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domenica 15 Settembre 2019

Tra i tanti guai d’Europa torna il conflitto Serbia Kosovo?

Le guerre latenti che rischiano sempre di riesplodere da un momento all’altro, avverte Pierre Haski, su France Inter. È il caso della Serbia e del Kosovo, che negli ultimi due giorni hanno vissuto un ritorno della tensione, con l’esercito di Belgrado in stato d’allerta.

La miccia del conflitto tra Serbia
e Kosovo che rischia di riaccendersi

Tra i tanti guai d’Europa torna il conflitto Serbia Kosovo?
«Quella in Kosovo è stata la guerra di troppo nell’implosione della ex Jugoslavia». Bella la definizione di ‘guerra di troppo’, di Pierre Haski, su France Inter rilanciata da Internazionale. Guerra di troppo ad uso americano e a pasticcio permanente balcanico ed europeo, aggiungiamo noi di Remocontro che allora là eravamo, da attenti testimoni sul campo di battaglia. Lo stesso Haski condivide la natura diversa della situazione del Kosovo rispetto alla indipendenza abbastanza naturale delle sei repubbliche della vecchia federazione socialista jugoslava.

  • Riassunto scolastico, il Kosovo, allora parte integrante della Serbia popolata soprattutto da albanesi musulmani. Terra di origine della prima cristianizzazione slava, dopo l’anno mille, aggiungiamo noi.
  • Milosevic ‘sovranista serbo’ (come si direbbe oggi), non tenero, reprime per tenere buoni gli estremisti di casa, a perde tutto.
  • Nel 1999, l’esercito della Nato, sulla scia delle innovative ‘guerre umanitarie’, interviene motu propru (la benedizione Onu a guerra finita) bombardando la piccola Jugoslavia di allora, Serbia e Kosovo allegato, assieme al Montenegro.
  • Belgrado sopratutto, terza esperienza dal 1940: prima gli Stukas nazisti a inizio guerra mondiale, poi i bombardieri alleati nel 44, poi la Nato 1999.
  • Tre mesi e più bombe che su Dresda del precedente mondiale, il Kosovo alla fine si è separato dalla Serbia.
  • Inizialmente gestito dalla comunità internazionale, il territorio, ex provincia serba, ha proclamato le sua indipendenza nel 2008 senza però trovare un accordo definitivo con il governo serbo.
  • Pacificazione e riconoscimento reciproco, condizione base per un accesso all’Ue: promesse nel futuro forse del mai.

Presente e futuro non semplificano

Hasky semplifica forse un po’ troppo: «Da quel momento la situazione è sempre stata complessa. Belgrado, come il suo alleato russo, continua a non riconoscere Pristina, capitale del Kosovo, e le minoranze etniche continuano a rappresentare un difficile problema». Divisione da quasi guerra fredda con la Russia che in realtà non è capofila di alcun schieramento pro o contro. Il Kosovo indipendente non è riconosciuto più o meno da metà dei Paesi Onu, alcuni anche nella nostra Unione europea. Questione separatismi etnici, che non è esclusiva serbo-slava o kosovaro-albanese. Salvo le secessioni buone o quelle cattive, siano Crimea o Catalogna.

Kosovska Mitrovica con muro dell’Ibar

«Il 29 maggio a Mitrovica, città kosovara a maggioranza serba, un’operazione di polizia ha innescato una reazione a catena. Ufficialmente, secondo Pristina, si è trattato di un’azione contro la criminalità, con arresti che hanno coinvolto sia serbi sia albanesi». Ma i serbi del Kosovo, infima minoranza ormai, e Mitrovica trincea di prima linea lungo il fiume Ibar, hanno pensato a una provocazione e s’è incendiata la protesta, per il momento solo di copertoni dati alle fiamme, e qualche scambio di colpi di kalasnikov tra le due rive del fiume.

Scambio di territori Serbia Kosovo

L’ipotesi di una scambio di territori tra Serbia e Kosovo, trattativa segreta e sostanzialmente esplode invece sulla diverse politiche locali in crisi, e a vincere sono i rispettivi estremismi, aiutati da quelli opposti in una rincorsa verso il peggio. Belgrado: i presidente serbo Aleksandar Vučić ha messo in allerta l’esercito e ha inviato una colonna di blindati verso il Kosovo, l’area di confine su Kosovoska Mitrovicva, promettendo di “proteggere il nostro popolo in caso di grave minaccia”. In questo modo Vučić ha ricordato ai vicini e all’Onu che la Serbia considera ancora la minoranza serba del Kosovo come soggetta alla protezione di Belgrado.

Evidenza di problemi irrisolti

Nel 2018 il controverso negoziato per lo scambio di territori e popolazione. Una ‘pulizia etnica’ concordata tra Stati attraverso l’alterazione delle frontiere, la critica di molti. I dubbi di contenuto sul fatto che in questo modo sarebbe stata realizzata una separazione dei popoli, lasciando le rispettive minoranze comunque presenti in ulteriore difficoltà e rischio di tutele cancellate. Alla fine il negoziato è fallito e le due capitali hanno ripreso a rinfacciarsi violazioni vere o presunte a soddisfare i nazionalismo etnici contrapposti. «Il Kosovo -ricorda Haski- ha addirittura imposto dazi doganali del 100 per cento sui prodotti serbi, irritando Belgrado».

Inter France – Remocontro

Finale pessimistico di Pierre Haski: «Nei Balcani di oggi esistono ancora numerose micce che aspettano solo di riaccendersi». Le micce sì ma gli esplosivi? Valutazione di Remocontro. Non vi è al momento rischio reale del riaccendersi di scontri armati, prologo ad altra guerra balcanica. Sempre che l’Europa riesca a ricomporsi come entità politica internazionalmente credibile, in grado di contrastare interessi strategici o egemonici, prevalenti quelli di parte americana e turca, su quella parte di Europa che deve ancora trovare una sua geografia tra i molti popoli del sud dei Balcani.
Augurando a slavi e albanesi e greci e turchi e bulgari e rumeni e macedoni e rom eccetera eccetera, a tutti i popoli del Sud dei Balcani, arbitri internazionali decisamente più onesti di quelli che hanno ‘gestito’ le crisi post jugoslave al nord, sulla pelle della Bosnia lasciata ancora oggi ostaggio di una costituzione impossibile, e al centro, con quel Kosovo a partita venduta prima ancora di iniziare. Col rischio che da Camp Bondsteel qualcuno prepari qualche sorpresa sul fronte sud della Nato ormai arrivato con la Macedonia a chiudere la catena balcanica.

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