Google, Amazon, Apple monopoli, inchiesta antrust, e la ‘Trump Org’..

Allarme antitrust, ed è subito crollo

Google, Amazon, Apple monopoli, inchiesta antrust, e la ‘Trump Org’..
Un articolo sul Wall Street Journal di venerdì scorso, con indiscrezioni sulle possibilità di indagini, a breve, contro Google and Co, i giganti dell’Hi-Tech che sostengono Trump nella guerra alla concorrente cinese Huawei. Nella serata di ieri il New York Times va oltre le voci: «Supervisione sul modo con il quale le Big della rete operano da parte del Dipartimento di Giustizia e della Ftc». Sotto tiro il rispetto delle regole della concorrenza per quanto riguarda -in particolare- il mercato pubblicitario, e in maniera più precisa, aver ostacolato concorrenti nel mercato delle pubblicità online. Molto più di ‘voci’, le denunce alla Federal Trade Commission, tutela dei consumatori e anti pratiche commerciali anticoncorrenziali.
Risultato immediato: Alphabet, la holding a cui fa capo Google, affonda a Wall Street, perdendo il 6,22%, mentre l’azienda di Jeff Bezos perde il 3,10%. Forte calo anche per Facebook che arriva a perdere fino al 7,3%.

Grossi, grassi e prepotenti

Il troppo stroppia, diciamo noi in Italia. Pensiero analogo negli Stati Uniti, secondo il New York Times. «Il crescente disagio delle autorità di regolamentazione americane e di alcuni politici nei confronti dell’enorme potere gestito da una manciata di aziende della Silicon Valley».
Google non è nuovo a indagini antitrust negli Stati uniti: nel 2013 la Federal Trade Commission aveva avviato un’istruttoria, finita però senza risultati. Più severi in Europa dove Google è stata sanzionata ben tre volte dall’antitrust Ue: nel 2017 per 2,4 miliardi di euro a causa dell’abuso di posizione dominante nel settore ‘shopping online’, nel 2018 per gli stessi abusi legati però al sistema operativo Android (quello bloccato ora alla Haawei, e infine a marzo scorso per 1,49 miliardi per pratiche scorrette nella pubblicità online.

«Break up Big Tech»

Ue più decisa, ma ora qualcosa si muove anche negli Stati Uniti. E il capitombolo in Borsa, per molti analisti, sarebbe il segnale che anche la politica che da tempo chiede una regolamentazione abbia detto basta a questo attuale strapotere. Spinte bipartisan. E’ della senatrice democratica Elizabeth Warren candidata alle presidenziali del 2020, lo slogan «Break up Big Tech». Se non proprio ‘rompere’, certamente ridurre il potere dei grandi della tecnologia, ma anche l’amministrazione Trump sembra convinta della necessità di qualche regola.
Si complicherebbero le cose anche per Facebook, nel mirino della Federal Trade Commission: rischia una multa della Ftc sino a 5 miliardi di dollari per aver violato la privacy, dopo aver ceduto i dati di milioni di utenti alla società britannica Cambridge Analytica. Dal dipartimento di giustizia e dalla Federale Trade Commission nessuna smentita, e anche questo è un segnale.

‘Trump Org’ evasione fiscale a Panama

Notizia più politca che economica ancora sul Nyt e rilanciata da Repubblica. Il proprietario di un ex Trump International Hotel ha presentato una denuncia sostenendo che la società del presidente americano ha presentato “dichiarazioni fraudolente per coprire le sue attività illegali”. Nella denuncia presentata a un tribunale di Manhattan, la società del miliardario avrebbe presentato “dichiarazioni fraudolente e false alle autorità fiscali panamensi per coprire le sue attività illegali”.
Nella denuncia si sostiene che le autorità di Panama sono venute a conoscenza delle irregolarità durante un accertamento fiscale lo scorso anno. Per meglio frodare il fisco, la Trump Organization, secondo l’accusa, avrebbe anche falsato i salari dei dipendenti. Per la frode, il querelante, Orestes Fintiklis, che ha il controllo azionario dell’hotel a Panama, chiede 35 milioni di dollari di danni alla Trump Org.

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