Jeremy Corbyn boicotterà la cena di gala offerta dal Regno Unito. Pessimo l’accordo sulla Brexit negoziato da Theresa May, che potrebbe persino ammalarsi per non riceverlo. Stile dell’imprenditore Trump, i 42 miliardi di euro che Londra deve all’UE? Esci senza pagare il conto.
-Quando hanno scelto la Brexit, i britannici pensavano a una ‘special relationship’ degli Stati Uniti di cui parlava Churchill dopo la guerra. Con Donald Trump mercante, riscoprono il vecchio principio secondo cui gli stati non hanno amici ma solo interessi. E se Londra vuole un trattato di libero scambio con Washington dovrà negoziare, o sperare che nel 2020 gli elettori americani liberino il mondo dall’imbarazzante personaggio.
-Donald Trump già in piena campagna elettorale, anche se manca un anno e mezzo alle elezioni, a Londra solo per una sfilata utile tra regina e principi, sapendo che parlerà di politica con un primo ministro dimissionario e con un partito conservatore a precipizio verso il caos Brexit.
-Per i britannici incerti su quel dannato Exit, niente di meglio di questa visita di Donald Trump per far rimpiangere l’Europa.

Le news dell’agenzia Ansa
Un americano a corte. Donald Trump trova il tappeto rosso ad accoglierlo a Buckingham Palace, nel primo giorno di una visita di Stato nel Regno Unito tanto contestata quanto voluta, e si prepara a portare a casa quel che cercava: la passerella sfarzosa del cerimoniale monarchico, i primi piani volitivi accanto a Elisabetta II, lo suggestione un po’ arcana dei simboli regali da mostrare all’elettorato amico d’oltreoceano.
In barba alle proteste di tanti londinesi (che si mobilitano, ma per ora vengono tenuti a debita distanza dai dispositivi blindati della sicurezza) […];
Proteste marginalizzate dalle linee rosse della polizia, ma che occuperanno il cuore della capitale del Regno, a Trafalgar Square, fra slogan, sarcasmo e comizi: incluso quello di Jeremy Corbyn, leader del Labour e dell’opposizione parlamentare, protagonista con altri esponenti politici di un irrituale strappo alle regole istituzionali sancito anche dal boicottaggio del banchetto di Stato offerto stasera dalla sovrana in onore di Trump.

 

Trump già in campagna elettorale
pensa a casa e imbarazza gli ospiti

Al peggio non c’è mai fine. Quando pensiamo di avere toccato il fondo, ignoriamo che esistono sempre nuovi abissi in cui sprofondare. Ieri è arrivato Trump a Londra e ha combinato un macello, prima ancora di atterrare. Azzannava tutto quello che gli si parava davanti, come un rottweiler idrofobo. Ha consigliato agli inglesi di scappare dall’Europa, ha ficcato il naso nella politica interna britannica (e infatti all’ingresso del Parlamento di Westminster hanno già messo i catenacci) e ha promesso un’alleanza commerciale “generosa”, senza la tagliola di dazi doganali di nessun tipo, ma è pubblicità promozionale. E di questi tempi l’offa è di quelle che convincerebbero chiunque. Figurarsi gli allupati inglesi. Ma andiamo con ordine: riflessione e cronaca (semiseria).

‘I beg your pardon’

Intanto la Regina Elisabetta si è segnata in anticipo il numero 113. No, non equivocate. Non per chiamarlo. Nel senso che nella lista d’onore di sua maestà la visita del Presidente Usa è proprio la centotredicesima di un capo di Stato. Misteri della numerologia. Anche perché, a giocarci sopra, l’ormai vegliarda sovrana britannica avrebbe dovuto attaccarsi alla cornetta per ricorrere al 118, visto l’Energumeno che le è piovuto di sopra a Buckingham Palace. O forse, I beg your pardon, più precisamente il 999, che in Inghilterra è il numerino magico per le chiamate d’emergenza. Tso (Trattamenti sanitari obbligatori) compresi. Scherziamo?

