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mercoledì 16 Ottobre 2019

Libia, guerra al rallentatore ma solo per armarsi meglio

Impasse nei combattimenti intorno a Tripoli, ipotesi di tregua e di negoziati. La commedia politica e la corsa alle armi per sempre più guerra che tutti vogliono vincere.
l’inviato speciale dell’Onu in Libia, Ghassan Salamè. «Diversi Paesi stanno consegnando armi a tutte le fazioni, nessuna esclusa». Tra i principali fornitori, Turchia, Bulgaria, Giordania e soldi arabi

La commedia politica

Libia, guerra al rallentatore ma solo per armarsi meglio
Il cessate il fuoco chiesto inutilmente dall’Onu che ora illude le diplomazie col basso profilo di uno scontro che dall’attacco di conquista è passato allo scontro di posizione. Haftar incartato nella periferia sud di Tripoli e Sarraj a dare voce politica alla milizie di Misurata che lo hanno sino ad oggi tenuto formalmente il carica.
Recita Sarraj: «La richiesta di un cessate il fuoco a Tripoli deve essere accompagnata dal ritorno di chi ha aggredito da dove proviene» spara da Tripoli Sarraj tanto per dar segnale di esistenza politica
Haftar, neppure risponde alla richiesta di tornare indietro ma deve fare i conti con qualche inciampo militare imprevisto che anche i suoi molti sostenitori esterni stanno scoprendo spiacevolmente assieme a lui.

Cosa accade dietro le quinte

Lo stallo nei combattimenti coincide in realtà con l’afflusso di veicoli e armi alle forze di Tripoli e a quelle di Haftar. Rifornimenti che aggirano l’embargo dell’ONU in vigore dal 2011 ma già ampiamente aggirato in più occasioni in passato grazie alla sfacciataggine dei fornitori, alla vastità dei confini terrestri e marittimi del paesem, e alla mancanza di controllo del suo immenso spazio aereo.Insomma, in Libia porti tutto quello che vuoi e senza dover spiegare nulla a nessuno, salvo badare al ‘concorrente avversario’ che può non gradire.
«Abbiamo visto in televisione le immagini della consegna a Tripoli di un grande numero di armi pesanti al Governo di accordo nazionale», ha denunciato l’inviato speciale dell’Onu in Libia, Ghassan Salamè. «Diversi Paesi stanno consegnando armi a tutte le fazioni, nessuna esclusa», dichiara l’Onu e riferisce Analisi difesa. Poi l’ovvia e quasi patetica perorazione per una reale applicazione dell’embargo.

Chi arma Sarrai e Misurata

Negli ultimi giorni le truppe di al-Sarraj hanno ricevuto almeno 40 veicoli ruotati protetti BMC Kirpi di produzione turca, sbarcati nel porto della capitale dal cargo Amazon che batte bandiera moldava. Mancano invece le immagini sulla consegna di mitragliatrici pesanti di produzione bulgara MG-M1 e missili anticarro. Segreti militari di pultinella qwuando interviene la politica.
Un tweet delle milizie filo-Sarraj il 19 maggio: «Il governo di accordo nazionale potenzia le forze a difesa di Tripoli con veicoli blindati, munizioni e armi di qualità, in vista di una vasta operazione per sconfiggere i ribelli del criminale di guerra, il ribelle Haftar, e ristabilire la sicurezza in tutto il Paese».

Haftar e il sostegno arabo

Decine di veicoli blindati realizzati negli Emirati Arabi Uniti sullo chassis della Toyota Land Cruiser, e ora le forze di Haftar hanno ricevuto i veicoli blindati trasporto truppe 8×8 ‘KADDB al-Mareb’ e ‘KADDB al-Wahsh’ realizzati in Giordania dalla ‘King Abdullah II Design and Development Bureau’ la cui fornitura è stata con ogni probabilità finanziata dagli Emirati Arabi Uniti. Si tratta di veicoli, sia quelli turchi per Sarrraj, sia quelli giordani per Haftar, dotati di scafo resistente a mine e ordigni improvvisati ed equipaggiabili con torrette dotate di lanciagranate, mitragliatrici e cannoni a tiro rapido fino a 30 millimetri di calibro.

Onu e collaborazione internazionale

Episodio utile a capire cosa sta accadendo in Libia e attorno. Le Nazioni Unite hanno imposto un embargo sulla Libia con la risoluzione 1970/2011 e nessuno può portare nel paese materiale bellico letale, ma non si capisce se c’è davvero qualcuno che vorrebbe fare rispettare l’embargo, annota Daniele Rainieri sul Foglio. «Ma il 26 marzo uno degli esperti dell’Onu che deve sorvegliare la situazione in Libia, Moncef Kartas, è stato arrestato all’aeroporto di Tunisi con l’accusa di essere una spia e le Nazioni Unite, a dispetto del fatto che Kartas portasse documenti di viaggio ufficiali dell’Onu, non sono riuscite a fare nulla».

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