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lunedì 16 Dicembre 2019

Missili Israele Siria, Netanyahu elettorale con l’elmetto

Raid aerei israeliani nel sud-ovest della Siria. 10 vittime, soldati governativi e stranieri, forse iraniani o miliziani libanesi.
Netanyahu elettorale con l’elmetto. Il macello Idlib. Minacce al Libano.
A rischio il ‘Deal of the Century’, l’improbabile pace di Trump-Kushner

Guerra utile per politica in difficoltà

Missili Israele Siria, Netanyahu elettorale con l’elmetto
Israele ha attaccato domenica posizioni militari siriane nel sud -ovest del Paese, nelle vicinanze del Golan. Dieci vittime tra cui diversi stranieri, forse iraniani o miliziani libanesi, pasdaran o hezbollah. «All’alba di domenica – fonte militare di Damasco- abbiamo intercettato missili dal Golan occupato. La nostra difesa aerea ha bloccato e abbattuto i missili nemici che puntavano nostre posizioni nel sud-ovest di Damasco».
Da Gerusalemme, Netanyahu ha poi confermato, dando ovviamente la colpa dell’azione militare, alla parte opposta, con due razzi verso le alture del Golan. «In seguito a quei lanci -ha affermato- ho ordinato alle nostre forze di lanciare un attacco. Non possiamo tollerare spari verso il nostro territorio e ad essi reagiamo con grande forza». Un po’ di confusione geo politica, con quel ‘nostri territori, per il Golan occupato da Israele dal 1967.

Dimensioni variabili della minaccia

Sospetto politico diffuso, per Netanyahu in difficoltà politica, nuove elezioni a settembre e rischio di galera per corruzione prima, giocare la carta della sicurezza e una ennesima campagna elettorale con l’elmetto potrebbero forse salvarlo. E la Siria è il nemico ideale, a tre passi da casa, con tanti nemici giurati da poter esibire, Iran, Hezbollah e come mancia, Assad. Putin incerto, visto che al momento non ha ancora attivato i suoi S-300 antiaerei.
Un portavoce dell’esercito israeliano ha dato i dettagli. «Durante l’operazione, un sistema di difesa aerea israeliano è stato attivato a causa del fuoco antiaereo siriano, e nessun missile è esploso in Israele», ha aggiunto il portavoce di Tsahal. Secondo un rapporto dell’intelligence militare di Gerusalemme, attualmente Hezbollah disporrebbe di oltre 100mila missili, rispetto ai 12mila che aveva prima della guerra 2006. Sparate di numeri incerti più che di missili.

Libano, eterna guerra di riserva

Anthony Samrani, uno dei più autorevoli analisti militari libanesi a Umberto De Giovannangeli dell’HuffPost: «I miliziani sciiti hanno acquisito nuove tecniche di guerriglia urbano combattendo in Siria, a fianco dei pasdaran iraniani, dei russi e dell’esercito di Assad. In cinque anni, Hezbollah è divenuto un attore regionale capace di dispiegare rapidamente le proprie forze dal Libano alla Siria, dall’Iraq e ora anche in Yemen».
Versione coincidente con la minaccia politicamente utile al sospettabile Netanyahu. Versione più ‘democratica’ da Israele, il quotidiano Haaretz, che ha citato, con la garanzia dell’anonimato, alti funzionari della Difesa, «Hezbollah ha reclutato decine o addirittura centinaia (?) di uomini per combattere contro Israele dai villaggi siriani sulle Alture del Golan. Uomini che ricevono uno stipendio mensile, armati con esplosivi, armi leggere e missili anti-carro».

Sfuma ‘l’accordo del secolo’?

Ma torniamo in Israele e del loro tutore planetario. Gli Usa potrebbero rinviare “l’accordo del secolo” a dopo le prossime elezioni israeliane, sempre che a governare Israele possa ancora resistere l’ultra destra targata Netanyahu. Lo scioglimento della Knesset, il Parlamento, letto da molti come una delle pagine più critiche nella pur ‘audace’ vita politica d’Israele. Rompere tutto per evitare l’incarico di governo ad un altro. Tra arroganza e disperazione.
«Israele deve fare i conti con una vera e propria crisi di sistema», la denuncia di autorevoli analisti. Una legge elettorale che favorisce la moltiplicazione delle forze contendenti e un potere di veto a partitini con 4 o 5 seggi. E il problema finora irrisolto del servizio militare obbligatorio anche per gli ultra-ortodossi. Partita di leadership a destra con Netanyahu che accusa l’ultra Lieberman di essere ‘di sinistra’, detto come l’insulto velenoso al ‘traditore’.

L’amico di Trump prima del rimpianto

Il presidente Usa stupito, si rammarica, «Sembrava una vittoria totale per Netanyahu». Soprattutto il fallimento di Netanyahu fa saltare i piani di Trump su Israele e Palestina. Gli Usa potrebbero rinviare a dopo le prossime elezioni israeliane la presentazione del pompato ‘Deal of the Century’, l’improbabile ‘accordo del secolo’ per il Medio Oriente. Lo scrivono alcuni media americani, commentando la visita a Gerusalemme del genero-consigliere di Jared Kushner.
Trump e famiglia preoccupati, senza alcuna garanzia che Netanyahu, alleato e amico esibito di Trump, resti al potere dopo l’estate, qualsiasi progresso fatto da Kushner che nei giorno scorsi ha incontrato il premier israeliano nella sua residenza a Gerusalemme. ‘Deal of the Century’, a rischio di essere bocciato dallo stesso governo israeliano del dopo il 17 settembre. E per Trump e tutta la sua politica mediorientale sarebbe il fallimento totale e irrimediabile.

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