Cose da psicanalista

Mica tanto. Per la serie “la diplomazia, questa sconosciuta”, l’inquilino della Casa Bianca si è fatto precedere da un’intervista (a ruota libera) pubblicata dal Sunday Times. Che sembra, a essere buoni e pietosi, uscita dritta filata dal lettino di uno psicanalista. O dallo studio (con le inferriate alla finestra) di uno psichiatra. Il tutto condito da alcuni “tweet” che trattano Sadiq Khan, sindaco progressista della capitale inglese, alla stregua di un poveretto.

I fatti nudi e crudi
1. Ma per non anticipare troppo i nostri giudizi e andare alla sostanza, il Presidente americano ha detto, nell’ordine:
2. Il Regno Unito deve uscirsene di corsa dall’Unione Europea;
3. Lo deve fare anche senza alcun accordo, stracciando tutti i pezzi di carta che i burocrati di Bruxelles le metteranno sotto il naso e rifiutandosi di pagare non solo i 50 miliardi di dollari, ma anche un solo centesimo;
4. Tolta la May dalle scatole, gli inglesi devono scegliere Boris Johnson (ex Ministro degli Esteri) in qualità di prossimo capo del Governo;
5. Come “premio” per avere fatto affondare definitivamente l’Unione con la Brexit, “Babbo Natale” Trump porterà un sacco di doni ai sudditi di Elisabetta. A cominciare da rapporti commerciali “speciali”, come quello della clausola della “nazione più favorita”, che, in spregio al Vecchio Continente e alla grammatica, potrebbe magicamente diventare quella della Nazione “più favoritissima”. Che vuol dire? Fatevelo spiegare da lui, dal letterato della Casa Bianca. Ok, è una nostra forzatura: ma a interpretare quello che blatera l’Energumeno è proprio questo ciò che si capisce;
6. Jeremy Corbyn, capo dei laburisti, ha una faccia che non gli piace e (sicuramente lo pensa) ha lingua lunga e biforcuta. “Lo dovrei incontrare per sapere com’è fatto”. Tradotto: è una specie di ex proletario pezzente, travestito da comunista in doppio petto. Se fosse primo ministro Trump non gli confiderebbe manco quello che ha mangiato a Mezzogiorno. Figurarsi i segreti di Stato… E, infatti, Corbyn si è tenuto alla larga. Lo stesso ha fatto la duchessa “amerikana”, Meghan Markle. che lo odia cordialmente e si è data alla macchia.
7. Nigel Farage, che vuole fare polpette dell’Europa, è una persona “terrific”. Evidentemente per gli altri, perché Trump ne parla con ammirazione;
8. Alcuni aspiranti leader conservatori (Rory Stewart, Matt Hancock, Jeremy Hunt) sono stati giudicati “mollaccioni” e persino un “duro e puro” come Sajid Javid non gode dei favori del Presidente Usa;
9. La dose è stata rincarata da “Baffone”. No, non il “Piccolo Padre di tutte le Russie” (sovietiche). Quello era senza coscienza, ma almeno aveva sette cervelli. Questo di cui parliamo è John Bolton, il Consigliere per la Sicurezza Nazionale della Casa Bianca. Sicurezza? Un ossimoro, perché a sentire i suoi “consigli” dovremmo coricarci tutti con l’elmetto.

John “Wayne” Bolton

Beh, John “Wayne” Bolton si è già fatto sentire, alla Zarathustra. Ha detto che il suo Principale vede l’Europa come fumo agli occhi e che gl’inglesi devono scappare senza voltarsi. Ieri era nel retrobottega del Palazzo reale a meditare sfracelli e ad affilare coltelli, come Macbeth. Insomma, più che una visita di Stato, quella di Trump sembra avere tutte le caratteristiche di una riunione di condominio, dove lui parla e gli altri ascoltano, prima di pagare le bollette. Ha pranzato con la Regina, ha preso il tè col Principe di Galles e la Duchessa di Cornovaglia e ha cenato a Buckingham Palace. Cronaca mondana, in attesa di prossima certa provocazione politica vestita da gaffe.

 

LE PROTESTE CONTRO DI ME?
‘FAKE NEWS’ DICE IL BUGIARDO

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